Noha, nel giorno di S. Michele mi appare la sirena bicaudata

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Ieri pomeriggio in compagnia di mia moglie sono arrivato a Noha, una frazione di Galatina a pochi chilometri dal comune capoluogo. Ieri era la festa patronale di Noha, qui si festeggia con giubilo S. Michele. Erano circa le 18.00, il sole di un settembre ormai alla fine dava il giusto tepore, poi a quell’ora tutte le luminarie erano spente, poca gente in giro, così ci siamo fiondati all’interno della chiesa matrice, avevamo poco tempo, ma in quel poco tempo, son riuscito a scoprire un piccolo particolare presente nel quadro del transetto destro, che raffigura l’Immacolata concezione. Un particolare piccolo, ma significativo, che ho voluto ingrandire ed immortalare nella foto. Da sempre l’uomo ha trovato nei simboli sessuali degli elementi apotropaici forti e capaci di allontanare le forze maligne ed assicurare, ad una famiglia, alla costruzione di una casa, ad una città, di ottenere fertilità, procreazione e rinascita. Da qui l’usanza di rappresentare queste strane forme ed oggetti sessuali su luoghi di culto e nell’architettura comune ( nella foto alcuni esempi in due chiese di Galatina ) presenti nel centro storico a pochi metri uno dall’altra S. Luigi e la chiesa della SS. Trinità meglio conosciuta come Battenti.abraxas  Questi simboli, ben lungi da esser gesti osceni e blasfemi, vennero nel tempo esorcizzati dalla Chiesa che le collegò al peccato universale, ma questi simboli altro non erano che il ricordo di culti millennari e rituali antichi mai scomparsi e fin troppo radicati nella tradizione popolare. In realtà la tradizione vuole l’ostentazione di tali simboli legati agli organi genitali maschili e femminili presenti sulle mura dei palazzi o luoghi sacri. Numerosi i casi di ostentazione dell’organo sessuale femminile, molte chiese romaniche e gotiche dove su capitelli, e bassorilievi, sono raffigurate figure femminili che, con le mani, divaricano le gambe mostrando così la vulva, simili raffigurazioni le troviamo ad esempio nella cattedrale di Otranto, dove la nostra sirena con due code si trova tra i sedici tondi del presbiterio accanto a Re Salomone. In una società fortemente “pudica” come quella medievale questo genere di raffigurazioni non era però accettabile, da qui la sua evoluzione storica, con la donna raffigurata nell’atto di mostrare la sua vulva che si trasforma e diventa una sirena bicaudata, le gambe divaricate si trasformano così nelle due code dell’ibrido in un’operazione che dimentica o cancella il simbolo iniziale, ma invece lo trasforma e lo cela. Molto interessante a parer mio, le due figure femminili poste nel quadro, l’ultima versione di Sirena Melusina in questo quadro del XVII secolo di autore ignoto, dove troviamo raffigurata la Madonna Immacolata che sotto una falce di luna schiaccia il serpente tentatore, il mistico serpente, in quella che potrebbe essere una soluzione di continuità tra le due figure ( Immacolata e Sirena con due code ), come succede nella vicina basilica di S. Caterina con la donna dell’Apocalisse di Giovanni o il Cristo nelle vele delle seconda campata dipinti in una mandorla arcobaleno.particolare-quadro-noha Ecco, la bicaudata progenitrice in tutta la sua chiara simbologia segreta, un ulteriore “rivoluzione” del simbolo, da qualcosa di definito e figurativo diventa segno indefinibile della intima geometria senza però perdere il significato arcaico di protezione e fertilità. I Cavalieri in Terrasanta vennero a contatto con una simbologia antichissima, millenaria, che decisero di portare in Europa, una simbologia che paradossalmente deriva proprio dall’Europa antica, legata al Culto della Dea Madre. La Melusina infatti raffigura una donna intenta a mostrare i propri attributi secondo un rituale di fertilità di origine egizia e legato al sacro Dio Toro Api: quando il toro dalla macchia triangolare bianca veniva fatto passare in mezzo alla gente, le donne si mettevano in quella posizione per ottenere energia vitale finalizzata alla procreazione. Il culto del Dio Toro, il duale della Dea Madre, è in realtà ben più antico di quello del Dio Api, perchè proviene dall’Europa del Neolitico. Ovunque sia celato questo simbolo, dove Cristo è posto nella “mandorla mistica”, esso diviene il centro di tutto, il simbolo ove tutto termina e tutto inizia. Insomma una bella scoperta, ma presto vi racconterò altri particolari che ho già scorto in altri quadri ed arredi sacri e nello stemma della città presenti nella matrice di Noha. Ma questo ed altro, vi consiglio di leggerlo nei prossimi articoli che avranno come protagonista questo piccolo, grande centro, che nel nome ricorda la nobile famiglia De Noha.

Raimondo Rodia