Questa sera verrà il bello

0
657

Immagina per un attimo di trovarti sulla ” Grande Duna ” nel deserto del Sahara, a 450 chilometri a sud-est da Marrakesh, la duna si staglia imperiosa con i suoi oltre 80 metri di altezza, pochi luoghi riempiono l’anima ed il cuore come essere in cima in uno di questi per poter ammirare il sole tramontare ad ovest e vederlo sparire tra le dune di sabbia, un’esperienza unica da vivere.

Ora immagina che non sei solo, con te ci sono un gruppo di persone che condivide questa esperienza estrema nel deserto. La sensazione che si prova di fronte a questo spettacolo della natura è incredibile.

Il silenzio ti avvolge, il vento soffia delicatamente tra i capelli ed il sole riscalda non solo il corpo, ma anche l’anima. I tuoi compagni d’avventura gridano verso il sole che sparisce il loro nome, tu sei invece lì immobile, paralizzato dall’emozioni che sgorgano da dentro.

E’ un tardo pomeriggio di inizio dicembre del 2016, il sole ormai sparisce all’orizzonte, tutti scendono e rimani lì con un compagno di viaggio arabo e Giuseppe Rutigliano, il protagonista di questa storia. Finalmente Benedetta sblocca le emozioni quando il compagno di viaggio le dice, mentre tutto intorno si ammanta di buio ed arriva la notte, che lei si chiama Leila ” gli occhi della Notte “ ed è Leila il nome che Benedetta grida verso ovest. Benedetta ha un numero che la contraddistingue da sempre, il numero 17, questo Giuseppe lo sa.

Giuseppe vive a Galatina, e una mattina di maggio del 2017 appena fuori la porta incrocia lo sguardo di un cane randagio che già da 4 anni stazionava vicino casa sua, ma stavolta non è indifferente e fissando meglio questo batuffolo di pelo bianco con chiazze color miele, pensa “vediamo dove mi porta”. Il cane ascolta il pensiero, che forse lui stesso aveva suggerito, tant’è che inizia nell’immediato a camminare, e Giuseppe lo segue preso da un insolita curiosità, con la sensazione forte che qualcosa di importante stia per essergli rivelato. 

Inizia così un capitolo di una storia lontana esattamente un secolo fa ( 1917 ) in cui le varie tessere del puzzle sono ancora da mettere insieme ma che si stanno per allineare perfettamente.

Il cane annusando tutti gli angoli arriva in una corte nascosta del centro storico di Galatina, Giuseppe si guarda attorno per capire, legge una targhetta con su scritto ” Corte Santa Maria ” . E subito rimane esterrefatto nel notare che sul lato sinistro della porta con civico 17 c’è una targhetta rossa con sopra il nome Leila, sincronismo che lo riporta sulla Grande Duna. 

Giuseppe si volta quindi alla sua destra e nota che una piccola porta ha due numeri civici, il 10 e l’11. Si avvicina e accanto al numero 11 scorge tre adesivi degli Ultrà della locale squadra di calcio, la Pro Italia Galatina ed un anno a caratteri cubitali il ” 1917 ”, ed Ovest.

A questo punto ha bisogno di un aiuto e si rivolge al suo amico fraterno medico Paolo Vantaggiato, che con la sua sensibilità gli spiega che non è casuale quello che sta accadendo; l’Universo sta cercando di rivelare a lui qualcosa.

Paolo sente anche lui forte che qualcosa sta per rivelarsi e su di un motore di ricerca web digita subito “Santa Maria, 10, 11, 1917, ovest”, e altre parole che riguardano il passato di Giuseppe;  si imbatte nella storia tremenda di una decimazione avvenuta il 16 luglio 1917 a Santa Maria la Longa in Friuli durante la prima guerra mondiale.
Paolo si chiede chi fossero quei 12 soldati decimati, e proseguendo con la ricerca su internet rimane esterrefatto nel leggere quella lista di nomi. “Giuseppe ho la pelle d’oca…” Questo riesce a esclamare Paolo prima di svelare a Giuseppe che di quei 12 soldati uno era di Maglie, uno era di Corigliano, e uno era di Galatina. Giuseppe incredulo legge la lista e le relative date di nascita, e nota subito che i tre conterranei erano gli unici tra i decimati ad avere tutti e tre 36 anni. 36 è un numero ricorrente e importante per Giuseppe. 

Ora Giuseppe comprende che il cane è una guida. Deve solo seguire il cane per scoprire. 

