Pio XI, storia di un Papa

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Alcuni anni fa rovistando in una cantina, di una villa nel centro di Cursi, appartenuta alla famiglia De Pietro, con il permesso del proprietario, mi sono ritrovato tra le altre cose, un documento importante che voglio far conoscere pure a voi. In particolare ho potuto spulciare ed approfondire alcuni documenti buttati nell’umidissima cantina e sparsi nelle stanze della villa, immersa in un bellissimo parco verde, che oltre alle specie vegetali, contiene anche notevoli manufatti artistici, come la colonna della vergogna in pietra leccese, una volta presente nella piazza centrale di Cursi. Alla colonna veniva legata l’adultera di turno ed esposta al pubblico ludibrio. La villa ed i documenti appartenevano a Michele De Pietro divenuto senatore nel 1948, egli ricoprì il ruolo di vice-presidente del Senato della Repubblica sino al 18 gennaio del 1954, allorché venne nominato Ministro di Grazia e Giustizia nel governo Fanfani e successivamente nel governo Scelba fino al 16 luglio del 1955. Si distinse tra gli avvocati difensori nel processo relativo al caso Montesi, al punto da divenire presidente dell’Ordine degli Avvocati e dei Procuratori presso la Corte d’Appello e il Tribunale di Lecce. Nel 1959 venne eletto dal Parlamento al primo Consiglio Superiore della Magistratura,come uno dei sette “membri laici”, ed in seguito ricoprì la carica di Vice Presidente dello stesso organo. Il suo nome oggi ricorre nella toponomastica cittadina di Lecce, perchè a lui fu intitolato il viale d’ingresso in città, dove oggi insiste il tribunale.Il documento ritrovato è un vecchio giornale ingiallito dal tempo dell’aprile 1928, dove accanto al titolo del giornale ” In alto ! ” vergato di proprio pugno, vi è un ringraziamento del pontefice Pio XI, firmatario da lì a qualche mese dei patti lateranensi, con cui nasce lo Stato del Vaticano, un vero cimelio storico.

Concordato Chiesa Cattolica

Un ringraziamento alle donne cattoliche, a cui apparteneva anche Clementina Fumarola moglie di Michele De Pietro. Ecco il testo ” Volentieri e ringraziando Iddio riconosciamo alle Nostre brave Donne Cattoliche il merito, che l’apostolo San Paolo riconosceva a quelle del suo tempo (Paolo IV.3) di lavorare con Noi pel trionfo del Vangelo e con grato animo le benediciamo . firmato Pius pp. XI ” .

Ma chi era Pio XI ? Nato il 31 maggio 1857, a Desio, nella casa che attualmente è sede del Museo Casa Natale Pio XI e del “Centro Internazionale di Studi e Documentazione Pio XI” (al civico 4 di via Pio XI, all’epoca via Lampugnani). Quarto di cinque figli, viene battezzato il giorno dopo la nascita, con il nome di Achille Ambrogio Damiano Ratti (il nome Ambrogio in onore del nonno paterno, suo padrino di battesimo). Avviato alla carriera ecclesiastica dall’esempio dello zio Don Damiano Ratti, Achille studiò a partire dal 1867 nel seminario di Seveso, poi in quello di Monza. Ratti fu uomo di vasta erudizione, ottenne infatti tre lauree nei suoi anni di studio romani: in filosofia all’Accademia di San Tommaso d’Aquino di Roma, in diritto canonico alla Università Gregoriana e teologia all’Università La Sapienza. Aveva inoltre una forte passione sia per gli studi letterari, dove preferiva Dante e Manzoni, sia per gli studi scientifici, tanto che era stato in dubbio se intraprendere lo studio della matematica; a tal proposito fu grande amico e, per un certo periodo collaboraratore di Don Giuseppe Mercalli, noto geologo e creatore dell’omonima scala dei terremoti, che aveva conosciuto come insegnante nel seminario di Milano. Ratti fu anche un valido educatore, e non solo nell’ambito scolastico. L’esempio più significativo è il rapporto intrattenuto con Tommaso Gallarati Scotti, figlio di Gian Carlo, principe di Molfetta, e di Maria Luisa Melzi d’Eril. Ratti fu amico di famiglia dei Gallarati Scotti, oltre che catechista ed istruttore agli studi del giovane Tommaso, ricordiamo come i Gallarati Scotti, nobile famiglia milanese, furono gli ultimi feudatari di Galatina agli inizi del XIX secolo. Nel 1918 papa Benedetto XV lo nominò visitatore apostolico per la Polonia e la Lituania e successivamente, nel 1919, nunzio apostolico (cioè rappresentante diplomatico presso la Polonia) e fu elevato al rango di arcivescovo.

Nell’ottobre del 1921, una volta divenuto arcivescovo di Milano, si venne a formare per lui la convinzione che il pericolo principale dalla quale la Chiesa cattolica si doveva difendere fosse il bolscevismo. Achille Ratti fu eletto papa il 6 febbraio 1922 alla quattordicesima votazione. Il conclave era stato in effetti molto contrastato, la sua prima enciclica “Ubi arcano Dei consilio”, del 23 dicembre 1922, manifestò il programma del suo pontificato, peraltro ben riassunto nel suo motto “pax Christi in regno Christi”, la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Papa Pio XI procedette a numerose beatificazioni e canonizzazioni, ( per un totale di 496 beati e 33 santi ). Pio XI normalizzò i rapporti con lo Stato italiano grazie al Concordato dell’11 febbraio 1929 cui si aggiunsero quelli con numerose nazioni europee. Non pregiudizialmente ostile a Mussolini, Achille Ratti limitò fortemente l’azione del Partito popolare favorendone lo scioglimento, e rinnegò ogni tentativo di Sturzo di ricostituire il partito. Ebbe però ad affrontare controversie e scontri con il fascismo a causa dei tentativi del regime di egemonizzare l’educazione della gioventù e per le ingerenze del regime nella vita della Chiesa. Emise l’enciclica Quas Primas dove veniva stabilita la festa di Cristo Re a ricordare il diritto della religione a pervadere tutti i campi della vita quotidiana: dallo stato, all’economia, all’arte.

