Paolo Di Paolo. Vite che sono la tua

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Paolo di Paolo
Vite che sono le tue

Ventisette storie per raccontare il canone affettivo di un lettore: Paolo di Paolo con questo libro sveste i panni dello scrittore di romanzi per indossarne altri che gli sono consueti, quelli di lettore compulsivo, di rado senza libri tra le mani. Così racconta un percorso di lettura e di formazione all’interno di una biblioteca ideale che, in ventisette anni di letture (tanti ne sono passati fino a oggi dal primo libro letto a sette anni, Le avventure di Tom Sawyer), ha determinato una mole di emozioni, scoperte, incontri, relazioni, scelte.

La chiave del libro, il perché di queste passeggiate nelle passioni di un lettore. Paolo Di Paolo lo svela, in una commovente introduzione, ad un’anziana signora che se n’è appena andata e che era stata instancabile foraggiatrice di libri e interlocutrice privilegiata sin dall’infanzia.
In un gioco della torre in cui vengono salvate opere magari trascurabili nella storia della letteratura ma che hanno segnato il lettore, propone queste ventisette storie introdotte da una frase all’infinito (cancellare il lunedì, non mangiare mai lumache, non invecchiare male, salvare qualcosa del tempo, risvegliarsi assassini) che dà la chiave di lettura e accanto al romanzo principale pone altre storie che hanno, con quel tema, echi e consonanze, fino a consegnarci un percorso di letture fatto di tantissimi romanzi.

Il tutto nella convinzione che i libri non rendono migliori ma offrono la possibilità, tra le altre, di non essere solo sé stessi. Da ragazzo la scintilla scoccò per esempio con il Tom Sawyer di Mark Twain e Il giovane Holden di J.D. Salinger, cui era affidata la possibilità di sopravvivere all’adolescenza, l’ingrato periodo durante il quale “comincia a spuntare qualcos’altro, un mutante, un alieno”. C’è bisogno di condividerle, le esperienze, a volte uno si crede incompleto ed è solo giovane, diceva Italo Calvino, qui presente con Il barone rampante, romanzo enigmatico del quale Di Paolo ci riporta il “sogno estenuato”: La follia non tanto di fermare il tempo, quanto di non dismettere il sé autentico.

Oppure un libro può restituire la sensazione di non essere pronti, di avere per le mani l’oggetto giusto al momento sbagliato. Come è accaduto all’autore con La morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj, che a una prima lettura gli era parso asettico, scabro, e solo più avanti ha svelato la potenza dei suoi pensieri sulla morte: la “penosa, indigesta verità del mondo che continua senza di noi”.

Non tutte le fasi della vita sono buone per lo stesso libro. A volte la sensazione è quella di perdersi, come nell’opera di Foster Wallace. Ma anche perdersi è un’occasione. Ciò che importa è la consapevolezza, diceva lo scrittore americano, di tutto ciò che è “così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti”.
E ancora: “Le mie storie preferite sono quelle legate all’ossessione del tempo”. Lo scrittore affronta il tema in tre romanzi molto diversi tra loro: La smisurata dilatazione dell’attimo nell’Educazione sentimentale di Gustave Flaubert, assieme all’intensità dell’attesa come condizione drammaticamente umana. La resurrezione del passato con la sua qualità vitale intatta, nelle pagine di Marcel Proust, assieme alla coincidenza fra il ricordo di un’immagine e il rimpianto di un certo minuto. E infine l’apprendistato al contrario del protagonista di Sostiene Pereira, il vecchio che accettò la sfida di farsi contagiare dalla “temperatura emotiva” di due ragazzi idealisti.
Sotto traccia, c’è in quel racconto l’apprendistato dello stesso Paolo Di Paolo presso Antonio Tabucchi, la scoperta di una cancellatura sulla pagina manoscritta del maestro capace di cambiare il ritmo dell’incipit facendolo diventare suono, refrain ripetibile all’infinito. Come per osmosi, quella musica si è reincarnata nella prosa dell’allievo, insieme all’idea di una letteratura in cui la coscienza civile sempre si interseca ai paesaggi esistenziali. Perché il viaggio verso un’isola del tesoro che si sposta di continuo è un’occasione imperdibile per continuare a sentirsi vivi.

Lo scrittore propone un viaggio per tappe tra grandi classici, da Dickems a Tolstoj, da Charlotte Brontee a Camus e autori contemporanei, legando ogni libro ad un momento particolare della sua vita.
E’ un libro davvero stimolante, mi sono ritrovata a percorrere alcune tappe della mia vita con gli stessi libri, letti e riletti nei quali trovare risposte, come è successo all’autore,
Così come lui ho letto la maggior parte dei libri che cit , alcuni dei quali andrò a riprenderli perché la lettura che Di Paolo ne fa è interessante e diversa da quella che avevo dato io.
E’ accattivante e per chi ama la latteratura ci sono davvero tanti suggerimeti di lettura.

Anna