Perle d’Italia: Amatrice

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Ci saremmo comunque arrivati ad Amatrice. Lo avremmo fatto con Perle d’Italia o Ladolcevitaly. Nel nostro andare su e giù per l’Italia a caccia di di luoghi avremmo anche visitato questo borgo ricco di storia.

Lo facciamo oggi. Come sapete in questo momento Amatrice e un cumulo di macerie. Come Gibellina, Gemona del Friuli, Tuscania, L’Aquila o i paesi dell’Irpinia in precedenza. Si cercano sopravvissuti finché e possibile.

Con questo piccolo nostro blog proviamo a far conoscere Amatrice, che siamo sicuri risorgerà bella come prima e si spera più sicura.

Fa parte della Comunità Montana Velino ed è sede del polo del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Proprio un anno fa Amatrice è stata inserita nei borghi più belli d’Italia.

Amatrice sorge in una conca verdeggiante. È parte della regione Lazio ma confina con l’Umbria, le Marche e l’Abruzzo. La bellezza del suo territorio e data anche dal fatto di essere circondata da monti che superano i 2400 metri.

A. è l’ingresso dal versante laziale al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La posizione e la bellezza dei luoghi permettono tante escursioni a partire dal paese.

Il vicino Lago Scandarello, il Parco in Miniatura e le tante passeggiate ed escursioni tra i monti circostanti, rendono questa zona unica. I tanti sentieri come il Sentiero della Romanella, che porta da Amatrice alla Salaria permettono di ammirare paesaggi notevoli dall’ambiente incontaminato. Con l’escursione al Monte Pelone si può ammirare la maestosità dei monti circostanti come il Monte Prena, il Monte Camicia e naturalmente il Gran Sasso. In autunno in particolare l’escursione grazie ai colori dei faggeti assume ancora più fascino. I fossi e le cascate numerose fanno il resto.

La Riserva naturale del Lago di Campotosto è un’altra interessante zona naturalistica facilmente raggiungibile da Amatrice. In territorio abruzzese è situata nei comuni di Campotosto, Capitignano e L’Aquila.
La zona, strategica, di passaggio tra versante adriatico e quello tirrenico si trova nel tratto alto del Fiume Tronto. L’Altopiano centrale, dove si trova il lago ha un’altitudine media di 1000 metri, mentre qui le montagne sono rocciose e poco permeabili, non calcaree come nel resto degli Appennini. Arenaree e Marne fanno si che ci siano diverse fonti d’acqua da queste parti.

I boschi prevalentemente formati di castagno, cerro e pioppo col salire dell’altitudine mutano in faggete di montagna fino a 1.800 metri, poi prateria che fiorisce ogni anno.ad inizio estate. I tanti fossi che scendono verso valle con un continuo di salti di roccia creano cascate e dislivelli anche di 70 – 80 metri . Uno spettacolo naturalistico notevole.

Amatrice è detta la “Città delle cento chiese”. Questo nome è dovuto ai bellissimi luoghi di culto di età medievale e di età moderna, tra il suo centro storico e le tante frazioni.

Alcuni esempi sono la quattrocentesca Chiesa di Sant’Agostino, con l’affresco dell’Annunciazione del pittore locale Dionisio Cappelli, il quattrocentesco Santuario dell’Icona Passatora dove si trova l’affresco della Madonna in Trono con Bambino che sorregge la città in miniatura.

passatora

E ancora la Basilica di San Francesco al cui interno si trova il seicentesco altare dedicato alla Madonna di Filetta, costruito per custodire un reliquiario molto caro ad Amatrice.

san francesco

Interessanti poi la sede del e la Torre civica, il simbolo della città, che divide a metà Corso Umberto I che è la via principale di Amatrice.
Qui c’e anche la Chiesa di San Giovanni che possiede splendidi affreschi del XV secolo.

Palazzo di Cesare, lo troviamo sul corso. In stile rinascimentale, e Palazzo De Bernardinis in stile Barocco con la sua facciata convessa.

