Pati-Paticchia ed i riti del giovedi santo

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Oggi per i credenti è un giorno di raccoglimento e preghiera, anche se in molti luoghi del Salento, la visita ai sepolcri, diventa festa di piazza, di gente, di partecipazione sociale all’avvenimento che culminerà nella resurrezione pasquale di domenica. Un ritrovarsi tra le vie del centro storico, visitando le fatidiche sette chiese, il minimo richiesto, diviene un momento di svago e conoscenza di luoghi che durante l’anno la maggior parte delle persone evitano, in questo giorno il centro storico diviene attrattivo e aggregante. Fin dalla mattina del giovedì santo le campane sono mute “ttaccate” (attaccate) e le funzioni religiose sono annunciate dal suono sordo delle “trenule” a volte accompagnate dal suono stridulo di un corno.Pati-Paticchia Quindi si preparano e si allestiscono i sepolcri. Un’usanza non del tutto scomparsa è quella di disporre nelle varie chiese dinnanzi ai sepolcri il così detto “piattu pe lu sabburcu “, un piatto per il sepolcro, formato da grano germogliato al buio, ornato con nastri e immaginette sacre, riprendendo così un’antica tradizione che altro non è che la trasposizione del mito di Adone che moriva e rinasceva ogni anno, tra fiori e luci. Dal giovedì santo alla Pasqua le massaie un tempo evitavano di fare il bucato per non incorrere nelle pene dell’inferno. Ma ecco spuntare una statua in cartapesta che rappresenta il legionario romano che flagellò il corpo di Cristo conosciuto nella tradizione popolare come “Pati Paticchia” dal greco “Pathos” (patire , soffrire). Questa statua una volta veniva esibita il giovedì santo all’interno della chiesa dell’Addolorata a Galatina. Ieri ho rivisto dopo tanto tempo la statua di Pati-Paticchia. Ma chi è Pati-Paticchia? Cosa rappresenta? La statua facente parte di un antico allestimento, oggi ormai perso, di cui rimangono però alcune foto degli anni 30′ dello scorso secolo di F. Martines, di tutte queste statue Pati Paticchia è l’unico sopravvissuto nonostante tutto, essendo lui il legionario romano che flagellò il corpo di Cristo, negli anni 70′ quest’esposizione fu vietata, perché la gente che andava a visitare il sepolcro si scagliava contro la statua, percuotendola con pugni ed alcuni anche con aghi o con altri strumenti che recavano offesa alla stessa statua, tutto questo nel tempo ha creato danni irreversibili alla statua, la gente a quel tempo più di 40 anni fa, voleva così facendo punire indirettamente chi aveva fatto soffrire il Figlio di Dio. La statua avrebbe bisogno di un restauro accurato, ma c’è chi rema contro l’esigenza di far tornare questa statua in legno e cartapesta nel suo splendore iniziale, una statua, che non avendo nulla di sacro, secondo taluni non può sostare in chiesa.
Raimondo Rodia