Raffaello il sole delle arti

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A Torino, presso la reggia di Venaria Reale fino al 24 gennaio va in scena una mostra curata da Gabriele Barucca, Sylvia Ferino, comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci con tema Raffaello Sanzio da Urbino, il sole delle arti.Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di celebri capolavori di Raffaello, che evocano la sua prodigiosa carriera artistica, le persone che ha conosciuto, le diverse città dove ha vissuto.

A rappresentare la  sua formazione è una scelta di opere dei maestri che hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita artistica, vale a dire il padre Giovanni Santi, il Perugino, il Pinturicchio e Luca Signorelli. L’obbiettivo della mostra è quello di accostarsi a Raffaello sottolineandone l’impegno creativo nei confronti delle “arti applicate” che poi tradussero nelle rispettive tecniche suoi cartoni e disegni nonché incisioni tratte dalla sua opera, e che nel corso del Cinque e Seicento costituirono il veicolo privilegiato per la diffusione e la conoscenza in Italia e nel resto d’Europa delle invenzioni figurative dell’Urbinate come arazzi, maioliche, monete, vetri, intagli, armature, cristalli.

I prestiti coinvolgono diversi importanti musei italiani e non, dai Musei Vaticani ai musei di Londra, Dresda, Brescia, Firenze, Urbino, Pesaro,Vienna e tanti altri. Raffaello, nato ad Urbino nel 1483, figlio di Giovanni Santi, ricevette dal padre i primi insegnamenti di pittura che assieme alle arti e letterature della corte urbinate di quel periodo, dove lavorarono ad esempio Laurana, Francesco di Giorgio Martini e Piero della Francesca. Ma il vero apprendistato lo fece dal Perugino che lo aiuto’ in modo raffinato a comprendere le arti figurative di Piero della Francesca.

L’influenza tra Raffaello in età precoce e il Perugino sono evidenti nelle opere del Perugino stesso come nella predella del polittico di S. Maria Nuova a Fano e degli affreschi del Collegio del Cambio a Perugia(opere del Perugino in cui secondo alcuni collaboro’ Raffaello) e viceversa nell’affresco la Madonna col Bambino del 1498 di Raffaello si nota l’influenza del Perugino su Raffaello stesso. Questo in molte opere del primo Raffaello come: pala del beato Nicola da Tolentino dipinta in collaborazione con Evangelista da Pian di Meleto per S. Agostino a Città di Castello (1500-01), di cui oggi restano solo alcuni frammenti ; due tavole con Madonna leggente con Bambino e Madonna con Bambino e i ss. Girolamo e Francesco(1500-01 e 1501-02, Berlino, Staatliche Museen); S.Sebastiano (1501-02, Bergamo, Accademia Carrara); Resurrezione (1501-02,San Paolo Museu de Arte) dove sono evidenti anche suggestioni riprese dal pinturicchio; pala di Città di Castello (Crocifissione Mond, 1502-03, Londra, National Gallery); pala Oddi (1502-03, Pinacoteca Vaticana) dove, nelle scene della predella, è nitidissima la scansione spaziale e si manifesta un certo interesse per la struttura compositiva architettonica.

Il superamento dei modelli del Perugino si ebbe a partire dal 1504 con lo Sposalizio della Vergine, custodito a Brera,Milano dove raggiunge la consapevolezza della costruzione dello spazio di discendenza pierfrancescana attraverso l’uso della prospettiva lineare e la disposizione curvilinea e non su di un piano orizzontale, delle figure.

Nel 1504, senza dimenticare mai le sue origini, si trasferì a Firenze dove studio i movimento rinascimentale fin dalle sue origini, in particolare Leonardo, Michelangelo, Fra Bartolomeo e tanti altri artisti del tempo. Nei primi mesi del soggiorno a Firenze dipinse il dittico formato dal Sogno del cavaliere (Londra, National Gallery) e dalle Tre Grazie(Chantilly, Musée Condé), e la Madonna Conestabile (San Pietroburgo, Ermitage), dipinti di piccolo formato in cui l’apparente semplicità della struttura spaziale è invece frutto di delicati equilibri ritmici e compositivi.

