Penelope, una scusa per fare musica e cultura per i ” Cantori della Giurdana “

0
1915

Metti una piacevole sera di luna piena, l’ombra di un castello, una mitica sezione del Partito Comunista nel piccolo e piacevole borgo di Melpignano, l’odore del sugo della carne dei pezzetti di cavallo, cotto in un tegame di terracotta, con l’aggiunta di diversi odori e spezie come alloro, pepe, peperoncino, sedano, cipolla, aglio, rosmarino, prezzemolo e pomodoro ed un filo di olio di oliva salentino.

Questa delizia va innaffiata da ottimo vino rosso e rosato Primitivo o Negramaro. Il sottofondo della musica dei Cantori della Giurdana, intervallati da interventi al femminile, che hanno letto brani che spaziavano dalla tarantata Cristina che torna dalla Svizzera e viene morsa dal ragno impertinente mentre raccoglie le foglie di Perustitza dal suo filare di tabacco, oppure Gertrude, la povera monaca di Monza, che non vuole arrendersi al principe suo padre e prendere i voti in convento. Tutto questo miscelato per bene ha dato vita ad una serata magica ed irripetibile. La serata a Mezzanotte è terminata per lasciare lo spazio alla mitica notte di Valpurga, la notte dove tutto diventa possibile, anche l’impossibile, rafforzato in questa notte nelle sue energie da una magnifica luna piena. Fino all’alba le donne si potranno trasformare in streghe ed in grossi gatti neri, saltellando nel sabba intorno al grosso albero di noce. Gli uomini invece in licantropi, i terribili lupi mannari che spaventano ed ululano alla luna.

Questa notte a Otranto si puo’ intravedere tra il vecchio maniero ed il porto il cavaliere senza testa che lotta per difendere la libertà dei popoli oppressi. Ma mettiamo da parte magie e sortilegi, delizie gastronomiche e parliamo dello spessore culturale e musicale dei ” Cantori della Giurdana ” guidati da Enzo Marenaci. Il loro ultimo sforzo musicale ha fatto capolino tra due capolavori di Modugno come ” Lu Pisci Spada ” una tenera e triste storia d’amore ed il tema dell’emigrazione mai superato in questa terra ai confini sud-est d’Italia, in ” Amara Terra Mia “. Poi l’omaggio di Vecchioni, che in un ipotetica lettera alla madre di Che Guevara ” Celia Della Cerna ” esalta il ruolo del figlio ed ancora arraggiamenti di pezzi musicali della tradizione popolare salentina rielaborati e resi emozionanti e palpitanti dalla bravura dei musicisti della Giurdana, il perchè di questo strano nome è presto detto ” La Giurdana ” è l’antico quartiere di San Cesario di Lecce luogo d’origine familiare di tutti i componenti della band tranne uno, proveniente dalla vicina Lequile.

La leggenda narra che fosse il luogo in cui abitava una signora di nome Giordana, che per vivere vendeva bottoni. Se qualcuno cercava bottoni doveva andare ” a rretu alla Giurdana “. Eppure nessuno l’ha mai vista. Qualcuno sostiene che si trattasse di un antico ghetto ebraico. Ma in una serata di stelle, musica e cultura, si sono alzati i toni su tradizione e lotta, emigrazione ed immigrazione, l’universo femminile, l’amore cantato in modo struggente. Infine oggi il ricordo ormai lontano di quel 1 maggio 1947 a Portella della Ginestra, dove il bandito Giuliano sparò su una folla in prevalenza di contadini, riuniti in quel luogo per manifestare contro il latifondismo, a favore dell’occupazione delle terre incolte e per festeggiare la vittoria del Blocco del Popolo nelle elezioni regionali di qualche giorno prima. Improvvisamente partirono sulla folla in festa numerose raffiche di mitra, che si protrassero per circa un quarto d’ora e lasciarono sul terreno undici morti (otto adulti e tre bambini) e ventisette feriti, altri morirono in seguito per le ferite riportate.

Questa la prima di una lunga serie di stragi che non hanno mai trovato risposta, in questa nostra Italia ancora oggi divisa e umiliata che corre dal 1861 con due velocità diverse.

Raimondo Rodia