Rocca Canterano e Canterano

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Rocca Canterano

@Ladolcevitaly e Loscrivodame continuano il loro lungo viaggio tra i borghi d’Italia, oggi visitiamo due comuni limitrofi, due borghi particolari e dal nome simile situati sui colli romani: Canterano e Rocca Canterano.

Il primo fa parte dei borghi più belli d’Italia, ha origini antiche e leggendarie. A questo borgo si ispiro Antonio Lanciotti nel libro intitolato ” I padri della civiltà occidentale”, del 1911, in cui l’autore sostenne che il nome del paese derivi da “kan” ovvero capostipite della razza pelasgica e da “terapne” che significa abitazione.

Quindi “dimora di Kan”. L’origine pelasgica gli fu data per la prima volta proprio dal Lanciotti nel 1911 e sembra corretta visto che in Via Empolitana II, in prossimità dell’attuale cimitero, vi sono resti di antiche mura poligonali.

La popolazione dei Pelasgi era costituita da nomadi provenienti dalla Mesopotamia che, passando dalla Siria, attraversarono il Mediterraneo orientale e si stabilirono sulle coste laziali fino alle alture della Valle dell’Aniene. I Pelasgi sono noti per aver introdotto alcune tecniche di edificazione a scopo difensivo delle proprie abitazioni che sono presenti a Canterano.

Canterano per questo motivo ha nel proprio stemma una nave a vele spiegate, richiamando, sembra, l’imbarcazione che in tempi remoti condusse i Pelasgi sino in Italia. I Pelasgi si stabilirono sulle alture della valle dell’Aniene per respingere l’attacco delle popolazioni Sicule, che furono tra le prime ad insediarsi su questo territorio.

I Pelasgi furono sconfitti in seguito dagli Equi, che presero possesso di Canterano. Gli Equi erano una popolazione italica che abitava tra il lago del Fucino e l’alta Valle dell’Aniene, che vivevano di pastorizia, di agricoltura e di caccia, descritti come gente rozza, forte, fiera, temuta dai nemici, sempre armati anche quando coltivavano i campi. In effetti gli Equi furono vinti ma non distrutti dai Romani nel 458 a.C. sotto Cincinnato, poi nel 389 a.C. da Camillo, ed infine furono sottomessi da Publio Sempronio solo nel 304 a.C. Per annientarli Tito Livio (Lib. 9 c. 33) nella storia del quinto secolo di Roma narra che in quel tempo furono incendiati 41 castelli degli Equi, che furono sterminati.

Tornando al nome, le teorie principali, oltre a questa sostenuta da Lanciotti, sono quella sostenuta dallo storico Livio Mariani, nella sua “Storia di Subiaco” del 1834, il quale sostiene che il nome Canterano derivi dal suo fondatore, il barone Giovanni di Camorano (da cui Canterano). Il barone avrebbe donato le terre e il castello al vescovo di Tivoli, dopo la morte del figlio nel corso di uno scontro con la vicina Gerano, C’è poi la teoria poco probabile portata in auge dall’archeologo Luigi Maria Bruzza. Secondo lo studioso, Cantorano, deriverebbe dal latino cantorianum ovvero “fondo della gente Cantoria” cioè era affidato “ai cantori di chiesa”, dignitari capitolari che insegnavano a leggere e a cantare.

Per trovare tracce umane a Canterano comunque si risale al Neolitico. Nel 1884 infatti, presso la località “La Sportelletta”, furono trovate sette asce di bronzo ora conservate nel museo delle Terme di Roma in Piazza delle Repubblica. La presenza dell’uomo a Canterano è provata da un altro ritrovamento: due asce del periodo Neolitico, risalenti al 5000 a.C. circa, una rinvenuta in località Capo la Valle e costruita in cloromenanite verde scura, l’altra scoperta in contrada Cotoccia costruita di gabbro con un fondo verde, non molto scuro sul quale spiccano macchie giallo chiare e macchie scure. Le due asce sono conservate presso il museo “Luigi Pigorini” di Roma.

Canterano, tra l’XI e il XII secolo, fu promossa “castellum” (castello), con funzioni difensive, dell’Abbazia di Subiaco. Nel 1564, passò sotto il controllo del Vescovato di Tivoli. Nella prima metà del seicento sotto Papa Urbano VIII il paese tornò definitivamente agli abati sublacensi che lo governarono fino al 1753, quando il paese passò alla Congregazione del Buon Governo, assoggettato dunque alla Curia romana.

Le fregnacce e il pane di Canterano

Canterano è conosciuta per una pasta speciale: Le fregnacce. Si tratta di una pasta artigianale, fatta solo a forza di braccia, spianatoia, mattarello, farina e acqua, senza alcun ausilio di macchine, neanche rudimentali. Le fregnacce sono delle fettuccine ma risultano molto più larghe delle comuni tagliatelle. Sono più dure e spesse anche delle fettuccine classiche e hanno contorni irregolari, in quanto sono impastate e tagliate a mano. Per gli appassionati hanno un gusto assolutamente inimitabile. Solitamente sono servite con sugo semplice o di castrato, assieme ad una spruzzata di pecorino.

