Rinascita

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Rinascita

Non era assolutamente normale quello che mi stava accadendo in quella primavera piovosa. Tutto il mondo stava crollandomi addosso. Non avevo più un lavoro, una storia appena finita dopo 4 anni. Insomma, un vero disastro. Cosi’ decisi di andarmene.

Scrissi alla mia migliore amica, Michela: ” Ciao Miki, ho deciso che lascio Bari, me ne vado altrove, qui tutto per me è soffocante, invivibile, malinconico. Spero mi capirai tesoro, ne abbiamo passate tante. Spariro’ per un po’, da questa mia lettera ai miei, digli che li ringrazio e gli voglio bene. E che tornero’ presto..

“E così me ne andai, di nascosto, con il primo treno delle 6 per Milano, e poi altrove..Due giorni dopo mi trovavo in un pese della Svizzera nei pressi di Ginevra, pochi soldi in tasca e un paio di indirizzi di persone conosciute in caso di urgenze. Sapevo di quel convento sulle Alpi Svizzere, dovevo raggiungerlo, non volevo altro che pace, silenzio, natura. In serata, raggiunsi il massiccio dove il monastero era situato. Un foglio in mano con un nome, quello del Frate che sapeva del mio arrivo.

Appena giunta al monastero, frate Albert mi fece conoscere la struttura, goticheggiante, immersa nella foresta svizzera. Un chiostro classico. posto al centro del convento, ricco di piante e vialetti. Il convento si presentava piuttosto grande, oltre 20 stanze tra ospiti e frati stanziali. A me toccava la penultima sulla sinistra. Una stanza semplice, spoglia, un solo armadio per i miei vestiti, una scrivania dove appoggiare i libri da leggere, oltre a penna e diario. I primi due giorni di ambientamento andarono bene, orari di convento, sveglia alle 6 al mattino, preghiera, colazione, un pò di ore libere, alle 12 il pranzo e poi il pomeriggio altre ore libere e attività, prima della cena e del vespro serale. Il pomeriggio, a parte un’ora di attività in comune, potevo muovermi in modo indipendente.

E così, dopo una settimana, alle 8 del mattino di una giornata di sole, decisi di fare una passeggiata lungo il sentiero battuto della foresta. Un paio di scarpe non proprio da trekking, ma comode quanto basta, un bastone e intrapresi la salita che mi avrebbe portato alla cima del colle ad oltre 800m, un dislivello di almeno 500m da dove mi trovavo, un percorso di circa 6 km, circolare, che riportava al monastero. Per l’ora di pranzo sarei stata indietro con comodo.. Già dopo i primi 300m capii che sarebbe stata una mattina speciale per me, ero sola, completamente immersa nella natura silvana. Mi sedetti 10 minuti per rifiatare, non ero allenata, mi fermai a guardare il sole del mattino che filtrava tra i rami di un vecchio faggio.

Sentii un brivido quando iniziai a ripensare alla mia vita, chiusi gli occhi mentre il raggio illuminava i miei zigomi e mi dava energia, feci un respiro profondo, tutti i problemi, le situazioni difficili sembravano non esistere, azzerati, io ero li, la natura mi accoglieva, mi scaldava, mi lasciava pensare, senza fretta, senza panico alcuno, mi sentivo viva, rilassata all’inverosimile, E cosi’ fu per tutto il percorso, che decisi di ripetere ogni mattina quando il tempo lo permetteva, c’era un prato dove potevo stendermi, respirare, guardare le nuvole fluttuare senza meta, c’era il mio faggio, che ormai mi faceva compagnia, la spianata da dove potevo godermi un paesaggio incantevole con la valle, i paesi, il piccolo lago..

Furono 15 giorni memorabili, tra i più belli della mia esistenza, al mio rientro a casa ero forte, nuova, pronta a ricominciare.Siamo parte della natura, parte del mondo, non dimentichiamolo mai.

Serena Russo