Pietrapertosa

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@Ladolcevitaly nel suo percorso infinito tra i borghi italiani viaggia a sud oggi, in Basilicata, a Pietrapertosa.

Si tratta di un borgo incantevole, adagiato, come spesso accade, in cima ad un monte. Retaggio di antiche strategie difensive.

Pietrapertosa e il suo territorio hanno sempre intrigato tanti visitatori, incluso il sottoscritto. È considerato uno dei Borghi più belli d’Italia, incastonato nel magnifico scenario delle Dolomiti Lucane dove natura, storia e tradizioni si fondono per offrire un’esperienza particolare, diversa.

Già associare Dolomiti alla Basilica, cuore del Sud Italia intriga. Intriga perché spesso dall’unione di due concetti apparentemente distanti può nascere qualcosa di speciale. E la visita di Pietrapertosa lo è.

Luogo affascinante per chi ama il paesaggio rupestre e la montagna e per chi vuolesse provare l’emozione del Volo dell’Angelo, di cosa si tratta?, un passo alla volta. Dicevamo, paesaggi e, ovviamente, passeggiate tra le strade del borgo antivo oppure un po’ di trekking lungo i sentieri delle Dolomiti Lucane.

Pietrapertosa e il suo territorio da sempre rappresentano per turisti e visitatori una grande sorpresa. Si tratta di uno dei Borghi più belli d’Italia incastonato in un’area dove natura, storia e tradizioni si fondono per offrire un’esperienza unica ed indimenticabile.

La visita di Pietrapertosa è certamente un’esperienza interessante per chi ama il paesaggio montano e rupestre, per chi vuole emozioni forti, per chi vuole anche semplicemente passeggiare tra le strade del borgo o lungo i sentieri e percorsi delle Dolomiti Lucane.

Alle pendici del castello 

Quasi ogni borgo che si rispetti in Italia ha un suo castello e ovviamente anche Pietrapertosa. Alla base di questo castello sorge l’Arabata, ovvero il centro storico del paese attuale, di origine medievale e che per questo è così nominato ( Rabata è l’antico nome saraceno ).

Gli antichi dominatori arabi, guidati dal Re Bomar, giunsero e si arroccarono qui nell’838, creandovi un forte. In questo periodo si trasferirono qui Guerrieri, nomadi e Saraceni, che edificarono abitazioni piuttosto semplici e rozze, molto squadrate, simili a fortezze.

Da subito le disposero a file dall’alto verso il basso, adattandosi al terreno, utilizzando spesso la stessa roccia come parete. Le case ricordavano quelle di alcune aree mediorientali, sotto certi aspetti, con una forma rettangolare, la porta d’ingresso di solito  bassa e stretta e un altra apertura che portava all’Ostello, via di fuga d’emergenza, da sfruttare in caso di pericolo.

Le case erano buie e fresche, non avevano né camino né finestra, solo un foro sul tetto, il “cirnale”, che faceva da comignolo e da lucernario. Inoltre i muri in pietra erano privi di intonaco, spartani e la copertura delle abitazioni era in lastre di pietra. Sopra all’Arabata ecco il Castello.

Il castello sorge sopra il nucleo antico, è di origine Normanna e Sveva ed è un sistema che sorge sopra l’antica fortificazione di epoca romana. I Normanni nel IX secolo lo costruirono sulla cima della roccia a cui si aggrappa la parte alta dell’abitato, appunto, l’Arabata.

Il Castello sorge in un punto che più naturale non si può a livello difensivo. Questo è il punto più alto della Valle del Basento, da cui si domina tutta la zona, come non pensare ad una rocca militare qui?

Dopo il periodo romano, prima Bomar il saraceno e poi i Normanni sfruttarono questo forte. Coi secoli poi venne abbandonato fino a cadere in rovina nel XVII secolo quando, di fatto, divenne un rudere.

Oggi è stato risistemato e dagli scavi sono spuntate camere di servizio ed altri importanti reperti archeologici di diverse epoche.

Un altro edificio di grande interesse è la Chiesa di San Giacomo Maggiore, detta Chiesa Madre. Si tratta di un’antica fortezza di epoca medievale, forse longobarda, che custodisce diverse pitture dipinte a cavallo tra il 1660 e il 1700. Tra queste le opere di Ferro e del Pietrafesa.