Negli anni successivi R. si dedicò con particolare attenzione a sviluppare il tema iconografico della “Madonna con Bambino” e della “Sacra Famiglia”: Madonna del Granduca (1504 circa, Firenze, palazzo Pitti); Piccola Madonna Cowper (1504-05, Washington, National Gallery of Art); Madonna del Belvedere (1506, Vienna, Kunsthistorisches Museum); Madonna del cardellino (1507 circa, Uffizi); ecc.

Al termine di questo percorso il rigoroso grazie allo studio delle opere di Leonardo,l’impianto spaziale delle opere giovanili si è trasformato in una nuova naturalezza di ritmi e di colori; le immagini sacre, idealizzate, raggiungono un notevole equilibrio che tende alla perfezione formale. Evidenti motivi leonardeschi si colgono anche in alcuni ritratti nei quali Raffaello si propone di dare al personaggio raffigurato, dall’impostazione prevalentemente di tre quarti, una grande naturalezza di espressione: Dama con liocorno (1505-06, Roma, galleria Borghese); Ritratto di Agnolo Doni; Ritratto di donna, detto La muta (1507, Urbino, Galleria nazionale delle Marche) e altre. In alcune opere, dipinte per chiese perugine è più evidente l’influsso dell’arte di fra Bartolomeo che, permette a Raffaello di rinnovare completamente la struttura quattrocentesca della pala d’altare e, seguendo un’ideale classico di perfezione formale, di raggiungere una compostezza e un equilibrio unici.

Pala Colonna (1503-05 circa, lunetta e scomparto centrale a New York, Metropolitan Museum); Pala Ansidei (1504-06, scomparto centrale a Londra, National Gallery). La Madonna del baldacchino (1507-08, Firenze, palazzo Pitti), lasciata incompiuta per andare a Roma, rivela già nel nuovo rapporto stabilito su scala monumentale tra figure e ambiente architettonico con l’articolazione compositiva tipica del periodo romano.

Il genio urbinate si trasferì a Roma alla fine del 1508 chiamato da Giulio II per partecipare alla decorazione delle Stanze vaticane; il Papa gli affidò l’esecuzione dell’intera impresa. Per prima fu affrescata la stanza detta della Segnatura (1508-11): motivo iconografico dominante è l’esaltazione delle idee del vero, del bene e del bello. Del vero, nei due aspetti di verità rivelata, nella teologia (Disputa del Sacramento), e di verità naturale o razionale, nella filosofia (Scuola di Atene); del bene, nelle Virtù cardinali e teologali e nella legge (Gregorio IX approva le decretali, Triboriano consegna le pandette a Giustiniano); del bello rappresentato dalla Poesia (Parnaso); sulla volta, come sollevate in una “sfera delle idee”, appaiono le personificazioni dei principi del vero (rivelato e razionale), del bene e del bello.

Il valore simbolico delle rappresentazioni appare subito grazie alla semplicità raffigurativa. Contemporaneamente ai lavori vaticani,Raffaello fece altre importanti opere: Ritratto di cardinale (1510-11, Madrid, Prado); Madonna d’Alba (1511, Washington, National Gallery of Art); Trionfo di Galatea (1511, Roma, villa di Agostino Chigi, detta Farnesina); Profeta Isaia (1511-12, Roma, S. Agostino), ispirato agli affreschi michelangioleschi della Sistina. Negli affreschi della seconda stanza, detta di Eliodoro (1511-14) Raffaello tratta il tema storico dell’intervento divino in favore della Chiesa (un chiaro riferimento storico al pontificato di Giulio II): anche il linguaggio pittorico si fa più concitato e mosso, ricco di effetti luministici più adatti a rappresentare eventi drammatici (Cacciata di Eliodoro dal Tempio; Liberazione di S. Pietro, dal bellissimo “notturno”); più equilibrati gli episodi della Messa di Bolsena, dove la straordinaria ricchezza di colori va messa in relazione ai nuovi apporti della pittura veneta e dell’Incontro di Attila e Leone Magno.

