Pedro Zarraluki. Un’estate a Cabrera. Recensione di Anna Cavestri

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Pedro Zarraluki
Un’estate a Cabrera.

A cura di Anna Cavestri 
Cabrera un piccolo isolotto delle Baleari, Spagna.
È appena finita la guerra civile, 1940, ma nell’isola sembra che nulla possa turbare.
C’è una unica piazza con un grande albero di fico, ed un’osteria, unico luogo di ritrovo dei pochi abitanti e del presidio militare, che dovrebbe difendere l’isola dall’attacco dei nemici inglesi. Eppure, in questo poco spazio, c’è una vita intensa, o per lo meno sono intense le storie dei pochi personaggi. Felicia Garcia, che gestisce l’osteria, donna tutto d’un pezzo e instancabile, sposata con Paco sempre ubriaco, madre di Andreas, che non parla ed ha qualche problema. Lluent, vecchio marinaio taciturno, che quando gli va bene la pesca, festeggia in osteria , uscendo sempre un po brillo.
Un eremita tedesco, strano e rintanato in una grotta, su cui gravano forti dubbi.
Il commissario del presidio ed i militari .
Sembra scorrere tutto con assoluta normalità, dove normalità non c’è. A portare novità l’arrivo sull’isola di Leonora, vedova di un combattente repubblicano, ucciso dai franchisti, e della figlia Camila, 12enne.
Si avvicendano situazioni particolari, gravi disperate, ma sempre contenute in questo pezzo di terra assolato e pieno di rocce.
L’inizio è lento, ma quando si comincia ad addentrarsi nel romanzo, si diventa immediatamente partecipi di tutto quello che accade. La scrittura diventa fluente e appassionante. Bella la descrizione dei personaggi. Non mancano imprevisti e momenti di fiato sospeso. Un bel libro, una bella lettura.

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