Paolo Rumiz. Il filo infinito

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Paolo Rumiz
Il filo infinito

A cura di Anna Cavestri 

Parte dai piedi della statua di S. Benedetto a Norcia, il viaggio di Rumiz, dalle macerie di un terremoto.
Inizia così il suo viaggio che, percorrendo circa tremila km, toccherà quindici monasteri in Italia e in Europa .
L’autore narra, con le sue capacità di grande documentarista, un viaggio sia fisico che spirituale, fatto di strade e anche di pensieri.
Presenta e conduce davanti a monaci accumunati dalla Regola del Santo, ma differenti nel modo di praticarla.

Ogni monastero potrà essere individuato per una sua propria caratteristica, lavoro della terra, cibo, musica, silenzio, ognuno la utilizzerà per praticare accoglienza e ospitalità.
Racconta, Rumiz, che questi monasteri possono diventare delle vere aziende, producono e vendono per mantenersi, e anche che questi luoghi sono frequentati da dirigenti in cerca di un modo per rendere la vita più lieve.
Allo stesso tempo lo scrittore ci conduce anche dentro un viaggio del pensiero, dentro una presa di coscienza; un viaggio fatto di continue domande, riflessioni e risposte.
Il suo è un pellegrinaggio in Europa, ma è soprattutto un pellegrinaggio per ritrovare ciò che in Europa si è smarrito .
L’Europa che è sempre stata un punto terminale di popoli diversi e che oggi respinge lo straniero, lo discrimina, lo rifiuta. Perché? Questa è la domanda principale del viaggio di Rumiz, la risposta viene cercata tra questi monaci che hanno accolto da sempre.

È un reportage di viaggio, questo libro  dove si percepisce la ricerca di una meta interna ed esterna. C’è l immersione nel paesaggio e nella natura, a volte accogliente altre no. Chi legge cammina con Rumiz, sulle strade, nelle foreste, all’interno di quei monasteri e di quelle biblioteche, che riportano un po’ ad Eco ed al suo “Il nome della rosa “.
Ha incontrato tanta bella umanità in questo viaggio, dalla quale, dice l’autore “si apprende per costruire un bagaglio fondamentale, di risposte da dare a chi mette in dubbio l’Europa, la sua unità e la sua ragione di essere. Per chi vede la minaccia nell’ arrivo dello straniero e non ricorda che è proprio da questi pensieri che l’Europa, non solo Hitler, ha creato Auschwitz.”

Un libro consigliato, ci sono risposte per chi vuole capire il perché di tante “macerie “.
Una scrittura fluida e ricca.

Anna