Per dieci minuti, recensione di Antonella Gagliardo

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Per dieci minuti
Chiara Gamberale
Feltrinelli

 

Chiara Gamberale è una giovane scrittrice romana, che ha iniziato come speaker radiofonica, per poi comunicare alla gente , non più con la voce, ma con le parole.
Il suo successo, che cresce romanzo dopo romanzo , subisce una brusca battuta d’arresto , quando il marito la lascia e lei si ritrova a dover attraversare questo abbandono.
È proprio in questo romanzo ” Per dieci minuti ” , che lei racconta in maniera autobiografica, il suo personalissimo dolore.
L’amore tra lei e suo marito, nasce nella loro giovane età e cresce a Vicarello, un piccolo paese nella campagna alle porte di Roma , tra le abitudini ed i visi di sempre, prendendo una forma simbiotica nelle loro vite.
Vivono in una persona sola , sino a che , dopo il loro trasferimento a Roma, l’incantesimo si rompe. Lui spaventato dalla Chiara ” grande”, che scrive romanzi, che ha perso la mietezza di un tempo, diventando a tratti paranoica ed opprimente, la lascia per vivere una storia a Dublino, con una donna che sembra avere le caratteristiche che Chiara aveva prima.
Lei si ritrova sola, in una casa che non sente sua ma di entrambi, in un periodo di solitudine profonda, di smarrimento, di mancanza, di torpore.
In questo periodo della sua vita è alle prese con un nuovo romanzo ” Quattro etti di amore , grazie” , ma neanche la scrittura può salvarla da quegli argini orami perduti che la fanno straripare in un cambiamento inevitabile, che la spaventa.
Infatti, Chiara, è stata da sempre una donna affezionata alle sue abitudini, ai suoi schemi mentali, a quelle cose che ripetendosi ,la facevano sentire protetta.
Ecco che all’improvviso tutto si rovescia.
Va in analisi e la dottoressa T che la segue le dá un’indicazione da seguire in modo regolare e preciso: per un mese, ogni giorno, per dieci minuti dovrà fare un qualcosa che non aveva mai fatto in vita sua .
Chiara seguendo alla lettera la regola ” terapeutica” si ritroverà a fissare il colore improbabile delle sue unghie, a camminare all’indietro per strada. Si riscoprirà , per la prima volta, ad ascoltare davvero sua mamma , quando le parla della sua vita, o a conoscere una donna che ricama e che intende insegnare anche a lei come si fa.
Ballerà l’hip hop, entrerà in un fioraio , che pur essendo a pochi passi da casa sua, non conosceva affatto.
Tutte queste piccole novità avranno lo scopo di scardinare tutte quelle convinzioni, quei luoghi comuni che la tengono ancorata alle abitudini che che le impediscono di guardarsi realmente dentro e intorno.
Il cambiamento sarà alla base del percorso intrapreso da Chiara per attraversare il dolore dell’abbandono.
Un romanzo che permette al lettore , con una scrittura asciutta , ridotta all’essenziale, semplice nel suo essere incisiva, di interrogarsi sull’amore, sulla vita, su quelle cose che ci stanno sotto gli occhi ma che non riusciamo a cogliere con lo sguardo distratto di chi guarda si, ma senza vedere.
Dire che mi ha colpito è riduttivo, ne sono rimasta davvero entusiasta !