Il grande interesse di questo complesso risale alla sua storia controversa che lo ha reso un pò fortificazione un po’ luogo si culto. L’edificio religioso, dedicata a S. Giacomo all’incirca nei secoli XI-XII, è costituito dalla Chiesa edificata ad impianto basilicale paleo-cristiano, dal campanile in stile romanico di epoca successiva e infine da una cripta sotterranea.

Il complesso è dunque in gran parte romanico, forse come ipotizzano alcuni storici tra cui Racioppi, sorse all’epoca del Principato di Salerno, Longobardo. In seguito, flurono i Normanni, nei secoli XI-XII, a trasformare la fortezza in Chiesa dedicata a S. Giacomo.

Questo pare avvenne a causa dell’annessione di Pietrapertosa alla metropoli ecclesiastica di Acerenza forse nel secolo XI. Intorno ai secoli XII-XIII, la Chiesa fu in parte distrutta da un incendio e fu poi modificata con l’eliminazione della navata minore sinistra e la costruzione del campanile. Inoltre fu abbassata la cupola e aggiunta una absidiola oltre il presbiterio.

Lavori recenti hanno portato alla luce vari capitelli di epoca romanica e un fonte battesimale.

“The marvellous town of Pietrapertosa is located in the province of Potenza, on the slopes of Monte Impiso in the splendid setting of the Dolomite Lucane (Region of Basilicata)

Along with the towns of Acerenza, Castelmezzano, Guardia Perticara and Venosa is considered one of Italy’s most beautiful hamlet.

It’s name derives from the Latin Pertusus with reference to its territory which is rich in pits.
During the Medieval period it was known as Pietraperciata.

Its origin is uncertain, the most reliable theories suggest that it was founded around the eighth century BC by the Pelasgians, while they were crossing southern Italy.

The village is built entirely on the bare rock, almost embedded in it, taking advantage of every little nook and cranny.

It runs pretty much along the only main road to the foot of the ancient castle dating back to the Roman occupation.

This fortification is dominated by a spectacular natural arch that was once the place of look-out and place a sentinel.

Pietrapertosa shows itself to the eye of the visitor as ancient village that has somehow managed to preserve its medieval appearance especially in the oldest part situated at the foot of the Castle which retains, even today, the ancient saracen name of “Arabat” characterized by narrow streets and blind alleys.”

Un po’ di storia

Furono i Pelasgi a fondare l’antica Pietraperciata, sorta nell’VIII sec. a.C. Questi rimasero fino all’arrivo dei Greci, che si spinsero dalla costa all’interno per portarvi le loro merci.

Questo ultimi dettero una nuova forma al borgo
sistemandolo a mò di anfiteatro ai piedi delle rocce, cosi che fosse ben riparato su tre lati, ampliando così il sistema difensivo creato dai Pelasgi.

Più in là nel tempo, più o meno quando Annibale varcava le Alpi, a Pietrapertosa giunsero i Romani che fecere qui la loro Curtis e il loro Oppidum, sostituendo i Greci. Essi edificarono strade, ponti ed altre opere pubbliche che lasciarono in dono ai locali. Dei romani sono rimasti in dote anche alcuni termini del dialetto locale come scola, pupa, longa, crai, pscrai.

Dopo il passaggio di popolazione barbariche e saracene, giunsero prima i Bizantini e poi i Normanni. Sotto questi ultimi Pietrapertosa iniziò periodo di gloria. Il castello di cui abbiamo scritto sopra è soprattutto il castello della grande Costanza d’Altavilla, madre di Federico II.

Sotto il dominio normanno il paese fu ben fortificato e protetto e si passò alla costruzione dei primi edifici pubblici e civili.

I nobili e i conti decisero di trasferirsi presso le mura di cinta dove si fecero costruire i loro splendidi palazzi, di cui ancora oggi si ammirano i portali, proprio lungo la via omonima.

Convento di San Francesco e la Chiesa

A Pietrapertosa vi è un Interessante complesso conventuale organizzato intorno ad un tipico chiostro quadrato con al centro un pozzo, fiancheggiato da colonnine lisce con basi modanate e capitelli. L’accesso alle celle dei frati al piano superiore è garantito da una gradinata. Adiacente c’è la Chiesa di San Francesco che sorge a ridosso del lato occidentale del convento, fondato nel 1474 da Papa Sisto IV.

La Chiesa è ad un’unica navata coperta da capriate lignee, termina in un presbiterio a pianta quadrata con un ampio arco trionfale a sesto acuto e un soffitto a crociera.

