Oltre

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di Rosanna Cerutti

titolo: OLTRE
serie tarocchi : IL CARRO arcano n° 7
misure: 80×60
tecnica: mista su tela con olio, acrilico e applicazioni con scarti di metallo
Fotografo: Gianni Bonanni


Opera tutelata dal plagio su Patamu con numero deposito 39209

Eccoci di nuovo qui, oggi Arcano n°7 Il Carro, rappresenta trionfo, vittoria, fermezza con l’Orsa Maggiore a far da costellazione, Emanuela Celli Ferrari ci spiegherà con la consueta completezza e preparazione i tanti significati di questa figura e di questo arcano, Rosanna


Il Carro


Il Carro nella Cabala è la settima Sephirah, denominata NETZAH:, il trionfo, vittoria, fermezza. Rappresenta il principio coordinatore che governa il mondo, dirige il movimento presiede al progresso. La costellazione corrispondente al Carro è l’Orsa Maggiore.
Il Carro è guidato da un giovane che indossa una corazza ed impugna uno scettro come l’Imperatore. Egli incarna i principi superiori della personalità umana per rappresentare l’Anima intellettuale nella quale si sintetizzano il principio pensante (Bagatto), ilcentro dell’energia volitiva (Imperatore) e l’affetto (Innamorato). Ma a differenza dell’Imperatore, seduto sopra un cubo immobile, il Trionfatore percorre il mondo su un veicolo a forma cubica.
Questa forma indica sempre una realizzazione corporea. Applicata al trono mobile della spiritualità che agisce, suggerisce l’idea di un corpo sottile dell’anima, grazie al quale lo spirito si manifesta in maniera dinamica. Il corpo cubico del Carro corrisponde al supporto invisibile di ciò che è visibile. La sua natura eterea si afferma grazie al globo alato degli egiziani, che decora la parte frontale del veicolo.
Questo emblema figura al di sopra del simbolo orientale relativo al mistero dell’unione dei sessi, come per dire che il cielo non può agire sulla terra se non unendosi ad essa in un atto d’amore. Il Carro tocca il suolo soltanto attraverso la mediazione delle ruote. Esse hanno i raggi rossi per ricordare i vortici di fuoco che, nella visione di Ezechiele, sostengono il Carro Trono della Divinità, la famosa Merkabah.
Esse rappresentano l’ardore vitale mantenuto dal movimento e che balza nella materia quasi per attrito. Le ruote sono in contrasto con il baldacchino azzurro che è l’immagine del firmamento, e come tale separa il relativo dall’assoluto; ci ripara ed arresta opportunamente lo slancio troppo ambizioso del nostro pensiero, dei nostri sentimenti e delle nostre aspirazioni.

Il trionfatore dirige il suo carro e guarda diritto davanti a sé, senza perdersi tra le nuvole di un misticismo sterile. Sopra il suo capo brilla l’emblema del sole, al centro di stelle che corrispondono ai pianeti. Dagli angoli del carro s’innalzano i quattro sostegni del baldacchino. Quelli anteriori sono gialli e quelli posteriori verdi. Sono i colori cari alla baccante dell’arcano VI; il quaternario di cui il trionfatore occupa il centro ricorda le attrazioni che egli non deve subire. E’ difeso da queste tentazioni grazie alla sua corazza rossa, rafforzata da una triplice squadra disposta con il vertice in alto e fissata da cinque borchie d’oro. Il rosso esprime l’attività spiegata nel perseguimento dello scopo (la strada seguita dal Carro); la squadra sostituisce sulla corazza l’insegna del Maestro che dirige i lavori di un laboratorio massonico. Armato di una triplice squadra, il signore del carro persegue un ideale di perfezione morale che si applica allo spirito, all’anima, al corpo. Egli concilia le opinioni opposte, induce gli avversari a comprendersi, pone fine alle discordie intellettuali e fa rinascere sentimenti di fraterna benevolenza. Impone l’equità anche negli atti più trascurabili; in altre parole, veglia sulla conservazione di una gentilezza squisita, madre di ogni vera civiltà.
Le cinque borchie d’argento della squadra ricordano che il quaternario degli elementi è dominato dalla quintessenza, che rappresenta l’Anima delle cose.Il cinque deve ricondurre il quattro all’unità, perché il signore del carro entri nel pieno possesso di sé, e possa dirigere il suo veicolo senza lasciarsi distrarre da influenze inquietanti. A simboleggiare il flusso e il riflusso delle maree emotive, da lui dominate, vediamo sulle sue spalle due mezzelune in opposizione, come per dare al braccio destro il potere su ciò che cresce e al braccio sinistro il potere su ciò che decresce. Poiché sa tenere conto delle fluttuazioni del cuore umano, il signore del carro pratica l’arte di governo che gli assicura il diadema degli iniziati sovrastato da tre pentacoli d’oro. Queste stelle si rivolgono verso tre direzioni: quella centrale rischiara la strada seguita dal carro, quelle di destra e sinistra permettono di riconoscere i bordi della via. Ai tre pentagrammi che splendono sul capo si oppongono i festoni inferiori della corazza, che proteggono l’addome, nel quale si trovano gli istinti meno ideali. Questo ternario comprime i bassi istinti, respinge gli impulsi brutali e frena la rivolta di un atavismo selvaggio. La padronanza iniziatica esige che tutto ciò sia domato nell’adepto investito dello Scettro della Saggezza.
Due cavalli (oppure due sfingi) trainano il Carro. Non sono due animali separati, ma uno solo a due teste. Un mostro capace di camminare in entrambi i sensi si immobilizzerebbe, se non fosse unito al carro per la metà del suo corpo. Il merito del trionfatore consiste nell’averlo saputo soggiogare, poiché egli utilizza, in questo modo, energie che, abbandonate a se stesse, non possono fare altro che neutralizzarsi reciprocamente.
E’ la fissazione del Mercurio dei saggi, operazione compiuta da Ermes quando, inserendo la sua verga fra due serpenti in lotta per divorarsi, provocò la formazione del caduceo. Il cavallo bianco simboleggia le buone volontà costruttive che aspirano al bene generale, realizzato pacificamente senza scosse. Quello nero freme d’impazienza, e tira a sinistra con veemenza; i suoi sforzi minacciano di trascinare il carro nel fosso ma, in realtà, riescono soltanto a stimolare il cavallo bianco, costretto a tirare più forte dalla sua parte.
Sotto il profilo divinatorio l’arcano numero sette significa trionfo, vittoria, fermezza. Spiritualità che cresce; progresso, evoluzione intelligente, principio costruttore dell’universo. Significa padronanza, dominazione assoluta su se stesso; governo, sovranità dell’intelligenza, discernimento conciliatore. Talento, riuscita grazie al merito personale. Rappresenta il successo legittimo, diplomazia leale; abilità di trarre beneficio dall’azione avversa, avanzamento, situazione di dirigente o di capo. Al negativo, significa incapacità, mancanza di talento, di tatto e diplomazia o di spirito conciliatore; cattiva condotta, malgoverno.

