Qui muoiono carezze

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Hanno lo sguardo in bianco e nero i nostri vecchi e le unghie sottili come i veli delle spose.

Camminano distrattamente sulle ali leggere di un pensiero perso in quei giorni
che raccontano restando sospesi a mezz’aria, danzando le note di un sax che nessuno più sente,persi tra pieghe di pelli rugose che nessuno più sfiora.

Stanno lì.
Sullo sfondo di avventure orfane d’orecchi
sono orologi fermi sulla campanella della scuola, cullati dal gusto del pane nero
con il burro e lo zucchero, dal tarassaco e dalle mulattiere, dall’ odore di terra imprigionato nella carezza di un padre,
delle olive raccolte da terra e dell’ uva pestata coi piedi. 

Sono le mani vuote in cui muoion carezze
i nostri vecchi.

Labbra che nessun bacio addormenta più. 

E tu guardi corpi nel pieno del declino
che coprono miseramente cuori  dolenti,
coperti di tendini polvere e rughe,
ormai troppo acciaccati e pieni di nulla
per potersi pensare ancor vivi.

Quei corpi tacciono mentre passi
e sui tuoi passi distratti non posano
nemmeno più lo sguardo.

Tratto da “Pensieri sparsi di un pendolare assonnato”

©G.Sonnessa 2016

Gianluca Sonnessa Pagina Facebook

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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.