Piccoli particolari salentini

0
2234

elite-cvinella

Ecco davanti a me un particolare da fotografare e trasmettere ai posteri. Un angolo privato di una corte salentina, nelle case a corte viveva il popolo, una moltitudine di contadini legati al lavoro della terra del latifondista, che invece occupava suontosi palazzi in centro città. Le case a corte nel Salento sono abitazioni caratterizzate dalla presenza di uno spazio scoperto, comune o privato, munito di accesso verso la strada e intorno al quale si dispongono una o più unità abitative. L’ingresso allo spazio scoperto del cortile è preceduto da un vano carraio coperto denominato ” sappuertu “, abbastanza grande da contenere il carro agricolo, la mangiatoia per il cavallo, la pila per il bucato, il pozzo oppure la cisterna per attingere l’acqua. Il vano carraio consente agli abitanti della corte stessa, soprattutto alle donne, di riunirsi per conversare, cucire, socializzare, fare il bucato o trasformare i prodotti della campagna. In alcuni casi al posto del vano carraio coperto troviamo preziosi portali bugnati, con un balcone sovrapposto detto mignano, che consentiva alle stesse donne di affacciarsi sulla strada principale ed all’interno della corte. Ma il nostro portale ritratto in foto, risulta misero senza bugne e mignano, ma impreziosito da un particolare, una capasa attaccata col cemento, con un ciuffo di grano selvatico che fa capolino dentro ed intorno.capasa Una capasa, che rotta ed inservibile fa bella mostra di sè nel rione Padre Eterno di Presicce, il termine capasa deriva probabilmente dall’aggettivo latino capax, capacis (adatto a contenere) e indica un vaso in terracotta per conservare alimenti, legato alla tavola e alla casa del mondo contadino, in un’epoca in cui il cibo non contemplava sprechi ed era importante patrimonio di una famiglia. La semplice forma cilindrica di terracotta all’esterno, smaltata all’interno per contenere prelibatezze degne della migliore cucina tipica. Cibi rustici, introvabili, frutto di mani industriose e conoscenze antiche. Dentro il suo corpo la ” capasa ” conservava spesso la sugna, strutto suino preparato in grandi quantità e conservato per l’inverno, la ricotta forte e altri tipi di conserve; la capasa era chiamata anche salaturu quando conteneva olive in salamoia. Spesso le capase venivano utilizzate per conservare fichi secchi, essiccati per metà al sole, imbottiti con mandorle e cotti nel forno a legna, oppure essiccati per interi e pressati dentro la capasa dove si ricoprono con un sottile strato di zucchero che ne garantiva la conservazione nel tempo. Immancabili poi le nostre frise, un pane biscottato conservato in questo luogo e consumato sotto nodosi alberi di ulivo nelle assolate campagne del Salento nelle lunghe giornate estive. Le incisioni concentriche nella parte esterna, poco al di sotto dell’orlo, servivano per facilitare la legatura del panno usato per coprire l’imboccatura. Un Salento ancora integro e veracemente legato al suo passato con un occhio pronto da strizzare al futuro.

Raimondo Rodia