Pensieri sparsi di un pendolare assonnato

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“ Ho cercato con questo libro di accompagnare il lettore in quello che credo sia un viaggio emotivo, composto da racconti e poesie apparentemente slegati tra loro. Mi sono divertito ad incrociare immagini che suscitassero quiete con altre che potessero scuotere, toccare tanto nel profondo da far alzare gli occhi della righe “.

Queste le parole di Malforte, per descrivere la sua opera prima “Pensieri sparsi di un pendolare assonnato” (LibEreria). Non un vero e proprio libro ma una raccolta, effettivamente, di pensieri sparsi che ha la “presunzione” di rendere su carta il saliscendi emozionale, l’altalena dei sentimenti di un uomo come tanti che fa di una pagina bianca il proprio “pensatoio”.

“Pensieri sparsi di un pendolare assonnato” riesce a restituire su carta l’apparente illogicità del susseguirsi degli stati d’animo che ciascuno di noi prova nella vita quotidiana. Un testo particolare che mette a nudo l’animo talvolta tormentato, talvolta iroso, talvolta innamorato, talvolta triste fino all’inverosimile dell’autore, che diventa simbolo universale dell’uomo, per riportarlo alla quiete, in una sorta di procedimento maieutico che trasforma il foglio in una catarsi.

Nell’acrostico di presentazione Malforte si presenta come de’ fogli l’untore, l’imbrattatore, un writer che invece di “imbrattar” muri, traccia volute di pensieri d’inchiostro.

Un suo leit motiv è quello della maschera, di pirandelliana memoria; lui stesso non mostra mai il suo vero volto, ma offre al lettore l’invito a vestirsi della sua stessa maschera oppure di smettere la propria e abbandonarsi allo scorrere di pensieri ed emozioni in un racconto che nulla ha da invidiare al flusso di coscienza.