Rebecca Fox: “Molti la conoscono come scrittrice ma non sanno che in realtà…”

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Copertina del primo volume della trilogia di Roberta Fox, The Phoenix. Fuoco, La Ruota editore.

Rebecca Fox, l’intervista

A cura di Giorgia Linho

Amici carissimi, il “Salotto Rosa” da oggi darà spazio anche alle storie e testimonianze di autrici emergenti. Donne che, come tutti, hanno una vita, delle esperienze forti da raccontare e nei momenti liberi si rifugiano nel mondo della scrittura, magari presentandosi sotto mentite spoglie, con uno pseudonimo.

È questo il bello di moltissime donne: condurre una vita colorata di tante sfumature, portare avanti degli impegni così diversi tra loro con leggiadria e nonchalance, con risolutezza e mistero, come solo le donne sanno fare….
Voi, ad esempio, sapete chi è davvero Rebecca Fox? Chi si nasconde dietro questo nome di fantasia, che ci riconduce all’autrice di una trilogia fantasy? Una vecchietta che scrive tutto il giorno, dopo una vita passata a lavorare e ad accudire nipoti? Una mamma a tempo pieno che aspetta che i figli siano a scuola per buttar giù qualche riga? Nulla di tutto ciò…

Rebecca (nome d’arte), nasce 33 anni fa a Genova e “The Phoenix. Fuoco”, edito da La Ruota, è il suo primo libro, nonché primo capitolo di una trilogia fantasy, ambientata nel mondo della magia. Nella vita quotidiana è conosciuta come medico veterinario specializzato in risonanza magnetica, che si divide tra studio e lavoro tra Cambridge e Padova.

D: Quando hai iniziato a scrivere?
R: Ho iniziato a scrivere ai tempi dell’università, mentre studiavo per laurearmi presso la Facoltà di Veterinaria; il tempo era poco per cui dopo l’esame di stato, precisamente da dicembre del 2008 a febbraio del 2009, ho preso un periodo libero per ultimare il mio primo libro. Dopo la prima stesura c’è stata la parte dell’editing e della revisione a cui ha fatto seguito la ricerca di una casa editrice che fosse interessata alla pubblicazione. Ho avuto inizialmente solo proposte di editori dietro lauto compenso, per cui ho accantonato momentaneamente questo mio piccolo sogno. Mi sono dedicata interamente alla carriera, girando il mondo per imparare la mia professione, specializzandomi sempre più e iniziando anche l’attività di insegnamento nell’ambito della risonanza magnetica. Sono andata avanti in questo modo per dieci anni, costruendo mattone su mattone il mio futuro, il mio lavoro, tenendo intanto il libro chiuso in un cassetto. Ma nel 2016 una collega mi ha parlò di una casa editrice romana, La Ruota, alla quale inviai subito il mio manoscritto: volevo fare un altro tentativo. Con mia grande gioia mi fecero sapere di essere interessati alla pubblicazione e così mi rimisi in gioco: nel gennaio del 2017 il libro, finalmente, uscì ufficialmente sul mercato.

D: Come è cambiata da quel momento la tua vita?
R: Dalla pubblicazione del libro in poi è iniziata la dicotomia della mia vita: da una parte la medicina, la carriera e il lavoro, dall’altra l’arte, la scrittura e la creatività. Nel 2017, dopo anni di ricerca, ottengo finalmente un posto da specializzanda presso l’Università di Cambridge, per ottenere un diploma in radiologia veterinaria, dopo aver fatto domanda in tantissime università sparse per il mondo. Questa specializzazione ha una durata di 4 anni, per cui passo 6 mesi qui nel Regno Unito dove studio e 6 mesi l’anno a Padova dove lavoro. Approfittando della mia permanenza in terra anglosassone mi sono prefissa per il 2018 l’obiettivo di tradurre il libro in inglese, per pubblicarlo perché no, anche negli Usa.

