Ponte di Legno

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Pontedilegno

Ponte di legno

“Donamus etiam ad prefatum sanctum locum valle illam que vocatur Camonia cum salto Candino vel usque in Dalanias cum montibus at alpibus a fine Treentina qui vocatur Thonale usque in finem Brixamcinse seu giro Bergamasci […]

” Doniamo anche al predetto santo luogo quella valle detta Camonica, con montagne e passi fino alla Dalania inclusi i monti e le alpi al confine con il Trentino detto Tonale e fino al confine con Brescia e i territori attorno a Bergamo […]”

Caroli Magni Diplomata – Papia, XVI Iulius 774

Ponte di Legno è una località a vocazione turistica posta all’estremità della Val Camonica di cui è l’ultimo e più esteso comune.

La località è totalmente immersa in un fondovalle di grandi dimensioni e fa da confine attraverso il Passo del Tonale tra la Lombardia e il Trentino-Alto Adige.

Tramite il Passo di Gavia fa da spartiacque tra le provincie di Brescia e Sondrio. Amministrativamente è parte della provincia di Brescia ed è assieme ad Edolo il comune più popoloso dell’alta valle.

Il comune è di fatto alla confluenza tra due fiumi attraversati da molti ponti. Il nome è composto da “Ponte”, che si riferisce proprio al fatto qui vi fosse un guado sull’Oglio, e “di Legno” che non centra con il materiale del ponte, ma è legato all’antico nome dell’alta valle, “Dalanias”, come riporta la donazione di Carlo Magno del 774 d.C.

Nel corso del medioevo “Dalania” diviene “Dalegno”,e Ponte diventa l’abitato all’interno della comunità di Dalegno in cui è presente appunto il ponte (allo stesso modo “Villa Dalegno”, paese tutt’ora esistente, che sta a indicare il borgo sede di pieve, dove venivano celebrati i battesimi). Con l’italianizzazione dei toponimi tra ‘800 e ‘900, “Dalegno” diviene un “di legno” e il paese assume l’attuale denominazione.

Ponte di Legno si trova nel punto geografico dove il torrente Narcanello, che scende dal ghiacciaio del Pisgana, ed il torrente Frigidolfo, proveniente da Val Malza, si incontrano dando vita ad uno degli affluenti principali del Po, l’Oglio.

Il paese è il punto di incontro di quattro valli: Valle delle Messi e Valle di Viso a nord e Val Sozzine e Val Bione a sud.  Dal paese si gode di un bel paesaggio sulle vette del gruppo del Castellaccio posto a sud-est.

Il centro abitato si presenta elegante, ma nonostante ciò non ha perso il fascino rustico del paese di montagna. Inoltre il silenzio e la magia del luogo danno idea di cosa voglia dire essere veramente a contatto con la natura.

Il paese è considerato una sorta di capoluogo della Val Camonica, anche grazie alla stazione climatica e al turismo montano estivo o invernale.

In inverno è collegato allo ski area di Temù, e le piste sono dotate di un sistema di innevamento programmato e da 5 impianti di risalita e 8 piste di buim livello. Una cabinovia collega la località al Passo Tonale in soli 15 minuti.

D’estate Ponte di Legno diventa il punto di partenza per magnifiche passeggiate e gite in mountain bike sel Gruppo Adamello Presanella, si tuato nel Parco Nazionale dello Stelvio e nel Parco dell’Adamello. Uno spettacolo naturale.

Bellissimo anche il campo da golf di Valbione, posto a 1.530 mt. Poi c’è il paese che offre una bella isola pedonale con varie opportunità di shopping e gastronomiche con diversi ristoranti di tradizione locale.

Ponte di Legno è strettamente legato al Passo del Tonale, una sorta di anfiteatro panoramico ad altezze elevate, andando da un minimo di 1.884 fino a 3.100 di quota. Dal passo si gusta il panorama dei gruppi Adamello – Presanella, Ortles Cevedale e Brenta.

