Non avevo capito niente. Recensione al libro di Diego De Silva. A cura di Livia Fiume

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“Non avevo capito niente” Diego De Silva
Edito da: Einaudi Super ET (2014)
Prezzo di copertina: 11,50 €.

Non avevo capito niente.

Malinconico è un uomo come tanti, un avvocato che cerca, senza troppo impegno, di crearsi una piccola strada in un mondo in un vige una competizione sfrenata. In verità non è poi troppo interessato al successo, ha quarant’anni e si culla nella certezza di quello che già possiede. Proprio in questo suo disinteresse a dimostrarsi al di sopra delle parti e in questa sua originale genialità e ironia, c’è tutto il fascino dell’avvocato.
Per una sorta di “principio di buona educazione” attira, suo malgrado, le confidenze indesiderate di vicini di casa e colleghi d’ufficio, adottando uno sguardo incuriosito che nasconde un certo menefreghismo per le questioni altrui. Malinconico è geniale nel tirar fuori dal capello risposte inattese e perfette, che lasciano interdetti gli ascoltatori, bloccando così le requisitorie della sua, ormai, ex moglie Nives, e della sua nuova fiamma Alessandra Persiano.
Sono, queste, piccole grandi illuminazioni, in una vita costellata di mediocrità e inconcludenza; in cui, però, se qualcosa gli riesce bene è l’essere padre di Alfredo ed Elagia, con i quali ha una complicità particolare fatta di fughe al Burger King e di segreti innocenti, che mostrano il lato più affettuoso del protagonista.
La vita di Malinconico procede alla ricerca della ragione per la quale le cose vanno come vanno. Alcuni capitoli, infatti, sono pure e semplici riflessioni che si dipanano alla ricerca di una risposta. Di un senso che sembra poter essere afferrato. Così sono quelli in cui l’avvocato espone il suo punto di vista sulla camorra, sull’amore e sulle loro dinamiche.
La strada del protagonista s’incrocerà, infatti, con quella del camorrista Mimmo o’Burzone, e sarà proprio questo incontro a dar vita ad alcune fra le più divertenti scenette del libro.
La storia è un susseguirsi cinematografico di incontri con vari personaggi della vita dell’avvocato e fotografa un momento in cui Malinconico si sta sforzando di prendere una posizione. Il momento in cui, se un attimo prima nessuno lo degnava di uno sguardo, all’improvviso si ritrova corteggiato da donne e nuovi clienti. Una condizione, tuttavia, transitoria in una vita fatta di alti e di bassi.
La chiave di lettura del libro è nel mancato sincronismo, nel dare peso a certi incontri piuttosto che altri, nel lasciarsi sfuggire un’occasione, nel aver commesso un errore di considerazione.
NonAvevoCapitoNiente è l’attimo in cui ci si accorge che le persone e le situazioni non si possono intrappolare in una gabbia “psicanalitica”, che le cose possono sorprenderci nel bene o nel male.
Il libro segue in prima persona l’avvocato Malinconico, facendoci assorbire il suo punto di vista, in modo molto coinvolgente. I periodi lunghi sono flussi di pensiero, che fanno finire la frase con il fiatone dandoci l’idea che così sia anche per l’avvocato, un po’ imbranato e spaventato dalla vita.
Queste lunghe riflessioni sfuggono alla mediocrità di fondo e momentaneamente fanno accelerare il cuore o il tempo. Poi tutto si ferma di nuovo, il meccanismo si inceppa, come una frase che si aveva in testa in un modo e viene fuori al contrario, regalando a chi legge un sorriso.