Recensione: “Racconti metropolitani” di Giovanna Angelino

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Buongiorno lettori e ben trovati sul blog!

Oggi vi parlerò di un’autrice emergente di cui ho letto una piccola raccolta di tre racconti che ho trovato davvero fantastici! Ho avuto la possibilità di conoscerla grazie al blog in cui collaboro, ovvero loscrivodame.com.

51K7BNFmiJL.jpgSinossi

Vite e attimi vissuti fra le strade di città ignare di tormenti e paure, di ansie che ruotano piroettando su se stesse, si spostano e ondeggiano fra le mura di metropoli troppo indifferenti per catturare la poesia e la malvagità. Piccoli agglomerati urbani freddi e accoglienti allo stesso modo, dolci e spietati, ma da vivere, da assaporare nel breve, effimero ed eterno attimo di una vita.
I tre racconti sono la fotografia di vite che si svolgono nell’ordinaria quotidianità. Nello sfondo la città piccola o la metropoli che accoglie, separa e unisce, diventa complice di parole non dette, di mezze verità, di pensieri inconfessabili.
Tre storie diverse ma con sottili linee in comune. Il sentimento si mischia all’ emozione e al senso di libertà, alla voglia di vivere e di viversi; Sullo sfondo ancora una volta le mura, il traffico, i locali e l’anima di una città.

Titolo: Piccoli racconti metropolitani

Autore: Giovanna Angelino

Editore: Self Publishing

Pagine: 82

Ebook: 1,99 euro

Genere: Narrativa Contemporanea

Voto: totoro4totoro4totoro4totoro4totoro4

Impressioni

Ci troviamo di fronte a tre racconti, intitolati “Occhiali scuri”, “Planare”, “Milano ride ancora” i quali ad un primo sguardo possono sembrare totalmente diversi l’uno dall’altro ma che, se si osserva bene, contengono molti temi in comune. Un tema che ho trovato ricorrente in queste poche ma dense pagine è stato quello della nostalgia del tempo passato, rievocato dai ricordi, dagli oggetti e dai luoghi di significato. Un altro tema molto presente è quello della stanchezza verso l’ordinarietà della vita, correlato alla voglia di cambiamento, ma allo stesso tempo alla paura dell’ignoto. I nostri protagonisti cercano quel qualcosa capace di creare una svolta nella loro vita, la quale prosegue per inerzia, come se vi fosse un tassello mancante per renderla perfetta. Ho percepito insoddisfazione, inadeguatezza, delusione verso la piega che ha preso la vita di ciascuno.

In “Occhiali scuri” conosciamo due protagonisti, Maurizio e Loredana, i quali condividono una storia d’amore clandestina: Loredana è sposata, con dei figli che la amano, ma il matrimonio sembra andare sempre più alla deriva. Dario si è rivelato non essere l’amore della vita, la quotidianità la sta pian piano spegnendo. L’unico momento in cui si sente veramente sé stessa è quando sta in compagnia di Maurizio. Una relazione immorale, ma della quale non può fare a meno. Programmi, sogni, speranze…ecco di cosa parlano i due innamorati in quei pochi momenti in cui possono realmente essere sé stessi.

“Loredana guardava fuori dalla finestra, ancora nuvole. Ripensa alla lite con suo marito la sera precedente, alla telefonata di Maurizio; la prima dopo un mese da quando si erano conosciuti. La prima dopo un’intensa settimana di messaggi e parole taciute, allusioni, fantasie, progetti strampalati. Cosa le sta succedendo? Si sta innamorando di lui? Presto per dirlo. Di tutta fretta, come presa da una scossa si alza dal divano, si spoglia in fretta e si getta sotto la doccia. Sente addosso tutta l’acqua, il profumo della schiuma. Avvolge le braccia intorno alla schiena per insaponarsi, chiude gli occhi, pensa a lui. Apre gli occhi, pensa ancora a lui. Si arrende finalmente a tutta la dolcezza delle sue parole, quando l’accarezzano. L’acqua e il sapone le scivolano addosso, con un leggero tocco. Quelle parole che si scambiano hanno aperto un varco in quel suo carattere così complicato, parole che sono riuscite ad entrarle dentro.”

