Percorsi improbabili

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Questa è conosciuta come la "ruta de la muerte"
Noi che siamo abituati alle nostre lunghe e lisce autostrade non potremmo credere ai nostri occhi davanti a strade così improbabili come quella che da La Paz conduce allo Yungas (zona di transizione dagli altopiani andini alla foresta amazzonica). Non appena il taxi è pieno si parte dal terminal di Villa Fatima di La Paz. Il primo tratto di strada è tutto in salita. Si arriva al punto più alto, La Cumbre, a 4725 m. di quota. A volte c’è la neve, altre volte una bruma che avvolge tutto. Di notte una stellata pazzesca!

La Cumbre con una spolverativa di neve e la nebbiolina
Cumbre significa “vetta”. E’ questo il punto più alto da cui inizia la discesa senza fine.
Da La Cumbre la strada comincia a scendere, scendere e scendere tra montagne giganti che sembrano non finire mai.
Si fa presto a fare un calcolo: da quota 4725 di La Cumbre devo scendere ai 976 m di Caranavi, la mia destinazione finale: vale a dire un dislivello di ben 3749 m. Ecco perché la discesa pare non finire mai. In circa 3 ore di strada il corpo è sottoposto ad un cambiamento non indifferente. Si parte da La Paz che fa freddino e si arriva a Caranavi con un caldo umido che ti costringe a togliere strati di vestiti fino a rimanere in canotta: praticamente è come passare dall’autunno alla piena estate!

Una jeep attraversa una pozzanghera
La stagione delle piogge lascia grandi pozzanghere sulla strada
Quando invece percorro la strada in senso inverso, per tornare a La Paz, si sale, si sale e si sale che pare di dover arrivare a toccare il cielo. E più si sale verso la Paz più sento freddo e mi copro e all’arrivo mi gira la testa a causa dell’altitudine e dell’aria rarefatta.
E’ poco dopo Yolosa che inizia il tratto di strada più allucinante che io abbia mai visto in vita mia. Una strada stretta, non asfaltata, piena di buche e di sassi, che percorre gole e costeggia fiumi; durante la stagione delle piogge diventa fangosa e spesso si verificano frane che ostruiscono la carreggiata e rendono ancora più difficile il passaggio dei mezzi. E parliamo di qualsiasi tipo di mezzo: pullman, camion, auto, moto, furgoni e chi più ne ha più ne metta. Non c’è guardrail, nessun tipo di protezione. Sotto semplicemente il dirupo. Quando si incrocia un altro mezzo, bisogna avvicinarsi il più possibile a quel dirupo e allora è inevitabile trattenere il respiro per qualche secondo, sperando di non finire di sotto.

Il nostro 4x4 sta per incrociate un camion...
La “strada improbabile” è stretta e senza protezioni
In questo tratto di strada il senso di marcia è invertito, come nel Regno Unito, si tiene la sinistra. Mi hanno spiegato che lo fanno per facilitare la salita ai mezzi pesanti. Mi sembra che abbia una sua logica! La strada è percorribile solo in certi orari della giornata, ovvero dalle 17 alle 7, poi la tranca (una sorta di casello) viene chiusa per consentire i lavori di manutenzione e di miglioria: a suon di dinamite stanno cercando di aprire un tunnel che perfora la montagna!

Alcuni camion verso lo Yungas boliviano
Camion in salita, direzione La Paz
Delle tante volte che ho percorso, in un senso e nell’altro, questa strada improbabile, una sola volta ho avuto veramente paura. L’autista del taxi guidava come un pazzo e nessuno dei passeggeri diceva nulla tranne la sottoscritta che si lamentava dell’eccessiva velocità e dei sorpassi assolutamente azzardati. Non vedevo l’ora di arrivare a destinazione per scendere da quell’auto e sentirmi nuovamente al sicuro.
Il punto è che questa è l’unica strada per raggiungere lo Yungas, non ce ne sono altre e, a dir la verità, c’è da chiedersi come siano riusciti ad aprire una via in una zona così impervia. Con quanta fatica, quanto sudore, quanto tempo. Non riesco nemmeno ad immaginarlo.

Daniela Spazzoli