Pioggia e lancette

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La notte divoratrice e non madre dei sogni, strappava fotogrammi di vita lasciando sanguinare i ricordi rimasti aperti.
Solo l’orologio a muro rompeva il silenzio, mentre gli occhi cercavano tra le crepe del soffitto un’imperfezione nell’intonaco capace di ricordare un sorriso.
Pensò che le lancette  non si incontrano mai.
Hanno velocità diverse l’una dall’altra , peso differente, una lunghezza che le caratterizza, e continuano il loro cammino sfiorando i numeri più o meno volte durante il giorno che insieme scandiscono.
Ognuna avanza, noncurante delle altre, anche se il loro movimento è solo parte di un meccanismo ben più grande.
Per questo le lancette non si incontrano mai.
Perché non sanno aspettarsi, non riescono a cambiare velocità, non sanno cosa significhi saper tornare indietro.
In fondo lo fanno anche le persone, quando avviluppate nelle proprie vite  camminano, corrono, arrancano o si arrampicano, come se ogni loro movimento fosse slegato da quello di ogni altro essere vivente.
E come lancette, le persone non si incontrano mai.
 
“Pioggia” pensò aprendo le persiane, “continua a piovermi dentro, e nonostante tutto i rami di questo cuore continuano a lasciar cadere le foglie.”
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.