Nel presbiterio, rialzato rispetto al resto della chiesa, si notano due tabelloni con storie del Nuovo Testamento e dalla vita di San Francesco, eseguiti nel primo Cinquecento, per opera di un pittore, tale Ioannis Luce de Ebulo.

Il parco delle Dolomiti Lucane 

Pietrapertosa si trova nel Parco delle Dolomiti Lucane, che la collega a Castelmezzano e offre a turisti e avventurosi panorami originali e dal ricco fascino oltre a sentieri per effettuare escursioni e avventure tra la natura.

La scelta è varia tra le Vie Ferrate, il Ponte Nepalese, il percorso delle Sette Pietre e il Volo dell’Angelo.

Il Volo dell’Angelo è un cavo d’acciaio sospeso tra le vette di due paesi, Pietrapertosa e Castelmezzano. L’idea innovativa permette una fruizione diversa del patrimonio ambientale, al passo coi tempi e coi modi di intendere il tempo libero e lo svago.

Oggi in molti cercano l’avventura diversa, partecipativa e in un certo senso adrenalinica, che porti emozione. Il Volo è un’avventura a contatto con la natura e con un paesaggio particolare che permette di capire e pensare la vera anima del territorio. E così si viene legati ad un’apposita imbracatura segiendo rigidi criteri di sicurezza e si viene agganciati ad un cavo d’acciaio da cui si potrà provare l’ebrezza del volo per qualche minuto, una bella esperienza visto il paesaggio e l’altezza notevole.

Il volo prevede inoltre due diverse linee con diversi dislivelli: 118m e 130m. La linea di San Martino, parte da Pietrapertosa? a 1020m, e arriva a Castelmezzano a 859m, con un percorso lungo 1.415m raggiungendo una velocità massima di 110km/h.

La linea Peschiere, viceversa parte da Castelmezzano a 1019m e arrivare a Pietrapertosa, a 888m toccando qui  i 120km/h su una distanza di 1.452 metri.

Molto belli anche il Percorso Nepalese e le vie Ferrate. Il percorso delle Sette Pietre è un percorso attraverso alcune pietre che raccontano una storia popolare; la vicenda di Vito, preso da una fattura d’amore, per opera di una strega bellissima. Unisce ambiente, tradizione popolare e tecnologia in un alchimia studiata perfettamente.

Sosta e cucina lucana

Viaggiare in Lucania non significa solo storia e paesaggi meravigliosi ma anche un’ottima cucina.  Qui troverete i caratteristici ristoranti nella roccia, ricavati nel fresco dei Sassi dove gustare la cucina locale. I piatti tipici sono diversi, ad esempio la “crapiata“, un piatto a base di legumi, o i famosi “peperoni cruschi” lucani o, ad esempio la carne delle mucche Podoliche, bovini che vivono in zona Murgie allo stato brado. 

Ottimi anche e da assaggiare, lo garantisco, il salame casareccio da maiale allevato allo stato brado, i formaggi stagionati locale, molto tosti ma davvero buoni per gli amanti, i fragranti “Cardoncelli” serviti caldi, i “lampascioni”, gli affettati come coppa e pancetta locale.

La “Rafanata”, poi, è un soffice impasto balsamico al rafano, tipico del periodo di Carnevale.

Ma non è finita, la “Pancia ripiena”, un’antica ricetta con carne di salsiccia pezzente lucana, soppressata, uova e formaggio, creata con un metodo laborioso che prevede l’impasto sbollentato, pressato e asciugato, per essere poi proposto come affettato. Un prodotto davvero autentico, definito da molti un prodotto dal sapore ancestrale e d’altri tempi. Veramente tradizionale nel vero senso del termine.

Anche tra le paste fatte a mano l’offerta è ampia come i buonissimi “Maccheroni con mollica fritta e noci”, il piatto della domenica delle famiglie delle Dolomiti Lucane, sostanzioso e dal sapore particolare.

I “Ravioli di ricotta con sugo di funghi cardoncelli”, è un piatto del periodo pasquale, di  origine agreste.

Le Orecchiette qui sono quelle grandi, spesse, e vengono condite con sugo di involtini bello saporito.

Tra i secondi spiccano la “Pastorale”, zuppa di carne di pecora che nelle altre zone della Basilicata assume anche il nome di Pignata o Cutturidd.

Tra i liquori interessante il liquore casalingo alla ciliegia, con il frutto immerso nel nettare alcolico.

Davvero tantissimi i motivi per visitare questa zona..consigliatissima…Fede