Recensione di “Il buio dentro”. Un romanzo di Antonio Lanzetta

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Parla di un mondo che impedisce alla gente di sognare, di essere viva.  Un mondo dove due persone non sono libere di amarsi” 

Con queste parole l’autore de “Il Buio Dentro” descrive il famoso romanzo di George Orwell “1984″, che parla di una società cinica e sterile, una società verso cui pare ci stiamo incanalando ogni giorno di più senza nemmeno renderci conto.

Generalmente leggo testi di genere diverso, ma la curiosità mi ha spinta a provare qualcosa di nuovo. “Il buio dentro” di Antonio Lanzetta è stato per me una vera rivelazione e l’ennesima prova che l’Italia è un paese ricco di talenti, valori e cultura. Nel testo di Lanzetta, in cui le vicende sono ben presentate. Vi è un uso ben calibrato dei dettagli, che permetteno di godere della storia in maniera vivida e quasi filmografica. La trama ricorda, ma solo vagamente, il film “Zodiac” di David Fincher, facendo a mio avviso un lavoro migliore e chiudendo il cerchio in modo coerente, accattivante e imprevedibile. L’autore riesce a toccare le paure intime del lettore e a centrare i problemi alla base di un periodo storico complicato ed edonistico come il nostro.

I protagonisti, Damiano e Flavio, sono deturpati dentro e fuori, ma nei fatti privi di cattiveria, in un mondo che sembra tornare alle retrograde teorie di Cesare Lombroso in cui se è bello non può essere cattivo e viceversa. La cosa drammatica è che i mostri del romanzo di Lanzetta sono reali: malattia mentale, violenza, abusi, psicosi, morte, mafia, abbandono, indifferenza e solitudine, realtà più o meno ai margini che non vorremmo vedere, ma che esistono  sotto lo straziante velo dell’indifferenza e di omertà del nostro secolo. La società dal canto suo ci vorrebbe robotici, cinici e distaccati dagli orrori e dai sentimenti che tanto fanno soffrire.

Questo tuttavia non è possibile, perché basta poco che uno stimato professore cada in disgrazia, un atleta si riduca a un derelitto e una giovane ragazza con il cuore pieno di promesse e sogni venga distrutta come un fiore cresciuto nel campo sbagliato, senza possibilità di futuro. 

“Flavio non le avrebbe mai voltato le spalle, perché se amare significava prendersi cura di una persona, portarla con sé nel cuore e nella testa, pensare a lei fino a stare male, allora lui l’amava più di ogni altra cosa” 

L’amore viene espresso in maniera quasi sublime ed eterea, un qualcosa di troppo delicato, raro e fragilissimo da sembrare una chimera in un reale come il nostro, troppo pesante e frenetico. 

“Lei mi chiese se mi fossi mai innamorato. Io mi bloccai di colpo, a bocca aperta, come un idiota. Non sapevo cosa risponderle, o meglio come dirle che in realtà mi ero già innamorato, migliaia di volte, in ogni sorriso, in ogni sguardo, in ogni piccola attenzione, ma non nel modo in cui lei immaginava. Le avevo detto tutto di me, ma non quella cosa, non la verità.” 

Ma se l’amore pare così effimero e sfuggente per tutti protagonisti del romanzo,

“la sua felicità era durata un istante, il tempo di un bacio”

Qualcosa di bello e potente perdura nel tempo e sconfigge la solitudine, l’omertà e l’ingiustizia: è l’amicizia, quella vera che sopravvive al tempo, alla distanza e ai silenzi. Bellissimi difatti i ricordi d’infanzia, che richiamano un pò le canzoni di Lucio Battisti, facendo un pò invidia ai ragazzi di città che oggi sempre più spesso non hanno neppure i cortili in cui giocare. 

“Erano vecchi e spezzati, proprio come lui, ma nei loro occhi colse qualcosa. Un bagliore che gli diede coraggio. Il sorriso di Flavio era la testimonianza che la loro amicizia sopravviveva, l’unica luce che avrebbe mai potuto dissipare il buio che dilagava nel suo cuore.”

Tutti questi elementi danno merito al successo di questo autore, che nell’orrore coglie comunque una bellezza collaterale, nella collaborazione e nella solidarietà. Ovviamente l’idea di doversi far giustizia da soli per ottenere una rivalsa per me è sbagliata, i vigilanti mascherati dovrebbero esistere solo nei film della Marvel, ma dopotutto è solo un romanzo, che prende, emoziona e centra in pieno lo scopo per cui è stato scritto.

 L’unica critica che mi sento di muovere all’autore è sulle figure femminili, fin troppo fragili e stereotipate, bisognose di essere salvate da qualcuno che non arriverà mai. 

A cura di Eleonora Panzeri