Piacenza e i suoi misteri

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Piacenza nasconde misteri

Ogni città che si rispetti nasconde misteri e leggende, Piacenza non fa eccezione.

La città, baluardo a nord dell’Emilia per certi versi quasi lombarda, ma con tanti influssi anche da Piemonte, Liguria, persino Toscana, nasconde alcuni segreti.

I segreti piacentini

Piacenza da poco nell’occhio, al centro della pianura padana, eppure nei suoi dintorni succedono strane cose.

Nei campi attorno al paese di Gossolengo, a fine ‘800, nel 1877 per la precisione,  un contadino che stava arando trovò nei campi un oggetto molto strano.

Era di bronzo ed era ricoperto di disegni incomprensibili con scritte in una lingua sconosciuta e mai vista.

Il contadino provò a capirci qualcosa, invano. Quindi decise di andare dal proprietario terriero e gli consegnò l’oggetto bronzeo preso dal suo podere e gli diede l’oggetto in bronzo.

Il padrone lo osservò e gli disse che l’oggetto non gli interessava poiché non aveva nessun valore.

Il contadino allora, si riprese l’oggetto, che fu notato dal parroco della zona. Notando l’oggetto durante una visita pastorale dal contadino, lo esaminò e intuì che poteva trattarsi di qualcosa di molto importante.

Decise di acquistarlo a buon prezzo e portarlo da esperti per farlo studiare in modo attento.

L’oggetto, oggi esposto al Museo civico di Piacenza, viene chiamato “fegato etrusco” e riproduce perfettamente, nel bronzo, un fegato di pecora con un gruppo notevole di iscrizioni etrusche: due nella parte convessa e quaranta nella parte concava, tutte ben incasellate.

Gli studiosi sostengono che questo raro oggetto veniva utilizzato dai sacerdoti e veggenti etruschi, per trarre auspici dal fegato degli animali, che venivano sacrificati agli dèi.

Ma non solo, in questi potevano anche prevedere il futuro, come nelle stelle e nelle costellazioni. 

Infatti ogni cella del fegato in bronzo, corrisponde al nome di una divinità etrusca, a una ripartizione della volta celeste e al dio che la abita.

Secondo la religione etrusca il cielo era diviso per dominazioni di potere di diversi dèi, i quali influenzavano la natura e la vita umana.

Facile capire le conseguenze. Con il sacrificio agli dèi, nel fegato, con la tavola bronzea, era possibile conoscere la volontà degli dèi, degli astri, il futuro, i presagi favorevoli e negativi per un uomo, per una città. E ancora le previsioni sui raccolti, su una impresa, su qualsiasi evento.

Tutto secondo gli Etruschi era condizionato dalla influenze astrali e dal capriccio delle divinità delle diverse dominazioni celesti.

Una novità assoluta visto che oggetti simili a questo in Europa non ne erano stati trovati. Solo negli scavi dei Sumeri si era trovato qualcosa di simile.

Di fatto viene quindi confermata la tesi di quanti sostengono che gli Etruschi estesero i loro territori fino alla pianura Padana.

Piacenza e le crociate in Terrasanta 

In seguito Piacenza fu nel medioevo e durante le crociate e i pellegrinaggi in Terrasanta, un grande centro di transito di pellegrini ed eserciti.

Raimondo Zampogni, attorno al 1150 predicò per le strade contro le crociate e per la fratellanza fra tutti i popoli. Per questo egli divenne santo.

Predicava la pace e veniva ritenuto un disfattista, in quanto demoralizzava i crociati. 

Molti pensarono di punirlo, ma nessuno osò toccarlo. Era venerato dai cittadini che lo consideravano un santo.

In quel periodo venne portata dalla Terrasanta, da un pellegrino piacentino di cui non si conosce il nome, anche una spina della corona del Salvatore. Questa reliquia, tuttora veneratissima, è ancora presente ai nostri giorni nella chiesa dell’Ospedale.

Piacenza ha una grandissima tradizione in merito alle crociate e agli ordini Ospitalieri.

Nella grande piazza davanti alla chiesa di Santa Maria di Campagna, in particolare, si tenne una riunione delle personalità più potenti dell’anno mille.

Il primo marzo 1095 avvenne il grande incontro per stendere i preparativi della prima crociata. 