Il Passo del Tonale con il Ghiacciaio Presena è da sempre rinomato per assicurare una lunghissima stagione sulla neve. Il Passo è completamente esposto al sole e ha molte pista tra cui la mitica “nera” del Paradiso, 3 km di lunghezza per un dislivello di 710 metri e la pista dell’Alpino con 4.500 metri di sviluppo e 725 metri di dislivello.

Per gli amanti dello sci consigliata anche la direttissima Presena-Tonale-Pontedilegno: 11 Km di pista con 1.740 metri di dislivello.

La regione dei Camuni

Se parliamo di Val Camonica ci riferiamo ad una delle valli più estese della sezione centrale delle Alpi. Situata nella Lombardia orientale, si estende per circa 1518,19 km².

La valle inizia al Passo del Tonale, a 1.883 metri s.l.m. e termina sul lago d’Iseo dopo 90 km. Il fiume Oglio che nasce a Ponte di Legno e il corso d’acqua che ha dato origine, nel suo alto corso, alla valle. Il fiume entra poi nel Lago d’Iseo tra Pisogne e Costa Volpino per poi uscirne a Sarnico, andando a sfociare nel Po.

La Valle Camonica è diventata nota a livello mondiale per la varietà incredibile di incisioni rupestri inserite nel 1979 nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Queste iscrizioni antiche lo rendono un luogo unico, in cui l’uomo e l’ambiente hanno interagito fin dalla Preistoria. Il nome “Valle dei segni” deriva dal fatto che sito UNESCO n.94 “Arte Rupestre della Valle Camonica” è distribuito lungo l’intera Valle, con oltre 180 località sparse su 24 comuni, e attraversa più di 12 mila anni di storia.

I parchi archeologici mostrano cacciatori, guerrieri e contadini, carri ed aratri, cavalli, buoi, cervi, uccelli acquatici e cani, capanne e torri medioevali lungo un bel percorso a ritroso nel tempo.

Se a questa attrattiva uniamo le bellissime chiese dipinte e affrescate da alcuni grandi pittori del Rinascimento, i numerosi borghi e castelli medievali, i musei; il quadro si fa completo.

Stupenda poi la ciclovia che si sviluppa in un area al 55% protetta in mezzo a maestosi paesaggi naturali.

Oltre al passo del Tonale c’è anche il passo Gavia nei pressi di Ponte di Legno. Questo passo connette la Val Camonica e la Valtellina. Anche qui il panorama è notevole in tutte le stagioni e la natura la fa da padrona eseendo il passo racchiuso all’interno del Parco dello Stelvio. Qui presso la località di Sant’Apollonia viene prodotto il formaggio Dop Silter. Prodotto presso Val delle Messi, in un antico caseificio, viene prodotto con il latte delle mucche della zona, che si sono nutrite per tutta estate nei prati fioriti del Parco dello Stelvio.

Il periodo migliore per poter assaggiare il formaggio è ai primo di dicembre, durante il ponte dell’Immacolata, quando a Ponte di Legno si svolge un festival dedicato al Silter.

Il parco nazionale dello Stelvio

Si tratta di una delle più grandi aree protette della regione alpina, un vero paradiso per animali e vegetali protetti. È strettamente connesso a Ponte di Legno e offre tanti percorsi naturali. Inoltre è di fatto un tuttuno col Parco regionale dell’Adamello.

Questo si trova compreso tra il Passo del Tonale e il Crocedomini ed è la continuazione sul lato lombardo del parco Adamello-Brenta trentino. Questo da l’idea della vastità e unicità di quest’area naturale. Tutto ciò rappresenta un patrimonio turistico e di biodiversità notevole, come testimoniano anche gli avvistamenti di orsi recentemente reintrodotti.

Qualche piatto locale:

Chi è appassionato di buona cucina a Ponte e in Val Camonica sono molte le ricette offerte. Si va dai cibi caratteristici della zona alpina, come la polenta, spesso accompagnata da uno strinù, nome locale della salamella. Oppure i pizzoccheri della vicina Valtellina, la cui ricetta è però rivista secondo la tradizione locale. Poi ci sono i piatti tipicamente camuni come i Calsù, grandi ravioli il cui ripieno varia di paese in paese e i piatti caratteristici di Ponte come “i gnòc de la cùa” (lett. “gnocchi della coda”. Il nome deriva dal fatto che, essendo gnocchi versati al cucchiaio nell’acqua bollente un lato termini, per l’appunto, con una coda. Tra i dolci si ricorda la tortabase di mandorle, la “torta secca”, tipica della zona di Dalegno.

