Rimini, la città dei Malatesta

0
515

I Malatesta a Rimini e la loro storia travagliata

Dopo gli albori e Il periodo romano, la terza ultima lunga fase di vita riminese è quella posta tra il tardo Medioevo e il periodo odierno. Questa fase ha come protagonista la famiglia Malatesta.

I Malatesta 

Nei dintorni di Rimini, tra il XII e il XV secolo, presero il sopravvento due importanti Signorie, quella dei Malatesta e quella dei Montefeltro, grandi nemici perennemente in guerra.

Erano due famiglie entrambe originarie del Montefeltro, che si sfidarono in una corsa alla conquista di territori su cui esercitare potere e supremazia.

Si trattò di un testa a testa serrato.

I Montefeltro avevano il dominio dell’omonimo territorio, ricevendo nel XIII secolo la contea di Urbino  I Malatesta iniziarono invece con Pennabilli, per poi estendersi a Verucchio e nella valle del Marecchia.

Le due famiglie si rubavano i confini, davano vita a continue schermaglie, fino all’esplosione nel Quattrocento di un conflitto tra Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini e Federico da Montefeltro, Duca di Urbino, che si detestarono per tutta la vita.

Furono guerre di supremazia che durarono molti anni. Ad avere la meglio fu Federico, grazie all’appoggio del papa che era profondamente nemico di Sigismondo.

Chi erano in realtà i Malatesta?

L’origine del nome sembra dovuto a un nomignolo che fu affibbiato al capostipite della famiglia per via del suo pessimo carattere (mala testa, ovvero testa malata).

Tanto che poi divenne un vero e proprio cognome, destinato a essere tra i più famosi della storia. Nomen omen, il destino è nel nome, si dice. In effetti i Malatesta sono sempre stati personaggi dalla personalità marcata e il carattere testardo e combattivo, soldati o militari, come dimostrato dal loro antico stemma: uno scudo con tre bande a scacchi, che indica il gioco della guerra.

I Malatesta nacquero condottieri, ma nel tempo si dedicarono anche al mondo culturale e lo fecero con grande entusiasmo.

Il tutto anche grazie all’esempio di Pandolfo II che amò gli studi umanistici e fu amico di Francesco Petrarca. Fu poi la volta del figlio Malatesta chiamato anche «dei sonetti» e ancora Malatesta Ungaro, cavaliere di Ludovico d’Angiò, re d’Ungheria, amante dei viaggi grazie alla cui passione si recò fino in Terrasanta.

Poi, ovviamente, Sigismondo, grande studioso di esoterismo e di simbologia antica. Fu lui a riempire la città di opere splendide ed enigmatiche. I Malatesta si rivelarono condottieri, ma anche uomini di cultura.

Parentela coi Montefeltro 

Di fatto tra le due famiglia vi era un legame di parentela. Il capostipite della famiglia Montefeltro, Antonio e i Malatesta erano imparentati con i Carpegna.

Tuttavia i Malatesta dimostrarono maggiori aspirazioni al potere. Questi, originari della Valmarecchia, grazie ai tanti possedimenti terrieri, ottennero un progressivo controllo su strade e coltivazioni, fino a giungere a circondare e assediare Rimini, sfociando in una guerra, conclusa nel 1197.

Ascesa sociale

In quell’anno venne emesso un atto di riparazione, che obbligò il Comune di Rimini a nominare i Malatesta «cittadini», con tanto di seggio nel consiglio della città.

A questi fu concesso di abitare dentro le mura, oltre all’esonero dal pagamento delle tasse.

Si capì che era meglio averli amici che nemici. E così Malatesta dalla Penna diventò podestà di Rimini, con un vero e proprio miracolo di arrampicamento sociale. Egli non era mai stato nobile, era nato e cresciuto da povero, una condizione che portò la sua famiglia a occultare sempre e in ogni modo, le proprie vere origini.

Il centenario

Ci fu un altro Malatesta interessante e misterioso per l’epoca, si chiamava Malatesta da Verucchio, anche chiamato il «centenario», il quale sarebbe vissuto ben cento anni (1212-1312), un tempo lunghissimo, quasi fuori dal normale.

Egli fu padre dei celebri Paolo e Gianciotto, protagonisti della celebre vicenda di adulterio di Paolo e Francesca, raccontati da Dante durante il suo viaggio all’Inferno.

Il Sommo Poeta «mandò agli inferi» anche il padre di Paolo, tal «Mastin Vecchio», reo di aver compiuto azioni non troppo oneste (Dante, moralista per eccellenza, non perdonava nessuno). Tra le varie azioni imputate, quella di lasciar l’Imperatore per andare col papa.

Dante lo definì quindi «ghibellin fuggiasco».

Il “complesso” dei Malatesta 

I Malatesta avevano un tarlo: la mancanza di un titolo nobiliare. Questa assenza era motivo di grande sofferenza per la famiglia, che si sentiva esclusa e lasciata in disparte dai salotti del tempo.

A causa di questa situazione, dovettero cercare una qualche legittimazione, se non reale, perlomeno leggendaria o mitologica. La famiglia si inventò presunte discendenze da alcuni eroi dell’antichità e classici, daTarcone a Noè, da Ottone III a Scipione l’Africano.

Restava il fatto che a quei tempi era necessario schierarsi tra guelfi e ghibellini, e quindi scegliere tra il Papa e l’imperatore. Partirono come ghibellini, con Rimini che nel 1200 emerse e acquisì sempre più potere.

Ma nel nel 1248 la famiglia lasciò tutti senza parole passando dalla parte dei guelfi ed esiliando tutti i ghibellini come atto di fedeltà al Papa.