In fondo al corso, oltre alla Chiesa di Sant’Agostino in stile gotico romanico, c’e Porta Carbonara, di accesso ad Amatrice. Questa porta prima del sisma di questi giorni aveva resistito indomita al passare del tempo.

Il Parco in Miniatura si trova in questa zona. È  un percorso turistico-ambientale che riproduce nei particolari, i tesori del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Il percorso culturale di Amatrice non finisce qui, col museo civico Cola Filotesio. Cola fu un pittore architetto e scultore proprio di Amatrice, vissuto a cavallo tra il XV ed il XVI secolo.
Il museo civico è all’interno dell’ex Chiesa di Sant’Emidio dove e custodita la Sacra famiglia, opera appunto, di Cola dell’Amatrice.

Le bellezze storiche culturali e paesaggistiche di Amatrice non finiscono qui. Per renderci conto di cosa rischia di andar perso per sempre in questi drammatici giorni oltre al grave tributo in vite umane mi sembra corretto citare più cose possibili.E così proseguiamo con la Chiesa del Santissimo Crocifisso con l’annesso convento. L’interno della chiesa è in stile barocco e conserva un crocifisso in legno venerato poichè ritenuto miracoloso in seguito ad un evento accaduto il 15 maggio 1534.

La Sacra Immagine mutò colore e alcune gocce di sangue sgorgarono dalle ferite del costato e della fronte, a seguito di un falso giuramento fatto da Laura, figlia benestante di Pietro Gentile dell’Amatrice, che negò alla sorella povera un pezzo di pane

E ancora, il Teatro comunale nella ex-Chiesa di San Domenico e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio.

Ma Amatrice oltre al centro storico possiede alcune frazioni interessanti. A Varoni troviamo il Santuario della Madonna delle Grazie. Nata sulle rovine di un’antica villa romana, appartenuta probabilmente a Marco Terenzio Varrone,da cui deriva il nome della frazione stessa.

L’edificio del XVI secolo e meta di molti fedeli che attribuiscono alla Vergine miracoli di conversioni e guarigioni.

Altra frazione è Cornillo Nuovo. la cui piazza principale presenta una fontana artistica del 1922 e qui si trova la Chiesa di Sant’Antonio Abate di cui parlavamo sopra. C’è poi Ferrazza con il Santuario dell’Icona Passatora, Sant’Angelo dove,di fronte alla Chiesa della Madonna di Galloro, si trova una quercia alta oltre 21 metri e con una circonferenza di sette che sembra abbia più di 600 anni. Si tratta di un albero monumentale, riconosciuto dal Corpo forestale dello Stato come la più grande della sua specie.

A Rocchetta si trova invece il Santuario della Madonna della Filetta di cui si parlava sopra. Ogni anno in ricordo del fatto avvenuto nel 1472, quando il giorno dell’Ascensione durante un temporale una pastorella ritrovò un cammeo in cui identificò l’immagine della Madonna, viene celebrata una processione solenne lungo il sentiero che porta qui dal centro di Amatrice. Pier Paolo da Fermo descrive dettagliatamente la solenne processione verso il Santuario nell’abside all’interno della chiesa.

La vicinanza alla via Salaria ha fatto di Amatrice una città spesso contesa nella storia. Fin da i tempi quando a fianco di Ascoli fronteggiò gli aquilani e prima in età romana e preromana. Nei secoli fu oggetto di contesa tra le città vicine e anche al giorno d’oggi si trova al confine tra 4 regioni.

La Conca di Amatrice divenne un centro importante in epoca romana grazie alla vicinanza della Via Salaria. A partire dal 1265 fu un possedimento del Regno di Napoli dopo essere appartenuta agli Orsini e ai Medici. Poi nei secoli XIV e XV Amatrice fu in continua lotta con le città e i castelli limitrofi. Ottenne dagli aragonesi la concessione di battere moneta con il motto “Fidelis Amatrix”.

