Rino Romano. Divagazioni poetiche -forestali.

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Rino Romano.
Divagazioni poetiche -forestali.

Recensione a cura di Anna Cavestri 
Piccolo ma immenso questo libro.
L’occasione che ha fatto nascere questo libro è stato il 2011, anno proclamato dell’ONU, come “Anno internazionale delle foreste ”
Partendo dalla preistoria per arrivare ai giorni nostri, l’autore fa un percorso di studi e ricerche per trovare nei testi poetici il rapporto tra la natura e l’uomo.
L’immagine dell’albero è sottesa alla narrazione ed ogni capitolo è una parte di questo.
La preistoria: ovvero le prime radici.
L’uomo primitivo è primitivo anche nel linguaggio, la poesia va “vocata “ed è in questo periodo che l’uomo si serve della “voce “della natura (animali, vento, e tutto ciò che viene da essa prodotto) , per imitare ed inventare parole di cui non siamo a conoscenza. Si può però presumere tranquillamente che tra uomo e natura c’era un forte legame.
Esiodo comincia a scrivere e raccontare di “…una stirpe aurea di uomini mortali. ……..”da far immaginare che questi fossero gli uomini primitivi, cacciatori e raccoglitori dei beni della terra in perfetta sintonia.
È il libro sacro per eccellenza, la Bibbia che nella Genesi narra. “..dio, piantò un giardino e ci mise l’uomo. ..fece spuntare due alberi …..” e ben sappiamo quello che è successo dopo che Adamo mangiò il frutto dell’albero della conoscenza.
Il paradiso perduto è rimasto nell’immaginario di sempre come luogo di bellezza e di natura senza paragoni.
L’antica Grecia : ovvero il tronco.
Siamo nel periodo della culla della civiltà.
Il rapporto dell’uomo con la foresta , con gli alberi si rafforza. Ed abbiamo lo sviluppo della poesia .
Esiodo è un rappresentante di eccellenza, nelle sue opere si leggono i forti legami tra uomo e natura, si può dire che è stato antesignano della “rivoluzione agricola , ci parla dell’homo faber , che lavora e trasforma il legno a suo uso e consumo.
Ma anche il poeta persoifica la natura. ….”gemono la terra e le selve. …..piange tutta la foresta infinita. ..”
La foresta diventa luogo sacro, abitato da ninfee e dei.
E tanta bellezza si trova anche nei poemi omerici l’Iliade e l’Odissea, dove i boschi sono un incanto, ricchi di acqua e vegetazione, luoghi degli dei
E luoghi di scontri tra greci e troiani, luoghi mitici, dove troviamo il mitico Ulisse che approdando nell’isola di Eea vede “….un fumo salir d’intra una selva di querce annose. …”e trova li Circe e tanto altro.
La tradizione romana : ovvero i grandi rami.
Nella letteratura romana il più grande poeta e musicista del mondo classico, Orfeo a cui da voce Ovidio, dopo aver perduto la sua amata Euridice, si rifugia in mezzo alle montagne a piangere e penare. Nelle Metamorfosi di Ovidio gli alberi e la natura hanno un ruolo determinante, la sua poesia è ricca di particolari, è toccante. Con Virgilio Il bosco diviene il luogo in cui si ergono i templii e le tombe. Enea fermatosi in Sicilia. …”Sull’ericina cima al cielo eretto sorge a Venere un alto tempio, e un sacerdote e un bosco sacro Enea aggiunge al tumulo di Anchise ”
Virgilio riprende dalla cultura greca anche la visione idilliaca dell’ambiente agreste. Compone le Bucoliche e le Georghice, dando origine al “locus amoenus ”
La massima espressione tra specie umana e vegetale viene raggiunta con il già citato Ovidio nelle Metamorfosi,dove troviamo molte storie in cui i protagonisti si trasformano in vegetali, umanizzando la natura. Una bella lettura o rilettura delle Metamorfosi, per rendersi conto di questo. I miti citati in questo libro, sono di particolare interesse.
Età medievale : ovvero gemme e fiori.
Il medioevo è il declino della classicità.
Periodo buio, invasioni, epidemie carestie, viene svalorizzato il bagaglio letterario culturale precedente.
Il bosco luogo sacro, locus amoenus, diventa locus horridus, luogo di buio e di paura.
Luogo di riti satanici, delle streghe. Non più abitato da ninfee e dei.
Dante ne parlerà come di una selva oscura.
Ci vorranno molti secoli prima che la poesia ritorni a decantare il bello della natura connesso agli uomini.
E arriverà Bayron, e ancor di più Petrarca :”Chiare, fresche e dolci acque. ….”
E continuerà a decantare la natura e la troverà amica e rimedio d’amor, quando girerà in mezzo agli alberi. Con Petrarca siamo in pieno Umanesimo, il Rinascimento che segue porterà alla poetica di matrice classica. Lorenzo il Magnifico. ….”Quant’è bella giovinezza, che si fugge tuttavia! …”nella quale ritornano le figure mitologiche.
E troviamo L’Orlando Furioso di Ariosto, che “….fugge tra selve spaventose e scure…..”
Poema di grande bellezza.
Tasso, Giambattista Marino, Vincenzo Monti, ad esempio.
La contemporaneità : ovvero i dolci frutti.
Boschi ed alberi accompagnano ancora i poeti.
Foscolo e ancor di più Leopardi “…..
Tu pendevi allor su quella selva
siccome or fai, che tutta la rischiari. (Alla luna )
Carducci e l’albero a cui tendeva la pargoletta mano.
E pure D’Annunzio, coi pastori che attraversano i boschi. E la magistrale “La pioggia nel pineto “.
Conclusione : ovvero una foglia.
Qui l’autore richiama i classici e non solo che alla foglia hanno dedicato versi. E conclude con una sua poesia :Una foglia.
È un libro che arricchisce molto questo.Offre tanti spunti di lettura, approfondimenti e riflessioni.
Si legge velocemente e voracemente, quando l’ho finito ero dispiaciuta, peccato che è finito, mi sono detta.