Parteciparono Papa Urbano II, la contessa Matilde di Canossa, la moglie di re Enrico IV, regina Adelaide, e gli ambasciatori dell’imperatore di Bisanzio, Alessio Comneno.

La spedizione condotta da Pietro l’Eremita, non aveva portato a nulla.

Secondo la leggenda durante l’assemblea, nel momento in cui parlava Matilde di Canossa, scese dal cielo una colomba azzurra e luminosa.

Poi, sempre secondo la leggenda, sembra le nubi si aprirono al momento in cui la crociata venne definita e una luce potente avvolse la piazza, mentre in cielo apparve una grande croce, come quella apparsa all’imperatore Costantino con la scritta: “In hoc signo vinces”.

Per la città passavano tanti pellegrini e crociati. Vennero quindi istituiti molti lazzaretti in zona al tempo.

L’attuale ospedale di Piacenza deriva dagli antichi lazzaretti del Santo Sepolcro. E fu proprio un vasto nucleo di lazzaretti con abbinate chiese che formò la località antica di San Lazzaro, tuttora esistente.

Proprio a Piacenza si consumarono anche alcuni crimini collegati alle crociate. Qui furono sterminati tanti Templari.

Perseguitati nel periodo di Filippo il Bello e Clemente V, furono derubati, torturati e messi al rogo. A quel tempo i Templari riuscivano a mantenere il loro potere in Portogallo e in Emilia.

In particolare vi fu un episodio in cui, proprio a Piacenza, i Templari vennero sorpresi in una trappola. 

Si presentarono al loro forte dei messi, dicendo di venire a nome di papa Clemente V, che i templari credevano amico. Anzi, ritenevano di essere una milizia fidata del Papa.

Irruppero invece alcuni mercenari e iniziò una lotta durissima. I Templari erano dei combattenti preparati per cui la battaglia durò l’intera notte nella campagna di Borgo Trebbia.

I Templari alla fine della cruenta battaglia vennero massacrati dai mercenari. Questi erano in numero imponente e non poterono resistere all’assalto. I loro corpi vennero lasciati a marcire all’aperto in una sorta di grande fossa comune.

Oggi nel quartiere Borgo Trebbia esiste “la cà di oss”, ovvero la casa delle ossa, che mai nessuno ha voluto rimuovere, da un lato per terrore della maledizione dei Templari, dall’altro per dimenticanza.

Maledizione e vendetta

A questa vicenda ne è associata un altra. Nel 1314, a Parigi, Jacques de Molay, ultimo gran maestro dei Templari, venne messo al rogo da innocente nei pressi dell’isolotto degli ebrei.

In quel momento lanciò una maledizione che recitava:

“Muoio innocente, ma chiamo dinanzi al tribunale di Dio, entro un anno, il ministro Nogaret, il papa e l’imperatore, e giuro che l’ultimo discendente di Filippo il Bello sarà giustiziato da un templare”. 

I superstiti del massacro di Piacenza organizzarono la vendetta, dando vita alla maledizione. Si recarono in Portogallo, dove l’Ordine non era stato perseguitato ma era ancora ben saldo.

Qui si incontrarono con i Templari francesi e misero a punto il piano della vendetta contro Nogaret, Filippo il Bello e Clemente V.

Così entro un anno dalla maledizione del Gran Maestro, morirono Nogaret, Clemente V e Filippo il Bello, tutti misteriosamente.

Nogaret venne avvelenato lentamente dai ceri del suo studio, sistemati dai Templari; Clemente V venne assassinato facendogli ingerire col cibo, affermando che si trattava di un potente farmaco, polvere di smeraldo; infine Filippo il Bello, cadde da cavallo durante una caccia e morì.

Una città ricca di vicende misteriose 

Questa è altre vicende misteriose sono legate alla città emiliana. La città è ricca di luoghi misteriosi. In Piazza San Giovanni, dinanzi alla chiesa, nel 1592, avvenne un altro fatto di cronaca.

Qui vennero arse vive sette streghe, mentre altre sette vennero frustate a sangue ad opera della famigerata Santa Inquisizione.

In piazza dei Cavalli invece, sul Palazzo del Governatore, si può ammirare uno dei rari calendari perpetui, una grande meridiana la cui ombra, indica il mezzogiorno, il giorno e il mese dell’anno.

Sarà la posizione strategica, ma Piacenza sembra un catalizzatore di vicende misteriose..

L.D.

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