La meditazione con il Carro.
DESIDERA SOLO CIO’ CHE E’ GIUSTO E SAGGIO PER TE STESSO: LOTTA E VINCERAI!
Una collina, un cielo azzurro ed una farfalla che vola. Un Carro nel cielo. Il paesaggio parla di pace: la pace interiore che si raggiunge dopo tante lotte, preludio alla vittoria, al primo vero trionfo interiore. La vittoria è su se stessi, sui propri timori, sulle proprie incertezze; ed in questo momento l’iniziato si sente trionfatore, colui che ha vinto la prima, la più importante battaglia su se stesso.
Compare davanti al giovane un uomo a cavallo; si arresta, lo guarda e dice:
“Vedi? Questa è la pace interiore raggiunta dopo tante fatiche. E’ la tua prima vittoria; nella tua vita vi saranno altre battaglie e dovrai sempre cercare di vincere , ma non dimenticare mai questa prima vittoria. Ti sarà utile nei momenti di crisi ricordare come ora ti senti completo; più forte, con maggiore fede nella vita. Desidera solo ciò che è giusto per te stesso e per gli altri. Solo in questo modo raggiungerai la giusta conoscenza e darai spazio al tuo essere superiore. Sappi che quando sei pronto e maturo le potenze superiori si rivelano alla tua anima ed essa compie così un altro gradino nell’evoluzione”.

Il cavaliere lo saluta con un gesto della mano poi si allontana. Il giovane ha compreso; deve imparare a vedere il mondo che lo circonda con la propria anima. Egli lascia, ora, che sia lei ad agire. Il suo lato superiore risvegliato prende le redini del carro e lo conduce nella giusta direzione.
L’anima del giovane ha imparato a desiderare ciò che è giusto per la sua crescita. L’iniziato riflette sulla sua nuova conquista: il dominio di se stesso che porta all’equilibrio. Solleva gli occhi verso il carro. Trainato da due cavalli, sembra rappresentare la sua vita e la sua capacità di saperla guidare nella direzione giusta. Se saprà spingerlo verso la vita interiore, l’introspezione, lo spirito avrà il sopravvento ed i desideri terreni, le passioni non avranno più potere su di lui. In questo modo egli avrà raggiunto un gradino più alto nella scala iniziatica. Allora egli percepirà il suo corpo fisico solo come l’involucro esteriore della sua anima, e dovrà prendersi cura di entrambi nel migliore dei modi.
Il suo maestro interiore lo incoraggia, lo sprona e gli dice:

“Non fermarti, continua, lotta per te stesso, per la tua vita, per la tua libertà, per ciò che hai conquistato fino a questo momento. Sii te stesso, sempre, non negarti nessuna possibilità; nulla può e e deve fermarti. La tua vita è nelle tue mani, dipende solo da te come condurla. Non sei solo! Io sarò al tuo fianco in ogni momento della vita e ti aiuterò a superare gli ostacoli, a comprendere le scelte che dovrai compiere, a rialzarti dopo ogni caduta”.

Dopo aver udito queste parole l’iniziato si sente pronto per il prossimo passo, per affrontare una nuova prova. Il suo cammino si fa più spedito e sicuro. Sempre più velocemente percorre l’ultimo tratto di collina. E’ convinto che il cammino sia ancora lungo, ma si sente rinnovato e purificato, come se si fosse liberato di un abito vecchio e malandato per indossarne uno nuovo. In lontananza intravede un portale; sa che, finalmente, può proseguire oltre.

Autore: Emanuela Cella Ferrari