Quattro etti d’amore, grazie: Recensione

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QUATTRO ETTI D’AMORE,GRAZIE
Chiara Gamberale
Mondadori
marzo 2013
236pp.

Recensione di Antonella Gagliardo

Erica è sposata, ha due bambini, un marito, un lavoro in banca ma per una qualche ragione non è felice.
Teodora è un’attrice , ricca, sposata con la persona sbagliata che tradisce con un ragazzo che si è molto innamorato di lei e senza dubbio nemmeno lei è felice.
In apparenza queste due donne non hanno nulla in comune , se non l’insoddisfazione della loro vita e lo stesso supermercato dove andare fare la spesa.
E’ attorno a questo ultimo elemento che si sviluppa la storia di questo romanzo; entrambe le donne si spiano vicendevolmente la spesa, la vita, credendo, erroneamente, che l’altra sia felice.
Da piccoli dettagli la Gamberale comincia a fare una specie di “ esame autoptico” alle loro vite, con uno stile fresco, semplice ma profondo nel contempo, evidenziando i sogni, i pensieri, le emozioni, i dolori, i compromessi, le delusioni, le follie di queste due donne che stanno ancora cercando il loro equilibrio, il loro posto nel mondo, nonostante in apparenza, quel posto sembra lo abbiano già trovato.
L’una vede nell’altra, ciò che sarebbe voluto essere, il ritratto delle proprie mancanze, il fallimento di se stessa.
Erica invidia a Teodora la sua libertà, il successo, i viaggi che fa , l’amore passionale e sopra le righe che vive.
Teodora dal canto suo le invidia la maternità, la stabilità di un uomo tranquillo e non complicato come il suo, la capacità d gestire con amore una casa e una famiglia, doti che non crede di possedere.
Utilizzando il viaggio introspettivo delle due protagoniste nelle loro frustrazioni l’autrice si interroga su i grandi temi della vita , prima fra tutti l’amore, il sesso dal quale nasce, la libertà che ti dà e che ti toglie, la famiglia che dovrebbe scaturirne, la sua fine.

“ Com’e che il sesso se ne va dalle case, com’è che sparisce fra le cose? Com’è che a due persone niente veniva più spontaneo che cercarsi e all’improvviso niente riesce più impensabile?
Chi è che spegne i corpi? La testa’ Il cuore?
O si spengono da solo, cominciano loro, loro suggeriscono alla testa è finita.
E’ finita?”

Si l’amore, specialmente l’amore, manda in crisi queste due donne, alle quali servirebbero 4 etti d’amore, appunto , per venire fuori.
Alla fine ti accorgi che quei quattro etti non li trovi se non dentro te stessa, tra tutte le cianfrusaglie dell’anima, del cuore, che cerchi di tenere a bada mentre andrebbero liberate.
In quella “ cantina” nascosta c’e la nostra vera natura, il senso di noi che potrebbe portarci alla stabilità emotiva.
Non lo comprendiamo e ci affanniamo ad invidiare la vita degli altri senza valorizzare ciò che di buon c’è nella nostra.
Ma siamo uomini.
Eternamente insoddisfatti.
Romanzo che consiglio vivamente per la semplicità con la quale tratta le cose complicate della vita, come se in realtà il semplice e il complicato non fossero poi così “ diversamente” difficili.