La travagliata storia riminese sotto i Malatesta ebbe un altro capitolo nel 1317, quando prese potere Ferrandino, figlio di Malatestino dall’Occhio, successivamente spodestato dai cugini Galeotto e Malatesta III Malatesta, chiamato il Guastafamiglia, un nomignolo affibbiato per la sua propensione alle congiure famigliari. E così vi fu una agguerrita lotta che durò molti anni contro i guelfi, loro acerrimi nemici che sostenevano Ferrandino al potere. Alla fine si arrivò ad una sorta di patteggiamento.

Sigismondo, l’illuminato

Sigismondo Pandolfo Malatesta

Ma Rimini, come molte città italiane ed europee, ha avuto il suo principe illuminato, colui che cambiò il volto della città: Sigismondo Pandolfo Malatesta, definito dagli storici come «illuminato principe».

Questa figura rimarrà eterna, le sue opere sono tutt’ora li a dare lustro alla città. Egli prese il comando di Rimini e Fano giovanissimo, ad appena quindici anni.

Era un condottiero e trascorse molto tempo in guerre e campagne militari, da cui, almeno inizialmente, tornò vittorioso e con molte ricchezze, che non esitò ad utilizzare per rendere Rimini splendente e prospera.

Con la sua visione illuminata, potenziò il commercio e i rapporti con molti paesi vicini: Dalmazia, Schiavonia, Venezia e Trieste. Sigismondo amava molto la vita militare e difese con tenacia i suoi castelli. 

Rimini visse anni tra guerra e pace, ma sempre viva, attiva e produttiva. In verità Sigismondo non fu proprio fortunato in guerra. Emerse soprattutto dal punto di vista culturale.

In battaglia venne sconfitto e scomunicato dal papa negli ultimi anni della sua vita, fino alla capitolazione decisiva del 1463 contro Federico da Montefeltro, suo acerrimo nemico.

Ma la sconfitta lo indusse a sfogarsi nelle arti, nella scienza e nell’alchimia, dove ha lasciato opere eterne, amate e venerate in tutto il mondo, dal Tempio Malatestiano al Castel Sismondo e molte altre ancora.

Sigismondo morì nel 1468 durante la spedizione in Morea contro i Turchi.

Il declino è la cacciata

I Malatesta dopo il suo illuminato esempio, andranno incontro ad un progressivo declino e verranno fisicamente cacciati dalla città da papa Clemente VII nel 1528.

La loro traccia rimane ben evidente ancora oggi. A Rimini tutto parla ancora di loro, eterni principi di questa domus sempre fiorente e solare.

Roberto Malatesta 

Alla morte di Sigismondo, Rimini rimase nelle mani della moglie Isotta degli Atti, dell’amante Vannetta e del fratello Sallustio. La situazione di palese debolezza, spinse il Papa ad approfittarne, finanziando Roberto Malatesta per prendersi la città con la forza.

Roberto Malatesta era figlio illegittimo di Sigismondo Malatesta e dell’amante Vannetta dei Toschi di Fano. Il Papa Niccolò V lo riconobbe erede legittimo. Roberto in cambio divenne condottiero dello Stato Pontificio.

Secondo alcune leggende storiche mai verificate, Roberto entrò a Rimini travestendosi da contadino eludendo le difese e conquistando la città nel nome della Chiesa di Roma. Una volta entrato si autoproclamò Signore assoluto di Rimini.

Ma il papa non la prese bene e inviò l’esercito con a capo Napoleone Orsini, che però venne sconfitto. Roberto Malatesta nel frattempo fortificò la città e fece uccidere i fratelli Sallustio e Valerio per esser sicuro della discendenza.

Il nuovo signore riminese si dimostrò ancora ondivago e opportunista e, con la morte del pontefice Paolo II e l’avvento di Sisto IV torno dalla parte della Santa Sede.

Morto Roberto, lo succedette Pandolfo IV detto il Pandolfaccio, noto per la sua crudeltà e cattiveria. Si fece odiare in modo viscerale dalla città che accolse Cesare Borgia come liberatore.

Cesare Borgia ottenne Rimini senza combattere e la governò per due anni fino alla morte del papa Alessandro VI. Poi Pandolfo IV riconquistò Rimini con le armi, per poi cederla senza ritegno a Venezia in cambio della sua elezione a rango di nobile veneziano.

Dopo i Malatesta

Il papa con l’aiuto di Francia e Spagna intervenne e riconquistò Rimini decretando la fine della famiglia Malatesta.

La chiesa condusse Rimini in uno stato di decadenza e abbandono. A ciò si aggiunsero nei secoli successivi, due terremoti, nel 1672 e nel 1786.

Rimini subì secoli di saccheggi e devastazioni degli eserciti stranieri, accolse Napoleone nel 1797 con entusiasmo nella speranza portasse una nuova rinascita, ma non si riprese mai completamente, fino a metà 800.

Rimini da metà ottocento

Nel 1843 nacquero a Rimini i primi bagni prescritti dai medici con lo stabilimento Kursaal e successivamente con il Grand Hotel.

Dapprima solo per I più abbienti, poi col fascismo, esteso a tutti. Era la bell’Epoque cui succedettero le devastazioni della seconda guerra mondiale, essendo Rimini sulla linea gotica..

Il resto è storia relativamente recente, quella che ha portato alla Rimini attuale.

L.D 

Fonti:

Web

Rimini.com

I misteri di Rimini, Giro della città in 53 segreti di Isabella Della Vecchia e Sergio Succu