Quel “guscio che ci tiene imprigionati”. La timidezza addosso

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Ci vuole coraggio, spesso, nella vita per raccontare qualcosa di se stessi.  È un lavoro che può avvenire solamente dopo un lungo processo.
Dal mio punto di vista è un vero e proprio miracolo riuscire a rompere quel “guscio che ci tiene imprigionati” e non ci fa interagire liberamente con le altre persone!
Per alcuni la timidezza è una sofferenza, un nemico con le sembianze di un parassita
Dal punto di vista sociale e psicologico, la disabilità può essere in alcuni casi sinonimo di timidezza. Siamo portati a porre in evidenza il modo in cui viene percepito il disabile. Alcune volte è essenziale anche ricordarsi dei sentimenti e delle emozioni intrinseche che la persona ha di se stessa.
Soprattutto, durante lo sviluppo è necessario un’ attenzione particolare dei genitori, della famiglia e degli insegnanti. Il ruolo di queste persone è importante per educare all’autostima e all’integrazione sociale.
Nonostante sia posta molta attenzione al corretto sviluppo psico sociale, è molto importante l’immagine che la persona diversamente abile ha di se stessa. Molti si sentono insicuri e non credono nelle proprie potenzialità, da qui si può sviluppare purtroppo il senso di timidezza.
Il concetto di autostima riguarda la concezione che ciascuno ha di se stesso e ancora più precisamente la sua considerazione di sé. Questa percezione si fonda su elementi oggettivi e soggettivi che ci permettono di costruire la nostra immagine.
Penso di non essere la sola a pormi dei dubbi sul fatto che disabilità e timidezza possono essere legati da un filo logico.
Se questo è un problema normalmente, lo è ancora di più per le persone diversamente abili. Infatti, se non possono essere autonomi, si devono rivolgere ad altri, chiedendo aiuto.  Questo non giova sicuramente alla crescita dell’autostima….
Parlando per esperienza, posso dire che una persona disabile, durante tutto il suo percorso di vita, viene giustamente aiutata e supportata. Tuttavia, risulta molto importante conoscere quali siano i metodi migliori per farlo, soprattutto al fine di una crescita a livello personale.
La vita di un disabile è costernata di “salti nel vuoto” e “strade in salita”. Sicuramente la maggior parte riguarderà gli aspetti pratici e i bisogni primari. Però non bisogna dimenticare assolutamente la parte psicologica e sociale riguardante i rapporti con le altre persone, la costruzione di un io sociale e il rapporto con le proprie emozioni.
Ilaria