Registan di Simone Draghetti

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Recensione a cura di Eleonora Panzeri

IL PREZZO DI UNA VITA

Helena e Shasha, due donne nate in una parte difficile del mondo: l’Uzbekistan. Per sbarcare il lunario Shasha accetta ingenuamente un incarico come corriere. Il lavoro sembra fin troppo semplice: ritirare e consegnare una misteriosa valigetta in cambio di un lauto compenso. Benché ovvio che dietro questo compito ci sia qualcosa di losco, le due cugine s’imbarcano comunque in questa impresa. Sembra che tutto stia per finire per il meglio ma le cose precipitano improvvisamente e per Helena sarà l’inizio di una rocambolesca e travagliata avventura.

L’autore ha uno stile narrativo scorrevole e arricchisce le vicende come molti dettagli sociali, politici e culturali. Draghetti deve aver dedicato molto tempo nella produzione di una valida documentazione ambientale su cui ha poi strutturato un valente scenario delle vicende. Questo è a mio avviso il punto forte del romanzo, benché in molti passaggi si noti ridondanza d’informazioni. Ottimale anche la descrizione delle scene d’azione, presentate in maniera convincente e dinamica. La trama nel suo complesso mi ha delusa, appare banale e scontata. Di base trovo assurdo che una protagonista con le caratteristiche di Helena si possa trovare al centro di una missione come quella che poi viene raccontata. Vi scorgo una pesante e fastidiosa influenza dei film americani, in cui l’eroe senza le qualità più basilari si trova di punto in bianco a fare cose pazzesche come se fosse diventato un super umano, senza motivare in alcun modo questo formidabile cambiamento.

Il tutto perde quindi di significato dato che nulla è più plausibile. Helena stessa, voce narrante, risulta saccente e contraddittoria in molte occasioni. La storia d’amore con Khamol avrebbe dovuto essere sfruttata di più, mi sarei aspettata che la passione maledetta tra i due a un certo punto uscisse tra le righe e arrivasse al cuore, invece il tanto agognato incontro è stato freddo, cinico e frettoloso. A dispetto di tutto ciò non sono pentita di aver letto questo romanzo poiché ho amato la scelta delle location, distanti e sconosciute ai più per via delle guerre che le affliggono, nonché il vero cinismo nato dalla sofferenza e dalla povertà capace di rendere anche l’uomo migliore un mostro privo di scrupoli pur di scappare dalla miseria.

Eleonora