Rimini e il Medioevo

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Rimini e il Medioevo

Come dovesse essere Rimini nel Medioevo lo possiamo solo intuire, immaginare forse, con un po di fantasia. Com’era la città, il centro storico, l’allora campagna, le dune e le pinete su di un lido ancora selvaggio e libero dal cemento e dalla “riminizzazione” ovvero il termine con cui, ovunque, si intende la cementificazione selvaggia connessa al turismo di massa.

Come fosse allora la città lo si scopre tra le righe della storia. In quel tempo, dopo le invasioni barbariche, Rimini, ferita dalle guerre, si affaccia all’anno Mille mantenendo un legame di continuità con la tradizione romana, ancora dominante nell’impianto urbano. La città visse un periodo d’oro nel XII secolo, quando divenne libero comune.

La città aveva un centro politico ed economico nel Campus Comunis, la piazza Cavour odierna, ovvero un luogo di incontri caratterizzato dalla presenza di un mercato cittadino dove si potevano acquistare i prodotti del mare, quelli di campagna e di montagna.

Ecco allora piazza Cavour, con i Palazzi dell’Arengo e del Podestà:

Rimini - Palazzi dell'Arengo e del Podestà

Piazza Cavour è tuttora il salotto della città dove si trovano gli edifici pubblici e storici più importanti. La Piazza assunse sin dal Medioevo un ruolo di primo piano anche se lo scenario di allora era diverso da quello attuale. Uno scenario fatto di carri, cavalli, armature e abiti del tempo.

La piazza era chiusa a mare dalla Chiesa di S. Silvestro e aperto a monte verso la Cattedrale di Santa Colomba, poi demolita nel 1815.

Sulla piazza si affacciano anche oggi nel lato lungo a Nord ovest tre palazzi: il palazzo Garampi, ad angolo con il corso d’Augusto, seguito dal palazzo dell’Arengo e dall’adiacente Palazzo del Podestà. Il più antico dei tre è il palazzo dell’Arengo, risalente al 1204.

Sotto il portico si amministrava la giustizia, mentre nell’immensa sala al primo piano, con finestre a polifora, si riuniva l’Assemblea del Comune. Nel XIV secolo fu eretta al suo fianco la residenza per il Podestà dove il piano terra doveva aprirsi in un loggiato.

L’ingresso, sul lato corto, era evidenziato dalla presenza dell’arco con i simboli dei nuovi Signori, i Malatesta. Fu alla fine del 1500 che iniziarono i lavori per il palazzo Garampi, attuale sede comunale. Qui appare anche una settecentesca statua in bronzo della Madonna, contenuta in una nicchia all’angolo destro del palazzo.

Nel 1916 Rimini fù colpita da un forte sisma che finì per rivelare tracce delle strutture medievali e si avviò un restauro che ridisegnò i palazzi in forme neogotiche. L’elemento centrale era la fontana di origini romane.

Un luogo fondamentale nella Rimini medievale era la Chiesa di Sant’Agostino collegata alla Scuola Riminese del Trecento. La Chiesa di Sant’Agostino è per dimensioni e per tesori d’arte custoditi, una delle più importanti della città.

Si tratta di un’imponente chiesa edificata dai monaci Agostiniani alla fine del XIII secolo, ad aula rettangolare con copertura a capriate; sul fondo si trova una grande abside affiancata da due cappelle, una delle quali era la base del campanile.

Ci sono stati interventi successivi che hanno rimaneggiato la facciata della chiesa e risalenti al 700′, interventi che hanno modificato anche gli interni. Tuttavia le fiancate, ricche di sottili lesene, con la zona absidale e lo svettante campanile, costituiscono una testimonianza dell’architettura gotica religiosa a Rimini.

Ma è all’interno che si nasconde un grande tesoro, una grande testimonianza della scuola pittorica riminese, con le migliori perle poste nell’abside della cappella. La scuola fu uno dei movimenti artistici più importanti del XIV secolo nell’Italia settentrionale con esponenti come i pittori Giuliano e Giovanni da Rimini e il miniatore Neri.

L’apparato decorativo dei primi del ‘300 è fatto di cicli di affreschi e di un grande Crocifisso ligneo mentre nel campanile si ammirano le Storie della Vergine e, alle pareti dell’abside, Cristo, Madonna in MaestàNoli me tangere, le Storie di San Giovanni Evangelista.

La pittura trecentesca era rimasta nascosta da interventi avvenuti nei secoli successivi, fino a quando il terremoto del 1916 ne rivelò la presenza. Finalmente, nel 1926, si poté procedere al restauro del Giudizio universale dipinto sull’arco trionfale, ora al Museo della Città.

A qualche centinaio di metri si trova un altro edificio della Rimini medievale, la Cattedrale di Santa Colomba, di cui rimane il campanile del XIII secolo. La tradizione vuole che la chiesa, costruita nei pressi delle mura romane e nel cuore della città medievale, sia nata sulle rovine di un tempio pagano. In realtà non si sa quanto ci possa essere di vero.

L’edificio, noto alle fonti dal 1015, presentava una struttura a basilica, in stile Ravennate del V e VI secolo, a tre navate ed abside rivolta ad Est, in direzione della città. 

Dedicata allo Spirito Santo in forma di colomba, con la consacrazione a cattedrale avvenuta nel 1154, la chiesa fu anche intitolata a Santa Colomba, giovane spagnola martirizzata a Sens, in Francia, per volontà dell’imperatore Aureliano. Le reliquie, a bordo di navi mercantili francesi sembra  si trovavassero in viaggio nell’Adriatico, quando sarebbero approdate per un naufragio a Rimini, dove vennero a lungo venerate.

La basilica fu sede del parlamento comunale fino al 1204, fu cattedrale di Rimini fino al 1798, quando cedette il titolo alla chiesa di Sant’Agostino e, più tardi, 1809, al Tempio Malatestiano.
La chiesa fu abbattuta nel 1815 e oggi non restano che il campanile del XIII-XIV secolo e alcune vestigia conservate presso il Tempio Malatestiano e il Museo della Città.

Ci sono forse ancora altri segreti che devono essere riesumati e che potranno in futuro arricchire una fase storica della città che risulta tuttora un po sacrificato tra il periodo romano antico e la gloria successiva dei Malatesta e del rinascimento.

L.D