Per richiamare i laici ad un maggiore coinvolgimento religioso, nel 1923 venne riorganizzata l’Azione Cattolica (di cui disse “questa è la pupilla dei miei occhi”). Il primo segno di apertura Pio XI lo aveva manifestato immediatamente dopo l’elezione. Il novello Pontefice contrariamente ai suoi immediati predecessori – Leone XIII, Pio X e Benedetto XV – decise di affacciarsi alla loggia esterna della Basilica Vaticana, cioè su Piazza San Pietro, sia pur senza dire nulla, limitandosi a benedire la folla presente, mentre i fedeli di Roma gli rispondevano con applausi e grida di gioia. L’11 febbraio 1929 il Papa fu l’artefice della firma dei Patti Lateranensi tra il cardinale Pietro Gasparri ed il governo fascista di Benito Mussolini. Con il Concordato, stipulato nel palazzo di San Giovanni in Laterano, e costituito da tre atti distinti, veniva data alla Santa Sede la sovranità sullo Stato della Città del Vaticano, riconoscendolo come soggetto del diritto internazionale e come enclave nella città di Roma, in cambio dell’abbandono da parte del Vaticano di pretese territoriali sul precedente Stato Pontificio; mentre la Santa Sede riconosceva il Regno d’Italia con la capitale a Roma.

A compensazione delle perdite territoriali e come supporto nel periodo transitorio, il governo garantiva un trasferimento di denaro consistente in 750 milioni di lire in contanti e di un miliardo in titoli di Stato al 5 per cento che, investito da Bernadino Nogara sia in immobili che in attività produttive, pose le basi per l’attuale struttura economica del Vaticano. Il trattato richiamava inoltre l’articolo 1 dello Statuto Albertino, riaffermando la religione cattolica come la sola religione di Stato. I Patti Lateranensi imponevano ai vescovi di giurare fedeltà allo Stato italiano, ma soprattutto stabilivano alcuni sostanziosi privilegi per la Chiesa cattolica: al matrimonio religioso venivano riconosciuti effetti civili e le cause di nullità ricadevano sotto i tribunali ecclesiastici; l’insegnamento della dottrina cattolica, definita “fondamento e coronamento dell’istruzione pubblica”, diventava obbligatorio nelle scuole elementari e medie; i preti spretati o colpiti da censura ecclesiastica non potevano ottenere o conservare alcun impiego pubblico nello Stato italiano. Per il regime fascista i Patti Lateranensi costituirono una preziosa legittimazione. In segno di riconciliazione, nel luglio successivo, il Papa uscì in processione eucaristica solenne in piazza San Pietro.

Un avvenimento del genere non accadeva dai tempi di Porta Pia. La prima uscita dal territorio della Città del Vaticano avvenne invece il 21 dicembre dello stesso anno quando, di primissima mattina, il Pontefice si recò, scortato da poliziotti italiani in bicicletta, alla basilica di San Giovanni in Laterano, per prendere ufficialmente possesso della sua cattedrale. Nel 1930 – a un anno di distanza dalla firma dei Patti Lateranensi – l’anziano cardinal Pietro Gasparri si dimise, e fu sostituito dal cardinale Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII. Appassionato delle scienze fin dalla gioventù e attento osservatore dello sviluppo tecnologico, fondò la Radio Vaticana, modernizzò la Biblioteca Vaticana e ricostituì con la collaborazione di padre Agostino Gemelli nel 1936 la Pontificia Accademia delle Scienze, ammettendovi anche personalità non cattoliche e pure non credenti. Nel febbraio 1939 Pio XI convocò a Roma tutto l’episcopato italiano in occasione del I decennale della “conciliazione” con lo Stato Italiano, del XVII anno del suo pontificato e il 40º anno del suo sacerdozio.

Nei giorni 11 e 12 febbraio egli avrebbe pronunciato un importante discorso, preparato da mesi, che sarebbe stato il suo testamento spirituale e dove, probabilmente, avrebbe denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte del governo fascista e le persecuzioni razziali in Germania. Tale discorso è rimasto segreto fino al pontificato di papa Giovanni XXIII quando nel 1959 vennero pubblicate alcune parti. Egli infatti morì per un attacco cardiaco, nella notte del 10 febbraio 1939. È ormai assodato che il testo del discorso fu fatto distruggere per ordine di Pacelli, al tempo Cardinal Segretario di Stato che auspicava di intraprendere nuove e più pacate relazioni con la Germania e l’Italia.

Sulla base di un presunto memoriale del cardinale Tisserant ritrovato nel 1972, prese corpo la leggenda che Pio XI fosse stato avvelenato per ordine di Benito Mussolini, il quale avendo avuto sentore della possibilità di essere condannato e forse scomunicato avrebbe incaricato il medico Francesco Petacci ( padre di Claretta, sua amante ) di avvelenare il Pontefice. Questa teoria venne seccamente smentita dal cardinale Carlo Confalonieri, segretario personale di Pio XI.

Raimondo Rodia