Passando alle tradizioni locali vanno ricordate le Ciaramelle di Amatrice. Si tratta di zampogne, simili ma non uguali alle zoppe. Cornillo Nuovo, Torrita, Petraia, Nommisci, Pinaco, San Benedetto del lago Scardarello, Saletta e Amatrice, sono le culle del culto sonoro della ciaramella.

Le ciaramelle sono le uniche zampogne italiane prive di bordone. L’effetto bordone non manca ma viene ottenuto con la ripetizione frequente di una nota relativa, alla suonata, la quinta sul charter sinistro.

Queste zampogne a bordone muto, zoppe, sono le eredi delle tibiae latine e degli auloi frigi.
La struttura a doppio oboe e bordone muto determinano diverse forme musicali nel repertorio della zona.

E’ un repertorio tra più interessanti della musica strumentale italiana di tradizione orale. Nei settori del canto per la sposa in particolare, spiccano saltarello e canto a ciaramelle.Il canto per la sposa è un rito nuziale.
La prima parte del canto detta piagnereccia riguarda la cacciata della sposa dalla casa paterna, si esegue davanti alla casa della maritando.
Trilli regolari della canna piana (il pianto della femmina) mentre alla canna bassa è affidato un vero secondo modulo melodico molto espressivo, sono tipici. Segue poi la canninareccia eseguita dal ciaramellaro che cammina alla testa del corteo nuziale. La terza parte, crellareccia, è un salterello susseguente la cerimonia in chiesa. Infine un brano a scansione binaria con isole ternarie.
In questa fase il ciaramellaro sfoga le sue bravure, le cosiddette calate.

Un’altra tradizione, questa volta culinaria e nota in tutto il mondo, è la pasta alla Amatriciana. Si tratta di pasta condita con un sugo a base di guanciale, pecorino e pomodoro. La vera ricetta è tutelata e deriva dalla gricia. Gricio era il venditore di pane e beni alimentari dell’800 a Roma. Ancora oggi la grigia non è altro che amatriciana senza il pomodoro. Alla fine del diciottesimo secolo ne L’Apicio Moderno, scritto nel 1790 dal cuoco romano Francesco Leonardi, compare il pomodoro per la prima volta. I tanti cuochi di origine amatriciana di Roma fecero si che il piatto fu accolto come piatto tipico romano.

bucatini

In particolare:

Con delibera 27/2015: “il Comune di Amatrice ha formalizzato le ricette, sia della versione bianca, sia della versione rossa, in un Disciplinare di produzione De.c.o. Come chiaramente indicato nel disciplinare,non sono previsti né aglio né cipolla. Inoltre il Comune di Amatrice, col pieno supporto della Regione Lazio nel 2015 ha iniziato il percorso, volto a ottenere il prestigioso riconoscimento europeo STG della salsa, per un’ulteriore tutela dell’originalità della ricetta. Come formato di pasta da condire nell’amatriciana originale, occorre rigorosamente usare quello degli spaghetti. Amatrice stessa si fregia del titolo di “Città degli spaghetti”, come sta scritto anche sui cartelli stradali di benvenuto, che accolgono alla sua entrata.

È consuetudine condire con l’amatriciana gli spaghetti, i bucatini, i tonnarelli o i rigatoni. La ricetta presenta poi alcune varianti legate ai territori.

Tante altre manifestazioni appartengono al patrimonio di Amatrice, come ad esempio la gara in sella agli asini o Palio dei Somari che si tiene ad aprile, dove si sfidano Amatrice e i comuni limitrofi. Questa attività e ricchezza culturale e paesaggistica rende questo territorio visitabile tutto l’anno.

Ho volutamente scritto al presente, perché questo paese deve trovare la forza di rinascere, nonostante l’immane tragedia che lo ha colpito e perché le tradizioni possono e devono superare le peggiori avversità.

Appena passata l’emergenza di questi giorni, visitate Amatrice, se non sarà possibile vedere le chiese o soggiornare, passateci, guardate il paesaggio, finché un giorno, grazie alla tenacia dei suoi cittadini , la città risorgerà e tornerà a mostrare i suoi tesori.

D.L.