Riunioni all’italiana. Asilo 2.0

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Riunioni all’italiana. Asilo 2.0

OGGETTO:
Licenziamento in tronco di una maestra.

Motivazione:
reiterato abbandono del posto di lavoro.
 
Dopo circa mezz’ora di pressanti e disperate richieste di reintegro da parte dei genitori terrorizzati, rafforzate da continui riferimenti alla professionalità della suddetta educatrice, inizio a sentire nausea, brividi e tremolio agli arti.
Lo so è il momento di tacere e di pensare agli alberi, alla libellula che vola alleggerondoti il pensiero, le fronde del salice piangente che danzano con la brezza mentre tu sorseggi thè verde, quelle stronzate lì.
 
Mentre cerco di sedermi sulla riva del fiume calmo nel quale mi rifugio prima di farmi saltare in aria, alzo il dito e la bocca inizia a parlare.
Forse una difesa del corpo mirata a scongiurare l’ imminente ischemia nervosa.
Durante il breve intervento rinnovo la mia fiducia nei confronti della direzione che reputo aver agito con la dovuta fermezza, ed aggiungo che al contrario mi avrebbe preoccupato una mancanza di tale reazione da parte loro, indice di superficialità e probabile causa di perdita della fiducia nei loro confronti.
 
Da quel momento un coro forzatamente educato ed accondiscendente mi invita a rivedere la posizione, mentre prende metaforicamente in braccio il proprio pargolo e me lo sventola davanti al naso, sottolineando l’importanza di un ambiente sereno e privo di cambiamenti.
Mi invito alla calma.
Fiume , libellula, quelle cose lì.
Così , mentre ho in mente la scena al rallentatore dei miei possenti sessanta chili scarsi che scagliano sulla vetrata con inaudita violenza l’adorabile sediolina per bimbi,  sulla quale siedo da ormai quasi quaranta minuti , la bocca ricomincia a parlare.
 
Oltretutto data la posizione ho le gambe addormentate e l’ ernia L5S6 inizia a fischiettar la sua presenza, quindi desisto.
Dal lanciare la sedia intendo.
Educatamente sottolineo quanto a volte la paura dei  cambiamenti possa nascere nel genitore ed essere trasmessa all’ oggetto delle sue attenzioni.
Bene.
Se abitassi in una casa isolata sarei stato svegliato nel cuore della notte dal rumore dei forconi battuti sulla porta  e dai bagliori intermittenti delle torce alzate al cielo al grido di “Diamogli fuoco a questo insensibile”.
 
Per fortuna ci siamo evoluti, la rivoluzione avrà come teatro il gruppo di whatsapp , quindi  sono salvo.
Ma sicuramente non parteciperò alla riunione di condominio.
 
Conclusioni:
 
Se un qualsiasi provvedimento esercitato sfiora minimamente la nostra sfera privata, perdiamo immediatamente la capacità di valutarlo obiettivamente.
 
E questo si, mi sembra davvero un problema.
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.