Interessante in località Sant’Apollonia, la visita al caseificio degli inizi del secolo scorso e appena ristrutturato, dove scoprire tutte le fasi della lavorazione del latte fino alla trasformazione in formaggi, tra cui il Silter. 

Terminata la visita, torna all’ingresso della Valle: è tempo di premiarti per la tua escursione montana! Aldilà di un ponticello sul torrente Frigidolfo si trova infatti “la sosta dei golosi”, l’osteria Pietra Rossa. Entra nell’ambiente rustico di questo ristorante dal servizio family-style e datti un’occhiata attorno, prima che arrivi il cibo; dopo sarai troppo impegnato. Dai pizzoccheri agli gnòc de la cùa, fino ad arrivare al brasato ed alla cacciagione (con il necessario contorno di polenta), potrai assaporare tutti i gusti della tradizione culinaria dell’alta valle. Buon appetito!

Architetture religiose 

Le chiese dell’alta valle sono interessanti e hanno subito l’influenza dei dettami di S. Carlo Borromeo, atraverso cui l’allora vescovo di Milano impose il rispetto delle norme del concilio tridentino sia a livello di abitudini di sacerdoti e membri laici, sia nell’aspetto delle chiese che si avvicinarono allo stile barocco, intonacate e senza più muri di pietra a vista.

Tra queste spicca la chiesa della SS. Trinità, edificata alla fine del XVI secolo, e considerata uno splendido esempio di arte sacra locale. Qui i dipinti e gli affreschi si intrecciano con l’arte lignea alpina, offrendo un quadro d’insieme davvero interessante. Molto belli gli ottocenteschi organo e altare maggiore.

Di notevole interesse poi la Cappella dei Morti di Zoanno che per importanza e dimensioni è paragonabile San Bernardino alle ossa, presso Milano. I visitatori sono accolti da un timpano, con all”interno una scena dal Primo libro dei Maccabei,e la scritta “misit Hierosolimam offerre pro peccatis mortuorum duodecim milia drachmas”.

All’interno un ambiente spoglio, ammobiliato unicamente da panche e alcune teche, dove sono contenuti teschi umani, esempio di memento mori seicentesca.

La leggenda sostiene che apparterrebbero ad un gruppo di santi uomini del paese che avrebbe percorso le vie di Milano per portare conforto durante la peste del ‘600. Una volta rientrate le loro spoglie a Zoanno, le campane della chiesa avrebbero miracolosamente suonato da sole.

Questo fatto spinse gli abitanti a costruire un ossario, poi fatto abbellire nel 1800 da don Balardini, parroco del luogo.

Ettore Calvelli e l’arte sacra.

Presso la frazione di Poia si possono notare diverse medaglie bronzee infisse nella porta della chiesa. Si tratta di alcune delle opere che il trevigiano Ettore Calvelli ha realizzato per la frazione che lo aveva accolto e adottato.

Calvelli era un bronzista di fama internazionale che per lungo tempo diresse il museo parrocchiale di arte sacra di questa frazione.

Sempre a Poia si trova l’omonimo castello anche chiamato castello di Castelpoggio che con le sue mure in granito è senza dubbio uno degli edifici più caratteristici della zona.

Edificato dal conte Zanchi nella prima metà del ‘900, ospita al suo interno una serie di appartamenti. È un resort di lusso non visitabile.

In questa zona passava il confine tra Italia e Impero Austro-Ungarico e nell”800 le due fazioni fecero costruire forti a presidio del valico alpino che nel corso della grande guerra hanno partecipato agli scontri. Oggi sono visitabili e storicamente di grande interesse. 

