Officine grandi riparazioni Torino: Un esempio di recupero post-industriale

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Officine grandi riparazioni Torino: Un esempio di recupero post-industriale

Ci sono In tutta Italia migliaia di luoghi dismessi e privi di una funzione economica, sociale, culturale, ludica. Sono spesso fabbricati, capannoni, terreni abbandonati a se stessi, simbolo di un Italia che da anni o decenni non esiste più. 

 
Come è risaputo i costi di questi cimiteri a cielo aperto sono notevoli sia in termini economici che in termini ambientali e sociali. Spesso si tende ancora a consumare altro territorio senza prima provare a ristrutturare, riqualificare tutte le porzioni dismesse e abbandonate.
 
Questo problema in Italia è presente ovunque dai piccoli paesi alle metropoli ed è molto sentito specialmente in alcune città come Milano, Napoli, Torino o Genova che hanno visto negli ultimi decenni completamente cambiata la propria vocazione economica e sociale con l’abbandono delle grandi fabbriche e l’avvento del terziario.
 
Oggi vi riportiamo un caso virtuoso, non l’unico per fortuna, di riqualificazione, che riguarda,in questo caso, Torino.
 
Qui si è trasformata una grande fabbrica dismessa, le  Officine Grandi Riparazioni, simbolo della Torino che fù in un hub di idee, un polo di innovazione e cultura. Per farlo si è dovuto passare da un restauro lungo e difficile di cui si è occupata la Fondazione CRT 
 

Così grazie a questa iniziativa, Torino ha un nuovo hub della cultura contemporanea e dell’innovazione. Il restauro ha richiesto mille giorni di lavori e un investimento complessivo di cento milioni di euro. Le OGR un tempo servivano a mettere a posto i treni, mentre ora si candidano a attrarre le energie creative della città, in ambito artistico, gastronomico e tecnologico.

Le officine esistono da 122 anni e sono un simbolo dell così detta archeologia industriale. Si estendono per una superficie di 35.000 metri quadrati e sono alte 16 metri. Prima di questo intervento l’area versava in uno stato di forte degrado e si iniziava a pensare ad una demolizione. Con l’arrivo della Fomdazione CRT il destino è cambiato.

La difficoltà nel restrutturarlo è  nata soprattutto in quanto l’edificio ottocentesco risultava logorato dal tempo e dall’incuria e richiedeva interventi straordinari. Basti pensare che l’acciaio impiegato tra carpenteria, bulloni e altre parti è risultato pari a 800.000 kg. Una cifra fuori dal comune. I tetti e pavimenti sono stati  rifatti completamente e 1200 finestre sono state sostituite per assicurare il giusto isolamento termico in tutte le stagioni.

Ovviamente si sono seguite delle linee guida ovvero: Preservare l’anima originaria delle Officine, costruire secondo criteri di sostenibilità ambientale e consentire l’uso polifunzionale degli spazi.

 La memoria storica e l’identità del luogo sopravvivono nei grandi volumi  lasciati sgombri, nelle altezze, nelle tracce di binari e murales colorati che rimangono come una scenografia permanente. Lo spazio è suddiviso in tre poli destinati a finalità diverse.

L’intera ala a nord è dedicata all’arte contemporanea con novemila metri quadrati dedicati a mostre, concerti, spettacoli teatrali, performance legate alla realtà virtuale. Il centro delle Officine Nord è il cosiddetto Duomo, la sala di 19 metri di altezza in cui i vagoni da riparare venivano posizionati in verticale. In questo punto si terranno workshop, simposi, conferenze.

 Nel Transetto la zona di 2mila metri quadrati un tempo adibita al passaggio delle macchine ferroviarie tra le due maniche, ci sarà lo Snodo, il regno del food&beverage. Qui ci saranno un ristorante premium con cucina a vista, un bistrot dove assaggiare i prodotti locali, un’area lounge a soppalco dedicata al relax, un cocktail bar e anche uno smart bar con social table della lunghezza record di 25 metri, dove accomodarsi da soli col proprio tablet, o in compagnia.

Per quabto riguarda l’area sud, i lavori finiranno nel 2018. Quest’area sarà adibita ad incubatrice del futuro e sarà dedicata ad imprese e start up. Qui si punta a dar vita ad un innovation hub di richiamo internazionale, una piccola Silicon Valley torinese.

Qui grazie ad una promenade di duecento metri molto luminosa la navata originaria resta al centro di tutto, mentre i nuovi elementi architettonici puntano solo a dare ulteriore valore all’edificio senza snaturalizzarlo.

Ovviamente anche all’esterno due nuove piazze riqualificheranno l’area. Dopo l’inaugurazione dello scorso settembre si può dire che dove si riparavano treni, oggi nascono le idee. 

Questo è solo uno dei tanti esempi di come si possa riqualificare un area dismessa in modo sano e intelligente, vedremo poi se da questa officina nascerà qualcosa di importante e se arriveranno investimenti.

L.D.
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