Recensione del film “Opera senza autore” di Florian Henckel von Donnersmarck

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Sullo sfondo di una struggente storia d’amore, i protagonisti assoluti di questo splendido film di Von Donnersmarck sono l’Arte, nel suo ruolo catartico, e la Storia, nel suo divenire talvolta inesorabile.

Opera senza autore si propone come un lucido affresco storico che racconta una delle più drammatiche stagioni dell’Europa, dalla Seconda Guerra Mondiale fino agli anni Sessanta, attraverso gli occhi di un bambino destinato a diventare uno dei più grandi artisti del Novecento.

Ispirato alla biografia del pittore tedesco Gerhard Richter, il film investiga l’uomo e la sua atavica lotta tra il bene e il male, con una sceneggiatura e una fotografia impeccabili.

Oltre tre ore di cinema puro che, a dispetto della sua durata, ti costringe a considerare che ogni inquadratura era inevitabile.

Regia attenta nei dettagli fino a non farsi sfuggire neppure la lacrima di una donna scivolata sulla scarpa del suo aguzzino.

Un film da non perdere.

Nuccio Castellino