Radici di rami spogliati

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Quando spengo il tuo ricordo dentro
un bicchiere, ma non si spegne, anzi affonda il
pugnale tra scapole e vertebre, allora scrivo.
Ci si perde nei bicchieri e nei mozziconi ma
ferisce lo spirito più del pugnale il vizio di te,
nelle notti in cui grida i nomi nostri intrecciati.
Radici di rami spogliati, così ci ha chiamati.

Tutto il mio sangue, lo sai che ti piange?
Il profumo che fanno le parole sussurrate al
corpo che finalmente diventa il vestito,
una porzione di sguardo con cornice la
mano mentre carezza il profilo del tuo ricordo.
Aperta, su quello che è stato il nostro domani.

Tu guarda meglio i miei fogli, smetti di leggerli, guardali soltanto come si osservano le file delle formiche, lascia che siano loro a camminare sul tuo sguardo e non il contrario, perché ogni lettera, ogni spazio, ogni virgola, fanno parte di quel ponte che lo scrivere mi ha dato per non lasciare che un fiume ci separi per sempre.

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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.