Eccone alcuni:

Forte Mero / Saccarana

Opera asburgica pensata per il controllo della strada del Tonale, è suddivisa in due forti: il Saccarana come postazione di artiglieria ed il Mero per la difesa da assalti di fanteria. I forti furono entrambi distrutti per il recupero dei materiali al termine della guerra e sono oggi in restauro. I muri diroccati sono visibil lungo il sentiero che dal passo del Tonale conduce fino alla “Città Morta”, baraccamento militare austriaco. 

Forte del Corno D’Aola

Raggiungibile tramite funivia, fu costruito all’inizio della I guerra mondiale, attualmente rimangono solamente i ruderi di alcuni muri. Negli anni 30 fu una colonia estiva per poi essere distrutto dai soldati tedeschi nel corso della ritirata del 1945.

Forte Strino

Nel territorio di Vermiglio, sul lato trentino del passo, il Forte Strino è quella meglio conservata tra le fortificazioni della zona ed è visitabile. All’interno anche mostre tematiche.

Galleria Paradiso

Prendendo la cabinovia che conduce fino al passo Paradiso, si può visitare una galleria scavata dai soldati italiani allo scopo di ripararsi e osservare il nemico. Recentemente è sede di una mostra multimediale sui suoni e le voci della Guerra Bianca.

Museo della guerra bianca

Situato presso Temù, vicino a Ponte di Legno, il Museo della guerra bianca racconta la guerra combattuta in quota tra le nevi del gruppo dell’Adamello attraverso l’esposizione di reperti bellici raccolti nel corso di decenni ed allo studio dettagliato della prima guerra, comprensivo di una ricostruzione di ambienti e con documenti e filmati d’epoca utili a capire cosa accadde in quella guerra durissima.

“Situated at the confluence of the two source rivers of the Oglio, Ponte di Legno is the uppermost charming mountain village in the Camonica #valley, in the north-east of Lombardy.

It is a part of the Adamello sky area (alongside Passo Tonale, Temù and the Presena glacier) and it lays 1258 meters (4127 feet) high on a sunny plateau, and is a great starting point for both winter and summer mountain sports.

The village turns into a modern ski resort during the winter season, with 5 lifts and 8 slopes. The ski resort is also linked to the slopes of the Temù ski area.

In the summer, it is possible to do trekking and mountain biking along the many paths of the nearby Stelvio and Adamello nature parks, as well as enjoy a 9-hole golf course.”

Leggende e curiosità

Il vitello d’oro

Nei pressi di Villa Dalegno, verso nord, si trova un dosso detto “Castèl”; la leggenda dice che in tempi antichi vi fosse un castello, appartenuto ai nobili Dalignum.
Questi signori, pagani, fuggirono dal castello appena arrivò Carlo Magno, ma fecero fondere tutti i loro ori in uno stampo a forma di vitello, che nascosero nelle gallerie segrete che dal castello scendevano verso il paese.

La famiglia Dalignum nell’allontanarsi esclamarono: “Andiamo via da Villa Dalegno, ma lasciamo più oro che legno!”. In seguito alcuni abitanti di Villa decisero di scavare tra le rovine del castello, sperando di trovare il “Vitello d’oro”, ma i loro scavi non produssero alcun risultato.

A quel punto interpellarono la strega di Schilpario, che si diceva avesse poteri divinatori.
La strega, ben ricompensata, indicò loro dove scavare e predisse anche che in una stanza avrebbero trovato la chiave che apriva la segreta dove era custodito il vitello d’oro. Così si riprese a scavare e sotto una cascina costruita con delle pietre del castello fu trovato un locale in buono stato con un lavandino ed una fontanella in granito.
Si iniziò a intravedere una galleria, che faceva pensare di essere sulla buona strada, ma ad un tratto dal nulla sbucò un gatto che finì schiacciato sotto i sassi che stavano cadendo.

Alla morte del gatto la galleria crollò e gli uomini rimasero terrorizzati: pensando fosse stato il diavolo ad orchestrare il tutto, presi dal panico, abbandonarono l’impresa per sempre.
Ancora oggi il leggendario tesoro è là, in attesa che intrepidi cercatori lo recuperino dal suo nascondiglio.

