“Odio i perfetti” (Il mantello d’odio)

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Odio i perfetti.
Quelli che non perdono mai il portafogli, che non hanno una riga
sullo schermo del loro s7 edge plus ma che hanno vestiti per ogni
occasione.Odio chi si programma la giornata dal mattino,
e guai se cambia qualcosa perché bisogna ricominciare da capo.
Odio le pause pranzo salutari, insalatina e mezza minerale.
Odio l’aspartame, il the deteinato, la birra analcolica,
lo yogurt di soia e gli hamburger di quinoa.
Che poi chi cazzo l’ha mai vista sta quinoa.
Odio i non fumatori e il loro saggio”ti stai uccidendo”,
mentre poi si imbottiscono di pillole per dormire e contramal
al primo dolorino.
Odio chi ha paura di essere, e vuole che tu non sia,come lui,
giusto per non sentirsi in difetto.
Odio chi vuole vivere in eterno, perché non capisce
che per quanto si affanni,un giorno anche lui se ne andrà
dai coglioni, portando
con sé tutta la perfezione a cui inutilmente tende.
Odio chi mi dice che sa cosa provo, perché vorrebbe
essere ricambiato con una frase del tipo:
“Sei una persona speciale, grazie a te mi sento meglio”.
Poi alla fine si sente meglio solo lui.Odio l’averglielo fatto credere.
Odio il cuore che ti fa vivere secondo le sue regole, e pure il cervello,
che pur sapendo tutto se ne guarda bene dall’ intervenire.
Odio con ogni mia cellula, tutti coloro i quali non conoscono i propri limiti,
e probabilmente non li conosceranno mai perché non hanno la forza di rischiare.
Ma continueranno instancabili a parlare di quanto sia importante rimanere sé stessi.
Se fossimo tutti cosi saremmo rimaste scimmie.
Odio l’ incapacità di perdersi nel riflesso irregolare del cielo sul fiume,
mostrata dalle stesse persone che mi parlano di questo “mondo di merda”,
mentre osservo quelle increspature estasiato.
E danno a me del distratto perché fatico ad ascoltarle.
Odio il fare perché devi, senza spinta, senza emozione, senza trasporto,
perché ti fiacca l’anima, trasformandoti lentamente nella tomba
delle tue aspirazioni.
Odio chi non sa bastare a sé stesso, perché solitamente finisce
per chiedere a te la parte mancante.
Ma se non basti per te, avrai sicuramente poco da offrire agli altri.
Odio i “non sai chi sono io”, perché se hai bisogno di ostentare una posizione,
fidati di me, che non sono nessuno, io e te siamo uguali.
Odio i “se hai bisogno di parlare ci sono”, perché se vuoi ascoltarmi,
ti siedi di fronte a me, mi poggi le mani sulle ginocchia e mi dici:
“Eccomi, dimmi cosa ti passa per la testa.”

E a quel punto io ti direi che l’odio
è solo amore non corrisposto.
Ti direi che è solo il mantello sotto il quale celiamo il bisogno di contatto,
perché più fuori fa freddo più noi ci copriamo.
Ti direi pensaci.
Perché quando ti copri, il calore che senti,
non viene dai vestiti o dai mantelli.
Viene da te.
E quel mantello d’odio,
non fa altro che imprigionarlo.

Testo e fotografia ©g.sonnessa 2016

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Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.