Canterano è anche il paese del pane. Qui si producono filoni e pagnotte, fragranti e dorati, realizzati, anche ai giorni nostri secondo la ricetta degli antichi panifici: farina, lievito madre, acqua, assieme all’aria del posto. La tradizione dolciaria poi non è da meno con le ciambelline al vino e anice, il salame del Re, che non è altro che un soffice rotolo di pan di Spagna farcito con crema al cioccolato e bagnato con il liquore, e i tozzetti alle mandorle, alle nocciole e al cioccolato. Infine sono noti anche i prodotti dei boschi di questa zona come le castagne e il locale tartufo, sia bianco che nero. Proprio qui si tiene a fine settembre la sagra del tartufo scorzone, perfetto per le bruschette.

Rocca Canterano

Rocca Canterano si trova a 750 m.s.l.m. su di un pendio dei Monti Ruffi. Il borgo sorge sulla cresta di una rupe inaccessibile che guarda il fiume Aniene. Il paese come molti paesi che si trovano su propaggini montagnose presenta due paesaggi diversi se visto dai due versanti. Dal versante dellla Via Sublacense si distingue solo la scoscesa parete rocciosa coronata da una fila di case che creano un profilo netto e dentellato. Sul versante opposto il borgo si mostra addossato alla costa di un monte da cui emerge la chiesa, alcune case e palazzine in rilievo e tante casette fitte che seguono il dedalo di strade.

Subito a valle, Canterano, da cui prende il nome. Più in alto invece si adagia Rocca di Mezzo, frazione di Rocca Canterano, in antichità il diciassettesimo castello dell’Abatia Nullius di Subiaco. La formazione dei tre borghi è Medioevoevale, anche se come detto sopra, la loro origine è più remota. I reperti romani come le epigrafi testimoniano l’antica presenza di questi borghi. Uno di questi serve da base al fonte battesimale e reca scritto: “CLOVENTIA T.F. – TITIENA M.F. – MAXUM A.”

Al disotto della Chiesa, nella casa detta di Merlitto, utilizzato come spigolo, esisteva poi una lapide, sistemata successivamente nel monumentino, con la seguente iscrizione: FLAVIA Q.L.A. – FLAVIAE

Altri ritrovamenti furono eseguiti nel 1968: un blocco con la scritta NIUS F. CELER, un altro con le sole lettere A D T E l’ultimo con l’iscrizione: PANTESPIUS P.L. – CRUSCILIO – Quinta O. FILIA SEX E – VXSOR. Il reperto più importante è rappresentato da un frammento di iscrizione sul gradino nella cappella dei Brecciaro. Reca il nome di quattro personaggi NIUS appartenenti alla Tribù Aniense, come si rileva dall’abbreviazione ANI (Aniensis).

Oltre a queste iscrizioni altre ci sono sotto Rocca di Mezzo, nella località detta Arca Rotta, dove è stato rinvenuto un sepolcro romano a forma d’arca. Qui all’epoca del ritrovamento, all’ingresso di una capanna, era posta un’iscrizione corrosa. Nel XVII secolo, vicino al mulino Cimaglia, si scoprì un altro sepolcro, ora distrutto, con tre sarcofagi di marmo che contenevano ancora gli scheletri. Nel sarcofago più piccolo, appartenente ad un bimbo, fu trovato al dito un ricco anello d’oro.

I reperti furono donati al Cardinale Barberini che li porto’ alla sua fortezza di Collalto, mentre i coperchi furono utilizzati come pavimento nella casa Cimaglia in Rocca di Mezzo. Tutte queste iscrizioni assieme ad insediamenti trovati di recente e risalenti all’Eneolitico ed all’età del Bronzo testimoniano l’antichità di questi borghi.

Nel secolo scorso vari studiosi tentarono di individuare l’anno di fondazione di Rocca Canterano. Un documento del 20 agosto 867 nomina solo il “montem qui vocatur cantorano”, i successivi indicano il fundus, il casale fino alla formazione del castellum che corrisponde all’odierno Comune di Canterano.

Successivamente, nella bolla di Papa Giovanni XVIII del 1005, Canterano è detto casale, fondo prossimo al Monte Pietra dove dovevasi costruire un castello. Nella bolla di Paolo II diretta all’Abate Giovanni il castello risulta già costruito.

Rocca di Monte Grufo

Anche detta Rocca Martino si trova anch’essa nel territorio del Comune di Rocca Canterano e corrisponde ai ruderi che, in località fonte Martino sovrastano il paese di Marano. E’ evidente dunque che si tratti di una serie di rocche che creano un sistema di fortificazioni realizzate per la difesa ed il controllo del territorio. In particolare dopo la conquista di questi territori appartenuti agli Equi, il Senato di Roma favorì l’installarsi di propri coloni col compito di conservare l’ordine e costruire fortini. Di questo c’è ancora traccia sotto San Michele, la chiesetta che troneggia sul monte Costasole.

