Non è di maggio

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Luigi Romolo Carrino
Non è di maggio

A cura di Anna Cavestri 

Nell’isola di Procida arriva Angela, a Procida nasce Salvo.
Leggiamo i suoi pensieri da quando è ancora in gestazione, da lì vede e sente e soprattutto cerca di prendersi spazio spintonando il fratello gemello che con lui trascorre i nove mesi, a cui racconta quello che succede fuori, mai che non vedrà più dopo la nascita.
Angela, la madre di nobile famiglia napoletana è stata mandata a Procida dai genitori per evitare lo scandalo della maternità senza matrimonio, ma soprattutto perché Rosina, la donna nera, la “ janara“ custode della casa dei Leito, la facesse abortire.

Rosina l’aspetta sul molo spalle al mare,
non parla e non guarda mai il mare, gli da sempre le spalle dopo che le ha portato via i beni più cari, gesticola e si fa capire. Prende a cuore Angela che a sua volta non parla più per aver perso il suo grande amore.
Resta a vivere sull’isola, appartata per la maggior parte del tempo su una pietra vicino al mare.

Ed è lì che nasce Salvo, (Salvo il nome del padre), ed il fratello che con uno stratagemma della “ fattucchera “sarà consegnato ai genitori di Angela appena nato, che lo daranno in adozione e lascerà Salvo, nato per secondo con la madre e di cui non sapranno nulla i parenti.
Una madre che pur presente fisicamente non avrà. Salvo si farà largo tra i grandi sviluppando poteri di telepatia e capacità di gestire lo spazio e il tempo inusuali per un bambino.

Nessuno parla, verbalmente, si capiscono però, soprattutto sarà Rosina ad occuparsi di Salvo e di tutto il resto, lo porterà al mercato, gli insegnerà a conoscere erbe magiche e a gestire gli animali, senza proferire verbo, solo con i gesti.
Rosina è molto richiesta nell’isola per le sue “ magarie “
Salvo sull’isola fa amicizia con l’unico ragazzino della sua età: Nuccio, autistico, figlio di Annina, commariella di Rosina.
Nemmeno Nuccio parla, sarà come un fratello, con lui gira in largo e in lungo la piccola isola, Nuccio adora il mare e sempre lì vuole andare, Salvo si sente invece uomo di terra e delle galassie con il compito di portare amore universale.

Ama tutti Salvo, la madre e il suo dolore, Rosina e la sua stravaganza, gli animali che gli girano attorno, e per amore nei confronti di Nuccio che era stato sempre rilegato in casa, con il quale ha stabilito un rapporto speciale, per esaudire un suo desiderio, Salvo dovrà andarsene da Procida.
Dopo 32 anni Salvo è sul traghetto che lo riporta a Procida, con lo stesso modo in cui l’aveva lasciata, ma con un passato pesante, il mare lo accoglie, il vento gli parla, va al faro, nelle onde alte sembra di vedere Nuccio, tutto è rimasto bello come lo ricordava.

Va verso Villa Lieto davanti al sasso sulla spiaggia dove è nato:

” C’è una mancanza di padre mai conosciuto e una mancanza di madre che ha sfiorato la mia esistenza. Guardo dietro gli anni e vedo come si completa il corpo mio a ogni settimana che passa……..dove si vede mezza Procida, c’è vento e so che non ti dimenticherò mai, ….so che non ti dimenticherò mai madre mia……..ascolto il mare che mi prende per scemo e anche il vento mi insulta il cuore con le sue supposizioni “

Con una scrittura che mescola italiano e dialetto napoletano, Carrino costruisce un romanzo che si ama pagina dopo pagina per la capacità di trasmettere emozioni pure. L’autore dedica il romanzo alle scrittrici italiane: prima fra tutte, Elsa Morante, ( di cui sono riportati alcuni piccoli stralci ) e Anna Maria Ortese, che hanno dato a Procida la sua immortale bellezza.

È un romanzo molto affascinante, una scrittura ricercata e molto interessante che nell’insieme regala davvero una bella lettura.

Anna