Quel bunker sotto Berlino

0
173
ADN-ZB/Archiv Berlin Der sogenannte "Führerbunker" im Garten der im II. Weltkrieg zerstörten Reichskanzlei. Links der Eingang, in der Mitte der Bombenunterstand für die Wache. Aufn. Juli 1947

Lo scorso 30 aprile ricorreva il settantacinquesimo anniversario dalla morte di uno dei più sanguinari dittatori di tutti i tempi. Secondo la versione ufficiale l’uomo che tenne in scacco l’Europa per sei terribili anni morì per mano propria, sparandosi alla tempia dopo aver ingerito del veleno.

Adolf Hitler aveva da poco appreso della tragica fine del suo fido alleato Benito Mussolini, e nel suo cinico egoismo e nella sua idea distorta di valor militare può aver pensato di non voler cadere nelle mani degli Alleati, né dei sovietici, e di terminare “la sua battaglia” in un modo singolare.

Ciò nonostante ancora oggi aleggiano voci su un mistero non ancora del tutto chiarito sulla morte del fuhrer.

In quest’articolo ci interrogheremo sulla possibile sorte del leader del nazismo alla fine della guerra, analizzando le teorie alternative più rilevanti.

PROBLEMI DI PROVE

Vi è da dire innanzitutto che a far nascere tutta la serie di speculazioni su una sorte del fuhrer diversa dalla morte è una consistenza mancanza di prove, o più che altro un velo di dubbio che circonda le prove esistenti: di Hitler, questo è certo, non possediamo un corpo intatto. Secondo i resoconti dei sovietici, ci si preoccupò di seppellire i resti di lui e della sua giovane consorte in modo che non potessero essere trovati. Il motivo di tanta segretezza? Probabilmente evitare che la tomba si trasformasse in un luogo di culto per i nostalgici del regime nazionalsocialista.

Da notare che gli anzidetti dubbi non sono proprio da degradare a voci di salotto: Thomas J. Dodd, rappresentante U.S.A. nei processi contro i criminali nazisti affermò che nessuno poteva dire con certezza che Hitler fosse morto. Mi pare abbastanza ovvio che anche gli Alleati volessero possedere delle certezze sulla morte del dittatore, dunque tale sospetto non era certo un mero scrupolo.

Da aggiungere che nemmeno i soldati dell’Armata Rossa che trovarono i presunti cadaveri del leader e della moglie potevano essere certi che si trattasse proprio di loro due: infatti, al suicidio sarebbe seguita una pira funeraria in cui i due corpi, cosparsi di benzina, furono dati alle fiamme prima di essere sepolti una prima volta. Tutto ciò i sovietici lo appresero dall’interrogatorio di un ufficiale delle SS che disse di aver presenziato alla cerimonia funebre.

Recentemente i sovietici avrebbero svolto analisi sui resti carbonizzati di un cranio che si dice essere quello di Hitler, e aver confermato l’ipotesi ufficiale.

Ad intensificare l’alone di mistero fu il totale rifiuto di Stalin di fornire informazioni nette su quanto appreso dalle ricerche condotte dai suoi ufficiali e dalla polizia segreta. Addirittura nel corso di una conferenza il presidente U.S.A. Truman ebbe modo di chiedere personalmente a Stalin se Hitler fosse morto: il leader russo diede risposta negativa. Eppure in quel momento Stalin aveva già ricevuto ampie conferme dai propri esperti circa la morte del dittatore tedesco.

Come se non bastasse, vi è pure una significativa incertezza sul fatto che il cadavere di Hitler e della Braun siano veramente stati bruciati. Ciò apre la strada a due ipotesi che puntano in due direzioni totalmente opposte: che i due corpi non fossero mai stati bruciati o che il dittatore e la sua consorte non fossero morti in quella primavera del ‘45.

FUGA IN ARGENTINA?

Secondo la teoria alternativa più diffusa Hitler potrebbe essere fuggito in Sudamerica, e più specificamente Argentina, dove sarebbe vissuto fino agli inizi degli anni ‘60. Tale tesi ha fornito ispirazione per almeno un romanzo di fantascienza, tra i quali il più famoso è certamente i ragazzi venuti dal brasile di Ira Levin, da cui è stato tratto l’omonimo film, considerato ad oggi un capolavoro del genere.

