Peccaminosa idolatria

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“Peccaminosa idolatria”

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Un corpo vivo, tatuato esce all’improvviso dall’acqua: L’uomo e il dragone. La mascolinità è scultoria, prepotente, ferrigna. Seguono altri “esemplari” di questa “moderna mitologia”, s’innalzano, prendono forma, spadroneggiano in un’aurea di “peccaminosa idolatria.”

L’uomo trino e tentatore, alla continua ricerca di “vittime” e prede, in virtù dell’alchimia dei colori che lo ritraggono trasformandolo, diventa emblema e simbolo della “maledizione reincarnata: ” Pugnace e vincitore.

Creatura dannata, crocefissa al proprio gioco. Sedotto e seduttore in un unico impasto di pelle e sangue. Schiavo incatenato alla propria prestanza fisica. Alla trama di tendini e nervi, scivolosi e viscidi nelle tonalità più accese e irriverenti. Signore e demone di un unico destino; di una guerra sconfinata e insensata che parte da ere lontane. In queste tre foto, ricche di suggestione e pathos, l’anima, trascende.

Il male diventa realtà di ogni giorno. La solitudine dell’uomo, privo di coscienza e sentimenti autentici, si rivela nella gestualità delle pose. In quel sortilegio sessuale che diventa orgoglio e “mattanza” del proprio egoismo culturale. A un passo dall’Inferno dantesco, la trilogia in questione, ci riporta a una sorta di “brodo primordiale”. All’inciviltà dell’essere e del piacere.

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La Venere/Sirena, ritratta nella seconda foto, dove vi è la prevalenza di un verde attonito e maliardo, sembrano in qualche modo “placare” l’irriverenza maschile. Il soggetto, soggiace, quasi dormiente, alla grazia muliebre. In posizione fetale, accoglie la “Madre”, l’Eterna placenta, la Terra vergine che l’ha nutrito da bambino. Feto del suo stesso parto. Le membra ricoperte di squame, di leggere parvenze madreperlacee.

Dominato e posseduto dal “peccato originale”, dalla sete d’orgoglio e superbia. All’apparenza sconfitto – l’Uomo tentatore – simile a serpente rabbonito – soggiace all’amore e alle sfinitezze della vita. Visione onirica che nell’ultima “esplosiva” immagine s’identifica con il fuoco.

Ecco il bagliore delle fiamme e il singulto di un vulcano in eruzione. Le mani protese a difendere il volto. Intorno,  uno scatenarsi inquietante, drappeggia la drammaturgia di un finale shakespeariano.

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La “sconfitta del male” è ormai avvenuta, nonostante le fattezze del maschio siano comunque erculee, incisive. Una volta in più, quel corpo dominato dalla forza e dalla virilità allo stato puro, recede sfinito. La mente, l’essenza della coscienza, il soffio dello spirito prevalgono per trafiggere a morte l’incoerenza umana.

 

Bodypainting: Serena Di Paolo

Writer: Maria Rosa Oneto

Photo: Mesghez