Nel II secolo d.C. il territorio era poi diventato meta di villeggiatura per famiglie gentilizie romane che vi avevano costruito ville e di cui oggi i resti si trovano nelle mura esterne della chiesa di santa Maria Assunta. La storia del borgo vero e proprio nasce nel 1084, anno in cui l’abate di Subiaco ordinò la costruzione di una fortezza per proteggere il villaggio e per opporre resistenza a Landone, tiranno di Bellegra e Cerreto.

Dopo cinquecento anni la fortezza andò in disuso e dalle sue rovine fu costruito l’attuale palazzo Moretti. Infatti dalla vicina Piazza di Corte si vede tutt’oggi una parte della antica rocca. Quando la fortezza terminò si fece sentire la mancanza di donne; i militi, gli agricoltori ed i pastori scesero a Canterano ed a Cerreto rapendo e portando con sé le donne dei due paesi.

In seguito, per calmare il rancore lasciato dal rapimento, venne istituita una festa di riconciliazione. Da allora ogni anno si organizzava un pranzo pubblico a cui erano invitate a partecipare anche le famiglie originarie delle donne rapite. La festa si svolgeva a base di saporosi cecamariti. Da un centinaio di anni il pranzo è stato sostituito da un rinfresco offerto da privati cittadini e dal Comune che offre a tutti i convitati dolci e paste e abbondante vino

“Rocca Canterano is a very charming hamlet located on a in the region of Lazio.

It has very ancient origins that belong from the Equi population.
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As many others villages and town of this area, Rocca Canterano provides beautiful signs of its past. Enjoying a walk through the streets of the town is something really unique and super charming.”

Rocca Canterano presenta alcuni edifici interessanti come il complesso fortificato, la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita sulla roccia viva nel sec. XVII. Si tratta di un edificio a pianta quadrata con copertura a tetto, con interno ad unica navata coperta da una volta a botte con riquadri a tempera raffiguranti la Visione di Ezechiele, la caduta degli angeli ribelli e l’incoronazione della Vergine. Interessanti anche la Casa patrizia con affresco del Cascella, Villa Marcotulli, Palazzo Moretti, costruito dal 1756 al 1759 e fatto edificare da Arcangelo Moretti sulle rovine dell’antica torre.

Specialità culinarie

“Cecamariti”, pasta di farina di grano e granturco condita con sugo di pomodoro, aglio e peperoncino. La leggenda vuole che questo piatto prenda nome dal fatto che, per la facilità e rapidità di preparazione serviva ad abbagliare i mariti, facendo credere loro che le povere mogli erano state a lungo in casa intente alla cucina, mentre in realtà erano state impegnate in altre faccende. Altre specialità sono i gnocchetti e ravioli di ricotta, la polenta, i prodotti della pastorizia, le castagne, i funghi porcini.

Eventi locali

Sagra dei “cecamariti” che si svolge ad agosto.

Madonna del Divino Amore

Si tiene l’8 settembre quando all’alba un tamburino gira nel paese rompendo il silenzio con un tamburo alternato con battute sul cerchio di legno, con effetto armonico caratteristico. La Processione che si svolge poi di giorno è caratterizzata dai colori delle Confraternite religiose: azzurro per quella della Madonna, rosso per quella del Sacramento, giallo quella di San Michele e verde di San Gaetano, quest’ultima oggi scomparsa. Questa e’ la festa più solenne, ed è un motivo di richiamo per gli emigranti e non solo. La più caratteristica processione è la fiaccolata del 7 settembre accompagnata da uno spettacolare scenario luminoso, e conclusa sempre da fuochi d’artificio. L’8 settembre si tiene poi la processione diurna coi colori caratteristici delle confraternite.

Festa del Cornuto

Si tiene il giorno di San Martino, protettore dei cornuti. Si tratta di un evento goliardico e pagano dove degustare sofisticati prodotti locali come fagioli con cotiche, salsicce, vino novello e castagne arrosto. Si tratta di una festa per ironizzare e sdrammatizzare un evento spiacevole. Qui il momento principale della festa è il Corteo Burlesco, formato dal “cornuto dell’anno” che viene portato in trono per il paese da portatori in camicia e con cappelli muniti di corna e un poeta-cantore di accompagnamento, che a cavallo di un’asina recita stornelli e rime rivolti ai personaggi del paese che più hanno meritato la sua attenzione. Mentre si svolge la processione i giovani passano per le abitazioni dei più “chiacchierati” adornandone le entrate con nastri colorati e corna varie.

Il corteo ha un suo percorso e parte dalla piazza di corte e scende fino a piazza degli Eroi, dove viene accolto dai festanti con canti e strofe inneggianti al particolare amuleto. Questa festa si svolge contemporaneamente alla Sagra della Rola, ovvero della castagna.

Due bei borghi nel complesso, sicuramente da visitare magari proprio durante qualche festa..Fede