Paolo Rossi, un giocatore che fece abbracciare tutti noi sotto la stessa bandiera

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A distanza di pochi giorni due idoli calcistici Diego Armando Maradona e Paolo Rossi ci lasciano, in un paese dove il calcio assomiglia tanto ad una religione laica non si può non raccontare le storie di questi personaggi diametralmente opposti. Paolo Rossi, un nome comune in Italia, nasce a Prato e diviene un eroe nel 1982 vincendo da protagonista un mondiale, oltre la classifica dei marcatori di quel mundial in Spagna con 6 reti segnate a scalare nelle ultime 3 partite iniziando con la mitica tripletta contro il Brasile nell’ultima partita decisiva del girone a tre che comprendeva anche l’Argentina di Maradona, la doppietta nella semifinale con la Polonia e la prima rete nella finale contro la Germania.

In quell’anno magico per Rossi non poteva mancare il pallone d’Oro. Ma la storia di Paolo Rossi passa attraverso un periodo nerissimo della sua vita, quello del calcio scommesse e della squalifica. Ma iniziamo dal campionato 1977-78 quando una piccola squadra di provincia il Lane Rossi Vicenza finì per lottare con la solita Juventus per il titolo italiano. Il Vicenza concluse quel campionato al secondo posto, trascinato da un Rossi miglior marcatore dell’anno con 24 gol.

Questo portò alla convocazione del Mundial argentino del 1978 dove quell’Italia nel girone iniziale chiuse a punteggio pieno battendo anche i padroni di casa dell’Argentina che poi vinserò quel mondiale casalingo perdendo solo quella partita. Lo stesso Rossi firmò 3 reti e si mise in luce tanto che in quell’estate del 1978 Rossi fu protagonista di un clamoroso affare di mercato tra il Vicenza e la Juventus: le due società comproprietarie del calciatore non trovarono l’accordo per la risoluzione e furono costrette ad andare alle buste. L’offerta più alta fu quella del presidente del Vicenza Farina che per avere il calciatore offrì per metà cartellino una cifra ragguardevole per il tempo 2 miliardi e 612 milioni di lire.

La stagione successiva il giocatore si infortunò e nonostante i 15 gol da lui segnati il Vicenza dopo un secondo posto a sorpresa retrocesse in serie B. Così il giocatore lasciò il Vicenza per il Perugia che aveva anche lei fatto il miracolo da provinciale di lottare per lo scudetto con il Milan. Fu concordato un prestito oneroso per due anni a 500 milioni a stagione, per finanziare l’oneroso arrivo in Umbria dell’attaccante, D’Attoma presidente del Perugia mise in piedi la prima sponsorizzazione su di una maglia in serie A. Fu un debutto assoluto poiché mai prima d’allora, in Italia, una divisa da gioco era stata “griffata” da un marchio commerciale; Rossi e il Perugia furono i primi a rompere questo tabù.

Quel campionato Rossi firmò 13 gol in 28 presenze ma quel campionato vinto dall’Inter e che precedeva l’Europeo di calcio che si doveva giocare in Italia finì male per Rossi coinvolto nello scandalo delle Scommesse fu squalificato per due anni, tornò infatti a giocare il 28 aprile del 1982 con la Juventus che nel frattempo dopo un anno di squalifica puntò su di lui ed in quel campionato giocò le ultime tre partite del campionato segnando una rete.

Il commissario tecnico della nazionale Bearzot che aveva sempre creduto in lui lo convocò per il mondiale del 1982 che si doveva giocare in Spagna. Il resto della storia la conoscete nelle prime quatto partite Rossi non segnò, ma si scatenò nelle ultime tre partite che ci portarono a vincere di nuovo un mondiale di calcio dopo 44 anni. Il 1982 per Paolo Rossi letto tutto in un fiato fu il suo ed il nostro anno magico così raccontò la finale di Madrid al Santiago Bernabeu:

” Eravamo campioni del mondo. Feci solo mezzo giro di campo coi compagni: ero distrutto. Mi sedetti su un tabellone a guardare la folla entusiasta e mi emozionai. Ma dentro sentivo un fondo di amarezza. Pensavo: Fermate il tempo, non può essere già finita, non vivrò mai più certi momenti. E capii che la felicità, quella vera, dura solo attimi “.

La carriera terminò presto a soli 30 anni. Oggi finisce la sua partita sulla terra, ma di certo il suo nome sarà ricordato per sempre, perchè fu l’uomo che fece abbracciare un paese intero sotto la stessa bandiera. Un estate indimenticabile quella dei miei 18 anni e dell’Italia intera che si ritrovò unita dopo anni di piombo a sperare in un futuro migliore, quella squadra e Pablito insegnarono a tutti la forza dell’Utopia.

Raimondo Rodia