La leggenda carolingia

Nel 774 d.C. Carlo Magno dona la val Camonica ai monaci di Tours. Da questo atto nasce la leggenda del passaggio dell’imperatore, srcondo cui Carlo Magno, scortato dai suoi paladini, risale da Bergamo fino al Tonale combattendo contro longobardi e pagani. Battaglia dopo battaglia, per festeggiare e celebrare le vittorie sue e della fede cattolica, fa erigere una serie di chiese tra Lovere e Ponte di Legno.

I siti sono ancora oggi visitabili, anche se quasi tutti più recenti rispetto a quanto affermi la leggenda, e offrono uno spaccato sull’arte sacra in valle. 

Incisioni rupestri dell’alta valle

Quando si parla di incisioni rupestri, si pensa a quelle presenti nella zona di Capo di Ponte ed al sito Unesco collegato.

In realtà ve ne sono altre  nella zona montana tra il Montozzo, i laghi di Ercavallo ed il lago Nero del passo Gavia. Qui una spedizione ha rinvenuto, assieme a resti ceramici, delle “coppelle”, emisferi incisi probabilmente con scopi rituali da abitanti preistorici. 

Il rogo della vecchia

Il giovedì di mezza quaresima a Ponte, come in molti altri comuni del bresciano, avviene un temporaneo ritorno del carnevale con carri e persone in costume per strada. La sera ci si ritrova nella piazza principale per la lettura del testamento della “vecchia”, un pupazzo dalle fattezze di donna anziana, ed il suo successivo rogo.

Il testamento riporta continui riferimenti alla vita del paese in um antico rituale che segna la fine dell’inverno e dell’anno passato.

La vicinia

La vicinia (ossia l’ente formato dagli abitanti del vicus, il villaggio) gestiva tutti i beni comuni della comunità come i prati, i pascoli, i mulini, le segherie, oltre all’acquisto e distribuzione di prodotti fondamentali, come il sale, un tempo bene molto ricercato in area alpina.

Ancora oggi ogni anno la Vicinia di Ponte ne distribuisce due chili ad ogni membro.
Nella vicinia potevano votare solo i capifamiglia maschi, ed erano esclusi dai diritti –ma non dagli oneri- i “forestieri”, termine con cui si indicavano le famiglie non facenti parte della vicinia al momento della sua costituzione, indipendentemente da quanto tempo residessero nel paese.
Furono abolite da Napoleone nel 1806 ed i loro beni incamerati dai neonati comuni e attualmente nel comune di Ponte di Legno, le vicinie sopravvivono a Poia, Ponte e Zoanno.

La gara di sci di fondo in Valle delle Messi

Caratteristica anche la gara di sci di fondo che si tiene ogni febbraio da oltre 40 anni. Si tratta di una gara di sci di fondo non competitiva, con un prerequisito singolare, ovvero ogni squadra, composta da tre persone, deve raggiungere almeno i cento anni di età complessivi.
Dopo la gara,la festa prosegue con il tradizionale pranzo in un rito ormai tradizionale.

27 settembre 1917

La piazza principale di Ponte ha come nome questa data.
La data commemora un evento triste: la devastazione di Ponte di Legno durante la prima guerra mondiale, il ventisette settembre 1917, ad opera delle artiglierie asburgiche.

La popolazione era già stata sfollata, ma dell’antico abitato sopravvivranno solo macerie sventrate tanto che la ricostruzione durerà fino al 1922, e il nuovo nome della piazza verrà scelto proprio per non dimenticare la distruzione della guerra.

Ponte di Legno e la sua valle hanno tutto per soddisfare ogni interesse legato al turismo di montagna e agli sport ad essa legati; dallo sci sl trekking. A ciò si aggiunge la natura incontaminata di tre tra i parchi più importanti dell’arco alpino, l’archeologia e le incisioni rupestri di importanza mondiale e la storia del secolo scorso e della grande guerra. Infine le tradizioni locali e la cucina. Insomma un luogo da visitare se si ama la montagna e la natura..

Fede