Uno dei maggiori dubbi, a mio avviso, circa i resoconti sulla morte del fuhrer attiene al momento stesso della morte: la storia, così come ci è stata raccontata, ci dice che Hitler e la Braun ingerirono ciascuno una capsula di cianuro. Solo Hitler a questo punto avrebbe preso la pistola e si sarebbe sparato. Forse bisognava attendere qualche secondo prima che la capsula riversasse il suo letale contenuto nello stomaco del leader nazista; ciò nonostante sappiamo che il cianuro agisce nell’arco pochi secondi, perché quindi doversi sparare?

Diversi leader nazisti, tra cui il famigerato dottor Mengele, responsabile di sadici esperimenti sui prigionieri dei lager, trovarono rifugio in Sudamerica, dove i nazisti avevano già da anni appoggi e contatti politici. Quindi non è del tutto insensato pensare che, se Hitler avesse voluto salvarsi, avrebbe tentato quella via. Ma allora il corpo ritrovato dai sovietici a chi apparteneva?

Hitler sapeva benissimo che se avesse tentato la fuga sarebbe divenuto l’uomo più ricercato d’Europa: il suo volto era conosciuto pressoché ovunque; unico modo a sua disposizione per realizzare il piano sarebbe stato simulare la propria morte. Siamo abbastanza certi che Hitler avesse dei sosia che avevano il compito di sostituirsi a lui per depistare eventuali attentatori. Non sarebbe stato troppo difficile sacrificare un uomo che somigliasse fisicamente ad Hitler e inscenare il falso suicidio. A maggior ragione, se il corpo fosse stato bruciato, sarebbe stato molto più difficile scoprire l’inganno.

L’IPOTESI DELL’ASSASSINIO

Ricordiamo che la tradizionale tesi del suicidio fu sostenuta a suo tempo dall’agente dell’intelligence Hugh Trevor-Roper, il quale si trovò a dover lavorare con i pochi dati a disposizione, vista la poca collaborazione dell’autorità sovietica. Da allora tale tesi è rimasta pressoché immodificata, venendo accettata per vera dalla quasi totalità dei posteri.

Non avendo in nostro possesso molti elementi sulle effettive dinamiche della morte né sugli eventi avvenuti nelle ore successive non ci resta che ragionare sulle motivazioni che avrebbero spinto Hitler a compiere, o a non compiere, il gesto estremo.

A questo punto ho elaborato una mia teoria del tutto personale, che nulla toglie però all’esito storico che tutti conosciamo: l’ipotesi che Hitler non si sia suicidato, ma che sia stato ucciso.

La guerra era ormai irrimediabilmente persa per la Germania e l’ostinazione maniacale di Hitler risultava per molti un intralcio più che un atteggiamento degno di lode: prima il vertice del Reich avesse annunciato la resa, prima sarebbe cessata la sofferenza del popolo tedesco.

Può essere stato un ufficiale a maturare l’idea e a metterla in pratica con la complicità del ristretto gruppo dei “fedelissimi” e forse di qualche membro della guardia personale di stanza nel bunker. Il piano doveva essere ben congegnato per non far risalire ai responsabili dell’assassinio, e la motivazione di ciò è abbastanza ovvia: alla fine della guerra c’erano ancora troppi fanatici fedeli al fuhrer, pronti a vendicare la morte del loro idolo. La messinscena del “suicidio glorioso” rappresentava dunque un ingegnoso escamotage, idoneo ad imbrigliare le fantasie dei più nostalgici, facendo passare in silenzio il tradimento e l’assassinio del leader.

Se poniamo attenzione alla personalità del fuhrer, ci accorgiamo come possa porsi in antitesi con l’idea del suicidio. Hitler era un egocentrico con un ego smisurato: poco prima di commettere il suicidio si racconta che egli proclamò la “guerra fino all’ultimo uomo”.  Durante il primo conflitto mondiale Hitler dimostrò un enorme coraggio in battaglia, mosso probabilmente da un altrettanto spropositato patriottismo, quindi mi sarei aspettato di vederlo brandire un fucile e cadere nell’affrontare le insoverchiabili forze nemiche.

