Paul Auster. La musica del caso

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Paul Auster
La musica del caso.

Recensione a cura di Anna Cavestri 
È un libro che tiene attaccati dalla prima all’ultima pagina.
Nonostante inizialmente la storia possa sembrare semplice e leggera, più ci si inoltra e più ci si trova in una specie di thriller.
Il “caso “è il filo rosso del romanzo.
Jim, il protagonista, è un vigile del fuoco, la moglie lo abbandona lasciandogli la figlia di due anni .
In questo periodo particolarmente difficile, Jim eredita dal padre, che non vede da 30 anni, una discreta fortuna. Con questi soldi, istituisce un fondo per la figlia (che affida momentaneamente alla sorella ), compra una fiammante auto nuova e comincia a viaggiare sulle strade americane, senza una meta precisa.

Durante il viaggio, s’imbatte nel giocatore di poker Jack Pozzi, che lo convince a partecipare ad un torneo di poker (coi soldi di Jim ), organizzato da due milionari, ameni e inquietanti, Flower e Stone, che vivono in una grande tenuta in Pennsylvania. I due avevano fatto la loro fortuna vincendo ad una lotteria.
Vivono completamente appartati ed isolati e si occupano di hobby particolari.

La partita si svolge in questa casa, cupa e surreale, e ben presto si trasforma in un gioco che mette in palio la libertà di Jim e Jack. I due perdono tutto e per ripagare il debito devono sottostare ad un contratto che li impiegherà in una folle impresa, all’interno della tenuta.
L’impresa è terrificante e segnerà per sempre l’esistenza dei due amici, fino all’inquietante epilogo del romanzo.
Il libro fa riflettere sul significato profondo di libertà e sul confine labile tra essere liberi e non esserlo più. Come succede ai protagonisti che per un “caso “avverso, diventano prigionieri.

L’autore è molto bravo, ad evidenziare le peculiarità interiori dei personaggi, peculiarità umane, anche le più piccole e oscure. Soprattutto quando non si riescono a controllare,in maniera lucida e reale.
La scrittura è scorrevole e fruibile a tutti.
Una lettura interessante.