Recensione del film “Cold war” di Pawel Pawlikowski.

0
630

Sa di luce e di buio Cold war. Capace di illuminare, abbacinando, le nostre più recondite paure. E altrettanto capace di  coprire, con una sottile coltre scura, le nostre certezze.

È un bianco e nero nitido che non lascia spazio ad alcun indugio, che fa rivivere, non senza nostalgia, il cinema di Michelangelo Antonioni con la sua celebre trilogia dell’incomunicabilità, L’avventura, La notte e l’Eclisse, che segnò la fine del nostro Neorealismo.

Una storia d’amore resa impossibile dalle inquietudini della Storia e dei due protagonisti che si avvita su stessa in una inesorabile spirale, soggetto che si ispira alla biografia dei genitori del regista che diventa nelle mani di Pawel Pawlikowski un affresco neoesistenzialista che taglia il cuore e lo incide.

Nessuna delle sequenze, caratterizzate dal formato quadrato, potrà essere dimenticata, così le musiche, le location, gli sguardi, persino i silenzi in un film dove sulle parole emerge il linguaggio dei corpi.

Premiato al Festival di Cannes, ha vinto 5 European Film Awards.