D: Quali paesi del mondo ti ha portato a girare il tuo lavoro?
R: Ho svolto training di insegnamento in Europa (Italia, Belgio, Olanda, UK, Germania, Francia e Svezia), America (New York, New Messico, Chicago, Cleveland, Arizona), Canada, Cile e Sud Africa.

D: Adesso parliamo del tuo libro “The Phoenix. Fuoco”… di cosa tratta?
R: Il libro è un urban fantasy dove si intrecciano due mondi: quello della magia e quello reale, dove si contrappongono il potere della luce a quello delle tenebre. Divisi tra queste due realtà troviamo undici Cavalieri della Luce e il loro Signore, Antares, le cui storie si intrecciano inesorabilmente con la vita dei due fratelli protagonisti di questo primo volume, ovvero Ren e Shin. Ren ha 24 anni, ha un istinto protettivo molto forte nei confronti del fratello minore di 19 anni, dovuto alla prematura scomparsa dei loro genitori, a causa della grande guerra del regno della magia, di cui Shin però non ricorda nulla. Ren abbandona il mondo della magia, di cui non si è mai sentito parte, per rifugiarsi per sempre nel mondo reale e cerca di tenere Shin all’oscuro dei suoi poteri magici, pensando di fare il suo bene. Il potere magico di Shin, ovvero la sua aura, a differenza di quella di Ren, è sigillata ed è divenuta tanto potente da dover essere risvegliata, così come vorrebbe la legge del mondo della magia, altrimenti condurrà lentamente e inesorabilmente il suo possessore alla morte. Ma Ren non accetta l’idea che il fratello minore entri in contatto con il mondo della magia e decide perciò di rivolgersi a Yume, il cavaliere dell’ombra, a metà strada tra la luce e le tenebre, l’unica persona in grado di provare a curare Shin senza risvegliare necessariamente la sua aura. Ed è da questo incontro che le vite dei due ragazzi si intrecceranno a quelle dei personaggi del regno della magia dando vita a nuovi scenari e a un vortice di eventi che metterà Ren di fronte ad una scelta…

D: Ci sono molti altri personaggi che entreranno in scena, con una propria storia e un proprio compito…
R: Sì, il libro è ricco di personaggi. In particolare troviamo in questo primo volume: Ioria, cavaliere del fuoco, impulsivo e protettivo tanto quanto Ren; Raiko, il cavaliere dell’acqua con un forte spirito altruista, e da sempre collante insostituibile del gruppo; ed ovviamente Antares, Signore della Luce e la sua controparte femminile e malvagia Arles, nonché signora delle tenebre. I personaggi sono molto ben caratterizzati e, man mano che scorrono i capitoli, si ha l’impressione di conoscerli sempre meglio permettendo al lettore di affezionarsi. Quindi devo ammettere che sì, Ren e Shin sono i protagonisti del primo volume, ma avrete modo di appassionarvi anche alle storie di tutti gli altri che verranno ovviamente portate avanti nei prossimi volumi. Come dico sempre, “The Phoenix” è un mondo, non è solo un libro.

D: “The Phoenix”, La Fenice…c’è un significato particolare che hai voluto attribuire alla trilogia?
R: Sì. Un aspetto molto bello e positivo della trilogia è appunto il significato della rinascita, ragion per cui ho voluto dargli questo nome. Come la fenice che rinasce dalle proprie ceneri, leggendo la storia ti rendi conto che i personaggi arrivano alla fine del loro ciclo, come se avessero esaurito la loro storia e avessero portato a termine il proprio compito, esaurendo così il loro ruolo, per poi accorgersi che non è così: ognuno di loro si ritrova a rinascere e ricominciare da capo, ritrovandosi magari ad andare in una direzione diversa da quella sperata, come in una giostra vorticosa… Una frase che ricorre molto spesso è “Non si muore per così poco…”…Come nella vita reale del resto, può accadere la tragedia peggiore che tu potessi immaginare ma intanto, in ogni caso, volente o nolente, continuerai a vivere. È proprio questo il significato più profondo della trilogia.