RICERCHE, INDIZI E TESTIMONIANZE

Rovistando nel web, ho scoperto che alcuni autori hanno sostenuto un’ipotesi abbastanza simile alla mia, anche se non sempre le argomentazioni esposte sulle motivazioni del gesto risultano chiare: tuttavia la maggior difficoltà nel sostenere la tesi che Hitler sia stato assassinato non risiede tanto nelle modalità con cui è avvenuto il probabile omicidio, e nemmeno nelle motivazioni che, come già esposto, paiono più che lampanti. La vera criticità è l’individuazione di chi fosse effettivamente implicato nella progettazione e nell’esecuzione del piano omicida: lo spirito di sintesi non ci permette di affrontare tale tema in questo articolo, tuttavia sono convinto che un nutrito gruppo di persone vicine al fuher tramasse la sua morte, e che solo un numero veramente minore di essi fosse appena consapevole della cospirazione o ne fosse totalmente ignaro.

Le testimonianze di prima mano circa il ritrovamento del corpo del fuhrer appaiono assai contraddittorie, tanto da far sospettare che qualcuno abbia mentito: ci fu chi disse che Hitler si era ucciso con la pistola in bocca, chi invece alla tempia.  Lev Bezymenski, che fu visse in prima persona la battaglia di Berlino, scrisse nel suo libro “La morte di Adolf Hitler: documenti sconosciuti dagli archivi sovietici” che vi fu addirittura un clamoroso cambio di versione da parte di Heinz Linge, cameriere personale di Hitler nonché la prima persona a vederne il corpo: Linge, aveva all’inizio testimoniato che il colpo che uccise Hitler era penetrato nella tempia destra, particolare confermato da altri testimoni; eppure dopo la pubblicazione del racconto sul giornale Der Spiegel rivelò invece che si trattava della tempia sinistra. Lo stesso Bezymenski rivela che i corpi semi-carbonizzati su cui i sovietici svolsero le analisi avevano delle parti mancanti: all’uomo mancava il piede sinistro ed un testicolo, mentre al cadavere della donna mancava quasi l’intero cranio; cosa assai sospetta se si fosse trattato veramente di due personaggi cui erano stati tributati certi onori funebri.

Sul petto del presunto corpo della Braun vennero trovate ferite e lesioni non meglio identificate, contenenti alcuni frammenti di metallo: ciò potrebbe avvalorare che la donna sia stata uccisa con più colpi di pistola, e che gli uccisori si siano poi preoccupati di rimuovere i proiettili.

CONCLUSIONI

I recenti studi svolti dai ricercatori, sovietici e non, paiono escludere del tutto l’ipotesi della fuga e concordare che Hitler sia morto quel 30 aprile nel bunker sottostante la cancelleria di Berlino. Ci si aspetta però che le autorità sovietiche concedano un esame del DNA sui presunti resti del dittatore, onde fugare ogni residuo di dubbio.

Eppure il mistero riguardante le modalità della morte pare resistere alla prova del tempo.

A far propendere per l‘ipotesi più diffusa è il fatto che diversi alti gerarchi nazisti – Goebbels, Himmler, ecc –  abbiano seguito la sorte del loro leader poco dopo quel fatidico 30 aprile. Del tutto plausibile, ma va considerato che, mentre nella morte autoinflitta degli alti comandanti le dinamiche appaiono piuttosto chiare, le enormi circostanze oscure o contraddittorie sulle morte del capo supremo del Reich proiettano un evidente cono d’ombra sull’effettivo svolgersi dei fatti.

Poiché testimoni diretti della vicenda sono ormai tutti defunti, la nostra unica speranza di gettare luce sull’enigma è che i sovietici rivelino ogni informazione in loro possesso; in caso contrario il mistero è destinato a rimanere tale ancora a lungo.