Nel frattempo l’urbinate. aveva proseguito i suoi studi volti al rinnovamento della pala d’altare, giungendo a soluzioni moderne e originali nella Madonna Sistina (1513-14, Dresda, Gemäldegalerie) e soprattutto nella Santa Cecilia (1514, Bologna, Pinacoteca Nazionale) dove l’estasi della santa diviene il tema unico della rappresentazione. Altre opere notevoli di questi anni sono gli affreschi con Sibille e angeli (1514, Roma, S. Maria della Pace), la Madonna della seggiola (1514, Firenze, palazzo Pitti) e il Ritratto di Baldassar Castiglione (1514-15, Louvre) in cui Raffaello si focalizza sulla moralità del personaggio che ritrae. A Giulio II era intanto succeduto Leone X (1513) e ben presto si spensero le aspirazioni politiche maturate durante il papato precedente e dunque Raffaello si dilettò in nuove soluzioni artistiche più rivolte al classico.

In questi anni si assiste a una attività frenetica, a una continua creazione di idee e soluzioni nuovissime. Convinto della superiorità della “ideazione” e quindi della parte che sta a monte della vera e propria esecuzione rispetto alla reale esecuzione dell’opera, Raffaello abbandonò quasi interamente alla sua scuola la realizzazione pratica delle opere che gli venivano richieste sempre più abbondantemente.

Proprio su questo si fonda la mostra di Venaria Reale La terza stanza degli appartamenti vaticani, detta dell’incendio di Borgo, di intonazione scopertamente encomiastica, fu infatti eseguita in gran parte dagli aiuti (1514-17; la quarta sala, detta di Costantino, venne interamente eseguita dopo la morte di Raffaello dalla sua bottega, 1520-24). Negli stessi anni Raffaello si dedicò con maggiore partecipazione alla realizzazione dei cartoni per gli arazzi della Sistina.

Ma, a partire dal 1514, la sua attività fu soprattutto assorbita dai lavori di architettura, dagli studi sull’antichità e dalla creazione di un nuovo tipo di decorazione a fresco e a stucco, ispirato a esempi antichi (per es., la decorazione della Domus Aurea), i cui risultati straordinari, possono ammirarsi negli affreschi, eseguiti dalla bottega, della “stufetta” del cardinale Bibbiena (1516, Palazzi Vaticani), della Loggia di Psiche (1517, Roma, villa Chigi), delle Logge e della Loggetta vaticane (1518-19). L’attività architettonica di Raffaello era probabilmente iniziata con la costruzione delle stalle per la villa del banchiere A. Chigi (1511-14, distrutte).

Nel 1513 erano iniziati i lavori per la cappella Chigi in S. Maria del Popolo, interamente progettata dall’urbinate (la decorazione fu completata nel 1516 con i mosaici eseguiti da Luigi de Pace da Venezia su disegni di R.). Alla morte di Bramante, nel 1514, R. era stato nominato architetto della Fabbrica di S. Pietro e progettò la trasformazione della pianta centrale bramantesca in pianta basilicale, forse per venire incontro a necessità liturgiche.In seguito furono progettati il palazzo Branconio dell’Aquila e villa Madama, il cui progetto originale, solo in parte realizzato e in tempi successivi, rivela in pieno la genialità dell’idea raffaellesca, anticipatrice di soluzioni architettoniche del tardo cinquecento.

L’idea grandiosa, non portata a termine a causa della morte precoce, di rilevare la pianta di Roma antica nacque probabilmente alla fine del 1517; a tale scopo R. elaborò un sistema di disegno architettonico in proiezione ortogonale, per pianta, alzato e spaccato, grazie al quale si proponeva di rilevare gli edifici antichi della città, metodo che espose  in una famosa lettera a Leone X . Tra le ultime opere pittoriche, autografe, si possono ricordare: la Visione di Ezechiele (1518, Firenze, palazzo Pitti); il Ritratto di Leone X con due cardinali (1518-19, Uffizi); il Ritratto di giovane donna, detta la Fornarina (1518-19, Roma, Galleria Nazionale d’arte antica); la Trasfigurazione (1518-20, Pinacoteca Vaticana), in cui il carattere spettacolare e drammatico, la novità e l’originalità dell’invenzione, saranno spunto insostituibile e fondamentale per numerosi pittori delle generazioni seguenti.

Immensa dunque la sua produzione nonostante i pochi anni vissuti e tutta di alto livello il che dimostra se ce ne fosse bisogno che Raffaello è stato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

L.D.