D: Quanto c’è della tua vita e delle tue esperienze in The Phoenix?
R: C’è tanto dei miei vissuti e delle mie problematiche che però mi hanno resa più forte e di fronte alle quali non mi sono mai abbattuta, lottando sempre. Determinazione è la parola chiave che riflette appunto lo spirito di questo primo volume. La determinazione di portare avanti e realizzare fino in fondo ciò che si è deciso di fare, a discapito di tutto e di tutti: penso infatti che non ci siano scuse che ti possano far cambiare idea, quando vuoi raggiungere un obiettivo e Ren in questo mi somiglia molto. Il protagonista infatti è così determinato da diventare quasi ottuso, cocciuto, il che non sempre ha un risvolto positivo, visto che può condurre nella direzione sbagliata.

D: I tuoi personaggi hanno una caratteristica molto rara nel mondo del fantasy: quella di sembrare umani e di sbagliare come qualsiasi altra persona normale…
R: Sì ed è questo aspetto che mi piace tantissimo: nessuno è perfetto, perché dovrebbero esserlo i miei personaggi? Come tutti nella vita anch’essi commettono errori, fanno scelte non sempre giuste, guidati dall’impulsività. Seppur ambientata nel mondo della magia, la trilogia riflette tantissimo alcuni aspetti della vita che ci ritroviamo a vivere quotidianamente. Un tema importante è l’amore, inteso come amore salvifico, quello che ti apre gli occhi facendoti vedere le cose da un’altra prospettiva, con più lucidità, quello che ti riporta sulla retta via. Un altro tema è quello della consapevolezza della scelta: spesso nella vita ci capita di non condividere le scelte delle altre persone ma bisogna accettarle e trovare un modo per continuare a vivere e provare a essere felici, nonostante tutto.
Nello specifico Antares viene tradito dal suo amico fraterno, Yue, nonché cavaliere della Luna, che abbandona il regno della luce per schierarsi dalla parte di Arles, signora delle tenebre. Il comportamento di Yue apparentemente è inspiegabile ma bisogna sempre ricordarsi che ognuno di noi ha le proprie ragioni, sebbene spesso siano difficili da accettare. Scegliere significa assumersi la responsabilità delle conseguenze, e, nuovamente, la determinazione e le proprie convinzioni, nel bene e nel male, ci permettono di arrivare al traguardo che ci siamo prefissati.

D: Hai confessato di essere una donna molto determinata. Hai mai ricevuto dei “NO”’?
R: Sì, soprattutto in campo professionale. Dal 2010 al 2016 ho spedito 35 domande in tutto il mondo per un posto alla specialistica in radiologia veterinaria e spesso sono arrivata ai colloqui finali senza però ottenere la tanto desiderata posizione. Però non ho mai mollato, se hai un sogno devi fare di tutto per realizzarlo, e così a dicembre 2016, finalmente ricevo l’ok dall’università di Cambridge dove tuttora vivo per affrontare questi 4 anni di specializzazione. Non è facile vivere lontano da casa e dai propri affetti, che finisci inevitabilmente per trascurare presa dai mille impegni inglesi, per cui bisogna tenere sì sempre presenti i propri obiettivi ma allo stesso tempo fare attenzione a non perdere di vista quelle che sono le relazioni importanti della nostra vita.
Ho intervistato Rebecca telefonicamente e posso garantirvi che nella sua voce ho sentito tutta la forza e la determinazione, nonché tutto l’amore e la passione che ci mette nelle cose che fa…sia in campo professionale che in quello della scrittura. Nonostante i dieci gradi sotto zero, inforca tutti i giorni la sua bici per recarsi a lezione, sicura che solo con l’impegno i sogni potranno realizzarsi, non soltanto i suoi…ma anche i vostri ed è con questo messaggio che vi saluto.
A giovedì 21!!!

 

 

Copertina del libro “The Phoenix. Fuoco”

 

Giorgia Linho

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