Nessuno ci provi

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Nessuno ci provi

di Maria Rosa Oneto 

Il piacere di riconoscersi “nulla” non ha paragoni.
Non sei “nessuno”, neppure quando fingi di essere qualcuno.
Ti annulli beatamente giorno dopo giorno.
Parli, canti, ridi e pensi senza più che il tuo corpo ti appartenga.
Esiste la coscienza, l’Anima puerile, il contrasto dell’essere senza esistere.
Ti specchi e la depressione ti rimanda in faccia uno scheletro senza volto.
Conosci te stesso e il tuo destino, simile o diverso per ciascuno.
L’aria ti trascina come rametto secco che ha già dato quello che doveva.
La gente ti passa accanto senza accorgersi di nulla.
Ti crede felice, beato, in pace con Dio, quando nulla di tutto questo ti appartiene.
Sorridi, cammini, ami, lavori con l’identica frugalità con la quale consumi un piatto di pasta incollata.
Persino l’andare al gabinetto è un esercizio di Fede. Una sorta di “ritiro spirituale” dove sei solo con te stesso e con una “identità” senza fiato, né profilo.
Non sono “nessuno” al fumo di una sigaretta. Davanti a quel rimasuglio di mare che incarto in un vecchio giornale e cerco di portare via.
La pazzia non esiste se non quando vogliamo metterla a nudo come una bella donna stesa sul divano davanti al suo Maestro.
Il “male di vivere” non contagia alcuno, neppure se ti fermi un attimo e ascolti il moto della Terra recitare idiozie, formule misteriose preghiere primitive impresse sulla roccia.
Non sono “nulla” allo scorrere delle ore. Bambina di un passato recente, di colpo invecchiata.
Non amo la Morte e provo pena per Coloro che sono già andati.
A volte mi chiedo: “Cosa avranno trovato?” “Saranno gaudenti e rasserenati?” Oppure, “precipitati all’Inferno a espiare colpe e dannazioni a non finire?”
E per davvero “siamo stati creati, partoriti da Loro, dal Genere Umano? Oppure, è stato un sogno, un incubo che noi stessi abbiamo prodotto per venire al Mondo!
Chiedo scusa. Oggi sono un pò contorta e problematica. Sarà colpa del clima o del cavolo mangiato a pranzo che ancora fa capriole nello stomaco.