Rino Romano. Una solitudine a due

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Rino Romano
Una solitudine a due.

Un testo teatrale, un atto unico.
Siamo a Londra tra la fine del ‘700 e la metà dell’800. Gli attori protagonisti sono i fratelli Charles e Mary Lamb.
Entrambi amanti della lettura e del teatro, frequentano fin da giovani, letterati, poeti, filosofi, alcuno anche famosi in quel periodo.
Lui lavora come contabile nella Compagnia delle Indie, Mary vive con lui e scrive racconti per l’infanzia, poesie. Anche Charles scrive, fa il critico, il saggista. Per passione principalmente.
In questo libro, si racconta il rapporto particolare dei fratelli, in un contesto privato molto particolare, nel quale Charles ha un ruolo molto protettivo nei confronti della sorella, C. è una persona molto sensibile, e si scoprirà il motivo e Mary, persona fragile, non può fare a meno di lui. Due persone sole, forse, come dice il titolo, ma che riescono a sopportare la solitudine grazie all’ambiente che frequentano, ricco di stimoli letterari.

I fratelli Lamb, sono esistiti davvero, quello che qui viene messo in scena è il risultato di ricerche e di documenti che testimoniano la veridicità delle informazioni.
Certo poi c’è lo scrittore che ci mette del suo, senza però stravolgere la storia.
E c’è sensibilità e c’è passione e c’è la voglia di di presentare i personaggi principali, nella loro vita, come se l’autore fosse lì con loro, come se li avesse conosciuti davvero.
Il testo teatrale in questo caso riesce a far riflettere chi legge, sembra di vedere ciò che succede, tanto da riuscire quasi a familiarizzare con i due fratelli. La loro è una storia interessante, non proprio allegra. È una piacevole lettura, scorre come se fosse un romanzo.

Va detto che i Lamb hanno avuto reale riconoscimento per i loro scritti dopo la loro morte.
Questo è ben spiegato dall’autore nelle note biografiche .È un libro che consiglio, leggere testi teatrali non è lettura solita, a meno che non lo si fa per professione, ma questa potrebbe essere una piacevole eccezione.

Anna Cavestri