Novoli, il santo, il Falò, Sgarbi, Marlene Kuntz, Subsonica,Vinicio Capossela ed Antonella Ruggiero

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Tra due settimane esatte la notte tra il 16 ed il 17 gennaio brucerà a Novoli il più grande Falò d’Europa. Voglio invitarvi non solo a conoscere questo rito antichissimo , ma anche a fare due passi con me a conoscere la cittadina di Novoli poco più a nord-ovest di Lecce. Il culto del fuoco e la devozione verso il Santo Anacoreta saranno il filo conduttore che ci porterà a condividere le fasi della costruzione della Fòcara, a conoscerne i protagonisti, per poi proseguire verso i gioielli d’arte che il paese  custodisce, ovvero la chiesa ottagonale di S. Salvatore e gli affreschi della chiesa dell’Immacolata, unici esemplari della storia dell’arte bizantina in questo luogo.

Il percorso, quasi pianeggiante parte dalla periferia del paese, lasciato il centro abitato, si salirà verso la Serra di Monte Oro, e visitando in località “la Corte” il frantoio ipogeo e la “grotta lago”, importantissima per i rinvenimenti fossili risalenti al pliocene a poca distanza dall’altra vora fossilifera di Cardamone, da cui provengono fossili di animali preistorici risalenti a 2 milioni di anni fa che testimoniano la presenza di un periodo di glaciazione. Si proseguirà poi, tra uliveti e costruzioni a secco, fino alla sommità della Serra, dove si aprono nel costone degli insediamenti eremitici di epoca bizantina. Da qui il percorso declina verso la frazione di Villa Convento dove, dopo aver superato i banchi tufacei e le antiche cave di estrazione a cielo aperto, gli ulivi, lasciano il posto alle viti e sontuose ville e giardini prendono il posto di trulli e ripari a secco. E’ proprio in questa parte del territorio compreso tra Novoli, Carmiano e Arnesano che tra la metà del 700′ e gli inizi del 900′ la borghesia e la nobiltà leccese costruì le sue residenze estive.

Un susseguirsi di stili, che vanno dal neoclassico al neogotico, arricchiti di elementi autoctoni come lussureggianti frutteti e palmeti, che costituiscono un elemento caratteristico dell’intera Valle della Cupa. Nei vigneti si potrà vedere i contadini intenti a raccogliere la legna per la Fòcara, congiungendosi così idealmente e fisicamente con l’inizio del nostro racconto- percorso.

All’inizio abbiamo accennato ad un santo anacoreta S. Antonio abate da non confondere con S. Antonio da Padova ( che però si chiamava Fernando ed era di Lisbona ) da sempre, specie in passato tra i santi immancabili e più volte riprodotto, nelle chiese rurali, le cripte affrescate, presente più volte persino negli affreschi della basilica di S. Caterina d’Alessandria a Galatina e dipinto a fresco molte volte tra le pareti, gli archi, le campate e le volte della splendida basilica Orsiniana. S. Antonio abate o Sant’ Ntoni dellu fuecu con la tipica campanella al collo ed il maialino fra i suoi piedi, sono i tratti iconografici del santo. La festa di Sant’Antonio Abate e la Focara di Novoli, sono considerati i giorni del fuoco ed ormai rappresentano da qualche anno l’evento clou dell’inverno salentino. La festa ha radici antichissime, nasce dalla devozione al Santo, e si è sviluppata nel corso degli ultimi anni diventando un vero e proprio evento, atteso e partecipato da pellegrini e turisti, sicuramente di tutta la Puglia, e di buona parte del sud Italia. L’organizzazione è sinergica tra Comune di Novoli, Parrocchia Sant’Antonio Abate, Comitato Festa e Pro Loco Novoli, e coinvolge numerosi e importanti partner pugliesi e nazionali. Caratteristica peculiare è la maestosa “Fòcara”, assunto ormai come simbolo di Novoli.

Monumento unico nella sua maestosità e grandezza, è un enorme falò di tralci di vite secchi sapientemente lavorati e messi insieme con tecniche antichissime, che si tramandano di padre in figlio.

Il risultato è una pira di 20 metri di diametro e 25 metri di altezza, che non ha pari almeno in Italia e nel bacino del Mediterraneo. La costruzione della focara inizia all’alba del 7 gennaio, anche se il “comitato” provvede, alla raccolta e al trasporto dei fasci di vite già dall’inizio del mese di dicembre, per essere conclusa a mezzogiorno della Vigilia, momento, questo, salutato da una roboante salva di fuochi pirotecnici e da rintocchi di campane. Il falò è formato da fascine di tralci di vite (sarmente) recuperati dalla rimonta dei vigneti, le quali vengono accatastate con perfetta maestria e con tecniche tramandate gelosamente di generazione in generazione. In media per costruire un falò da venti metri circa di diametro per altrettanti di altezza occorrono dalle 80.000 alle 90.000 fascine, ogni fascio è composto da circa duecento tralci di vite, i quali sono legati tradizionalmente con del filo di ferro. Il falò più grande del Mediterraneo si prepara per accendere gli animi.

Quest’anno nell’ambito di “FocaraArte”, sarà realizzata un’azione in prima mondiale dell’artista internazionale Regina Josè Galindo sul tema del fuoco rigeneratore e propiziatorio. Altro appuntamento è quello con il critico Vittorio Sgarbi che il 17 gennaio terrà una lectio magistralis sul fuoco e Sant’Antonio Abate nell’arte. Il premio “FocaraFotografia 2016” andrà quest’anno all’iraniano Manoocher Deghati, uno dei fotoreporter viventi con più riconoscimenti e più presenze sul campo nell’ambito del fotogiornalismo di guerra. Manoocher Deghati ha collaborato con testate prestigiose come National Geographic, Time, Life Press, Newsweek, Figaro e Marie-Claire. Non mancherà la buona musica. Sotto la direzione artistica di Loris Romano nella tre giorni della città del fuoco tantissimi artisti saliranno sui palchi: ci saranno i Subsonica, Vinicio Capossela, ma anche Nneka, Mad Professor e Prince Fatty, Antonella Ruggiero con i Coniglioviola, Masbedo&Marlene Kuntz, fino ad arrivare a The Orb e Kid Koala. Un fuoco che accenderà di passione e musica ed un festa incredibile alla luce di una notte illuminata dall’immenso falò.