A distanza di qualche giorno il cane che non è mai uscito fuori dal centro storico, porta Giuseppe sotto i portici di via Diaz, e anche questo riconduce al 1917, perchè Armando Diaz diviene capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano proprio sul finire del 1917, ma questo Giuseppe non lo sa. Giuseppe è sotto i portici dove il cane si è fermato, e si osserva intorno, ma non coglie nulla. Eppure il cane è fermo lì. Dopo aver guardato tutto e non aver colto nulla, Giuseppe esce dal porticato per andare via, e solo allora voltandosi verso il cane che è rimasto lì, alza lo sguardo e vede l’insegna fuori dai portici, “Gabrieli Sport”. Giuseppe rimane ancora una volta a bocca aperta; il soldato decimato di Galatina si chiamava Gabrieli Angelo. Si chiamava Gabrieli Angelo così come anche è riportato sul lato Ovest del monumento ai caduti della grande guerra di Galatina.

 

Il cane porterà Giuseppe a scoprire e vivere altre stranezze e sincronismi incredibili, come ad esempio ritrovarsi in casa un vecchio proiettile di provenienza a lui non nota, come ad esempio trovare per terra per le strade di Galatina (pochi minuti dopo aver chiesto a Paolo se la storia che si stava rivelando riguardasse in qualche modo se stesso, Giuseppe Rutigliano)  uno scontrino fiscale stampato quasi due mesi prima nel comune di Rutigliano.., distante da Galatina 200 chilometri.

 

A questo punto raccontiamo cosa successe quel luglio del 1917, la rivolta della Brigata Catanzaro avvenuta a Santa Maria la Longa la notte fra il 15 ed il 16 luglio 1917, conclusasi tragicamente con una fucilazione sommaria e con una decimazione. 

A raccontare finalmente i fatti Giulia Sattolo sotto forma di tesi universitaria con cui nel 2006 consegue la laurea in Lettere, lei che è originaria proprio di Santa Maria la Longa. 

La tesi diviene libro dal titolo ” Questa Sera verrà il Bello ! “. La Brigata Catanzaro fu tra le più valorose della prima guerra mondiale si meritò due medaglie, una d’oro e l’altra d’argento; fu sempre in prima linea e sempre sacrificata.

Le licenze non venivano concesse da troppo tempo, le condizioni dell’esercito erano disumane e la vita di trincea era un vero e proprio Inferno in terra. I fanti chiedevano solamente un periodo di riposo dopo 40 giorni in prima linea sul fronte del Carso.

Il motivo principale della rivolta fu questo. La mattina dopo, 28 soldati, di cui 12 sorteggiati all’interno della 6a compagnia del 142°, furono fucilati contro il muro del cimitero dai loro stessi compagni. I tre conterranei rientravano tra quelli sorteggiati a caso, senza che fosse stata loro attribuita alcuna responsabilità nella rivolta. Ricordiamo che a Santa Maria la Longa sempre nel 1917 Giuseppe Ungaretti scrive una memorabile poesia dal titolo ( Mattina ) ma conosciuta per i suoi versi ” M’Illumino d’Immenso ” ed anche per il libro di Memorie di Gabriele D’Annunzio che ha protagonisti proprio i decimati della ” Catanzaro “.

Dopo molte ricerche, si è concretizzato l’obiettivo di ridare un’identità ai fanti che vennero fucilati oltre che dare loro un riconoscimento alla memoria.

Per quasi un secolo ci sono stati solo corpi senza nome e nomi senza corpo. Grazie al racconto di Giulia Sattolo abbiamo i nomi, tre di questi dodici sorteggiati per essere fucilati dagli stessi compagni erano salentini ed erano andati a morire per 

una patria che chiedeva loro sacrifici disumani.

Il loro nome va conosciuto, e va raccontata come monito la loro storia di martiri.

Angelo Gabrieli di Galatina
Toma Luigi di Maglie
Dimitri Nicola di Corigliano d’Otranto

I tre salentini fucilati avevano lasciato a casa mogli, figli e genitori che non vedranno più i loro volti e neanche una tomba dove piangerli.

Bisogna essere grati a queste persone, perché pur avendo combattutto e assolto al loro dovere di difendere la Patria, senza che sia stata provata colpa alcuna sono stati sorteggiati e fucilati, e i loro corpi privi di targhetta di riconoscimento sono stati sepolti in una fossa comune senza che alcuna notizia fosse data ai loro famigliari né sulle modalità della morte nè sull’ubicazione dei loro corpi. Dovevano essere dimenticati.   

Raimondo Rodia

* Una menzione per l’impegno che l’amministrazione comunale di Galatina sta profondendo per l’intitolazione di una strada comunale ad Angelo Gabrieli morto il 16 luglio 1917 a Santa Maria la Longa.