Pericolo acrilammide

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Acrilammide, sottolineate pure in rosso questa nuova sostanza nociva da evitare e presente in alcuni alimenti confezionati.
 
Non ne avremmo bisogno, a dir la verità, visto che ormai nutrirsi sembra diventato un percorso ad ostacoli, eppure siamo costretti, sembra, ad allungare la lista.
 

Lo mostra un’indagine italiana su alcuni prodotti diffusi nella GDO, che ha individuato una concentrazione superiore alle soglie EFSA di questa sostanza in alcuni snack.

Di cosa si tratta?

L’acrilammide è una sostanza che si forma alle alte temperature, durante i processi di frittura o anche cottura al forno oppure alla griglia. La causa sono le reazioni chimiche che hanno come protagonisti gli zuccheri e gli amminoacidi, soprattutto uno, l’asparaghina libera. Sono le reazioni di Mallard, ancora poco note.

Sembra che l’acrilammide e il suo prodotto metabolico principale, la glicidammide, possano avere carattere neurotossico, genotossico e cancerogeno. Una assunzione, specie continua e per lunghi periodi può insomma andare ad intaccare il sistema nervoso e la salute corporea.

L’International Agency for Research on Cancer aveva non a caso inserito la sostanza nel gruppo A2, “probabile cancerogeno”.

Nell’organismo, una volta ingeriti i cibi che contengono questa sostanza , in prevalenza secondo il Joint Fao/Who Expert Committee on Food Additives patate fritte a bastoncino, patatine fritte chips a base di patate, caffè, biscotti e pasticcini, pane bianco, panini e crostini, l’acrilammide e i suoi metaboliti vengono assimilati nel tratto gastrointestinale e da lì si distribuiscono nei tessuti.

Al momento solo la Danimarca in Europa ha preso seriamente la cosa ponendo un tetto massimo di 750 mcg/kg di questa sostanza. 

Lo studio Abr

In particolare lo studio Abr, composto da un gruppo di biologi, aveva condotto un indagine nel corso del 2016 sulle patatine confezionate in busta nella grande distribuzione. 

Bene, in molte confezioni è stata riscontrata la presenza di una sostanza potenzialmente tossica: L’acrillammide appunto.

Abr non ha fatto altro che prendere 6 campioni di patatine fritte confezionate, scelti a caso e di marche note e meno note. Tutte confezioni ben integre e non scadute.

I risultati dello studio sono che delle sei marche indagate ben tre avevano concentrazioni di Acrilammide superiori ai valori consigliati dall’Agenzia alimentare europea.

Non ci sono tuttavia tetti specifici fissati in Europa, Danimarca a parte; si consiglia solo di non superare i 1000 mcg/kg, per cui, l’unica cosa che possiamo consigliare in mancanza di regole al riguardo e di un riscontro effettivo, è di non abusare di fritture o dei cibi scaldati compresi nell’elenco sopra. 

Come sempre la regola sta nell’equilibrio. La verità è che pochi sono i cibi che se assunti in quantità eccessive non creano problemi. Questa è una regola sempre buona, al di là dei regimi alimentari o delle filosofie alimentari che si scelgono.

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