Passati inverni

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Passati inverni

I giorni dei passati inverni
accatastati su legna da ardere,
in un sfavillio di neve che ghiacciava
le strade, silente il canto degli uccelli
emigrati lontano, bimbi tappati in casa
con negli occhi lo stupore di vivere
una magia.di burro e pane.

Nei giorni dei passati inverni,
qualcuno: sferruzzava.
Il bollitore del tè emanava poesia
scricchiolando sulla stufa di ghisa.
Un libro di fiabe, aperto a pagina 18,
raccontava di una principessa e
di un re, che prima era stato
un brutto rospo.

Mio Nonno, si faceva la barba,
in uno specchio scheggiato
che conservava dall’ultima Guerra
Mondiale.
Un timido sole, entrato per un
attimo in cucina, aveva fatto
lievitare la polvere e la farina
disposta a cratere sul coperchio
della madia.

Nessuno parlava, intento nelle sue
faccende.
Zia Rina, con la mente un po’ svagata
a causa dell’ex fidanzato, scappato in
tutta fretta per non tradire il suo
ruolo di “sciupa femmine”, d’intanto,
usciva dal suo torpore e vestita da
soprano, intonava un’Opera di Verdi
o di Puccini.

Nei giorni dei passati inverni,
un brivido di piacere scendeva per
le scale, quando qualcuno arrivava
per fare quattro chiacchiere e bere
un cognac.
Il chiacchiericcio pacato dalle
poltrone al divano, riempiva il
salotto di memorie garbate,
di una ricchezza persa al Casinò,
di una nobiltà decaduta che a mala
pena si reggeva in piedi.

Come un pupazzo di neve che
all’avvento della primavera
si sarebbe rivestito di margherite
e di lillà!

Maria Rosa Oneto