Romana Petri: Le serenate del ciclone. Recensione

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Romana Petri
Le serenate del ciclone.

a cura di Anna Cavestri 
Romana Petri racconta 63 anni di vita di suo padre, dal 1922 al 1985, e quelli degli italiani, dal fascismo alla guerra alla ricostruzione e oltre.
C’è l’infanzia di Mario, nella campagna dei nonni materni e l’adolescenza a Perugia, condivisa con con una banda di ragazzini come lui, esuberanti.
A 12 anni forma una squadra di scavezzacolli e ne diventa il capo. Per decidere chi dovesse esserlo si sfidarono tutti e lui fu il vincitore. Nel fare a botte lo trovarono così veloce che da quel giorno gli diedero il soprannome di ciclone. E così hanno continuato a chiamarlo fino a che è rimasto a Perugia .
Avendo una bella voce e la passione per il canto già da ragazzino , veniva chiamato per fare le serenate notturne sotto i balconi della bella di turno.
Così trascorreva la sua vita Mario, figlio di un venditore di carbone, padre violento , donnaiolo
e la madre Terzilia, sfortunata moglie e dolce madre.
Scorribande, serenate e scazzottate anche con i soldati alleati arrivati dopo la liberazione .
Un mondo particolare, semplice ma ricco di emozioni, l’amore per il nonno e la campagna, in primi amori, poi il trasferimento a Roma, la grande svolta.
Mario con gran talento comincia a cavalcare il successo diventato cantante lirico.
Cominciano gli anni del benessere, del successo artistico e amoroso.
Sono molti i personaggi famosi nelle pagine del libro e della sua vita :Sergio Leone, Sordi, la Callas, la Simionato con la quale aveva avuto una storia d’amore, scandalosa ai tempi, lei era sposata.
Direttori d’orchestra, non proprio amici questi, in particolare Muti, che lo portò ad una tale delusione fino al ritiro dalle scene.
Cominciano gli anni bui, Mario si ritira in campagna, alla ricerca delle sue origini. Si isola sempre più e si incupisce, soffre. Un declino doloroso fino alla prematura morte.
È proprio una estrema sintesi questa. Il libro è molto ricco, pregnante, un continuum di vicende che è difficile da sintetizzare. Un linguaggio ricco, con dialoghi in dialetto che arricarricchiscono la narrazione, struggente.
Ci si affeziona a Mario, assoluto protagonista è con lui di gioisce e si soffre .
Una bella storia, un po’ romanzata e un po’ vero ricordo familiare, che appassiona dalla prima all’ultima pagina.