Accade all’improvviso, il lettore non ha nemmeno il tempo di accorgersene da quanto velocemente la trama viene rigirata. Di punto in bianco la magia finisce, le due strade si dividono: succede così quando si indossano un paio di occhiali scuri per cercare di non essere accecati dalla folle ordinarietà della vita: non ti permettono di vederne le sfaccettature che fanno la differenza. Quando li togli, capisci che forse, la novità non è altro che un’illusione di felicità.

Nel secondo racconto, “Planare” troviamo altri due protagonisti, Cinzia e Raffaele, i quali non si può dire possano essere stati baciati dall’amore. La loro vita non li soddisfa, i figli stanno crescendo e la percezione del divenire sempre meno fondamentali per loro li fa sentire senza scopo. Si incontrano per caso e non nel migliore dei modi. Raffaele ne rimane folgorato, una sensazione mai provata prima gli fa decidere di voler scoprire l’identità di colei che ogni mattina parcheggia la macchina accanto alla sua. Nasce così un sentimento, in modo semplice e del tutto inaspettato, si poggia con leggerezza come un idrovolante che pian piano raggiunge il pelo dell’acqua, ma che riesce a creare turbinii e correnti capaci di trascinare in profondità.

“Gli sguardi si incontravano, quasi senza espressione, impassibili. Aveva iniziato a desiderare di conoscerla, di parlarle e chiederle qualcosa della sua vita, ma erano rare e troppo brevi le volte in cui incappava nel suo sguardo, sempre di corsa verso abitudini e ordinarie occupazioni. D’altra parte anche per lui era così: fermava l’auto, Francesco scendeva e di corsa senza spegnere nemmeno la macchina, ripartiva. Al mattino si svegliava con il desiderio fisico, indispensabile di incontrare il suo sguardo per un momento, ma ogni giorno che un minuscolo ritardo o anticipo sul tempo di arrivo, comprometteva quella possibilità, gli sembrava un giorno perso, sprecato.”

L’ultimo racconto invece, che si intitola “Milano ride ancora”, è quello che mi ha sorpreso di più. Il titolo è sicuramente quello che ho amato di più fra i tre in quanto mi ha trasmesso fin da subito una certa allegria. A differenza però di quello che il lettore può immaginarsi della trama leggendone il titolo, come ho fatto io, in realtà la storia inizia un po’ come le due precedenti: una cornice fredda e triste, insoddisfazione e nostalgia aleggiano nell’aria e si impregnano nella mente del nostro protagonista, Stefano, un ragazzo di 26 anni che porta sulle spalle la stanchezza di un ottantenne. La ricerca della novità non porta alcun frutto, tutto è così monotono e insipido. Il lavoro rende ma lo stesso manca qualcosa. Nel bar di Mario incontra Luigi, così per caso, ci scambia due chiacchiere ma la storia finisce lì.

Destino vuole che i due si ritrovino così per caso, all’inizio è Luigi a fare il primo passo, a cercare il contatto con quel ragazzo con cui quella sera aveva condiviso dei momenti di felicità pura. Tutto poi viene da sé, senza spinte nella trama, senza mettere fretta agli eventi. Sboccia un sentimento nuovo, candido e innocente. La prova per Stefano che la realizzazione di sé stesso lo stava ammirando da lontano, in modo discreto e rispettoso. Stefano in quel giorno di cambiamenti vede la sua Milano con occhi diversi: non le appare più grigia, apatica ed egoista. Milano con le sue luci notturne, i navigli e il duomo…ruba il cuore, abbatte i brutti pensieri e ti lascia un sorriso che ti si può leggere anche dagli occhi.

“Furono felici, di una felicità intima, non ricercata, che arrivava senza fatica”

Questa piccola opera mi ha fatto innamorare: semplice ma profonda, sono questi i caratteri che apprezzo quando leggo una storia. Lo stile dell’autrice mi è piaciuto davvero molto: lineare, semplice e diretto. Non mi sembrava nemmeno di star leggendo: avevo come l’impressione di averla accanto e parlare con lei liberamente. Una sensazione bella, provata di rado.

Promuovo a pieni voti questa opera, la consiglio a tutti, ma proprio a tutti. Merita un posto in ogni libreria.

Spero che questa recensione possa esservi stata utile, un in bocca al lupo all’autrice, aspetto altri suoi racconti.

A presto con nuove avventure letterarie,

Arianna