Neruda Whatsapp e la nascita della poesia

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Una chat di gruppo su Whatsapp, sul gruppo del Collettivo di Versi e Poeti per la precisione, nata per discutere confrontarsi e preparare le nostre serate di musica arte e poesia.
Così è nato questo gioco serio di partire da una poesia di Pablo Neruda ” Non solo il fuoco” per poi scriverne una ispirata alle sensazioni provate leggendola.
Un piccolo viaggio, grazie al quale partendo da un poeta classico sono nate otto nuove poesie  non ispirate alla sua figura oppure al suo stile, ma dalla sensazione provata.
Lo scritto nasce dal pensiero e genera pensiero a sua volta.
Basta assecondare entrambi per trovare un equilibrio

PABLO NERUDA

Non solo il fuoco

Ahi, sì, ricordo,

ahi, i tuoi occhi chiusi

come pieni dentro di luce nera,

tutto il tuo corpo come una mano aperta,

come un grappolo bianco della luna,

e l’estasi,

quando un fulmine ci uccide,

quando un pugnale ci ferisce nelle radici

e una luce ci spezza la chioma,

e quando

di nuovo

torniamo alla vita,

come uscissimo dall’oceano,

come tornassimo feriti

dal naufragio

tra le pietre e l’alghe rosse.

Ahi, vita mia,

non solo il fuoco tra noi arde,

ma tutta la vita,

la semplice storia,

l’amore semplice

di una donna e d’un uomo

uguali a tutti gli altri.

 

Doriana De Vecchi

Io sono legata ai tuoi polsi.
Lì la mia pelle ti ha baciato
Mentre le vene si facevano battito
E le labbra disegnavano poesia.
Ho strizzato il tempo
Ed il respiro è diventato musica
Da suonare nell’aria.
Tieni aperti i tuoi occhi su di me
O ti ruberò le palpebre.
Se solo potessi scavare le cellule
Dai palmi delle tue mani
Frugherei nel corpo a cercare l’anima
Mentre le dita disegnano sagome
Tra finestrini appannati
Di fiato e musica.
Cos’altro è l’estasi
Se non l’intreccio degli occhi?
Lasciati spalmare il miele
Sulle tue radici nate nel mare
E ramifica i tuoi verdi rami
Nelle mie pupille.
Hai dita come pennelli zuppi di acrilico
Con cui ridisegni le tue labbra
Ed io come Ulisse resto a guardare
Fino a farmi rubare il fiato.
Inerme.
Restiamo immobili
A mangiare i centimetri.
Tu sei il mio naufragio.
Tu sei marea d’oceano
Che allunga le sue onde
Sulla sabbia dei giorni.
Scoppiami il cuore
Mentre il non detto dalla sua gabbia
Sbraita due significati
Che tu non coglierai
Come la mela di Eva.
Noi se prendiamo fuoco
Diventiamo cenere
Come foreste di fiori
Che giá sono brace di occhi.
Noi siamo di-versi
Dagli uomini e le donne.
Noi siamo alieni
Alienati.
Noi isole
e insieme arcipelago.
L’affinitá è una calamita
Che non tramonta nel sole.
La notte mi cuce l’abito più bello
Perchè nei sogni ti ho incontrato
E di sogni mi disseto.

Gianluca Sonnessa

Radici di rami spogliati

Quando spengo il tuo ricordo dentro
un bicchiere, ma non si spegne, anzi affonda il
pugnale tra scapole e vertebre, allora scrivo.
Ci si perde nei bicchieri e nei mozziconi ma
ferisce lo spirito più del pugnale il vizio di te,nelle notti in cui grida i nomi nostri intrecciati.
Radici di rami spogliati, così ci ha chiamati.

Tutto il mio sangue, lo sai che ti piange?
Il profumo che fanno le parole sussurrate al corpo che finalmente diventa il vestito,
una porzione di sguardo con cornice la
mano mentre carezza il profilo del tuo ricordo.
Aperta, su quello che è stato il nostro domani.

Tu guarda meglio i miei fogli, smetti di leggerli, guardali soltanto come si osservano le file delle formiche, lascia che siano loro a camminare sul tuo sguardo e non il contrario, perché ogni lettera, ogni spazio, ogni virgola, fanno parte di quel ponte che lo scrivere mi ha dato per non lasciare che un fiume ci separi per sempre.

Elena Cappai Bonanni

Così, ritorno:
senza le armi che portavo
legate ai fianchi come
sonagli troppo scossi
come i nostri sogni
rimasti incastrati, calpestati
su entrambi i lati
dell’epidermide
Così ritorni: senza cercarmi
ma sfiorando l’estremità
di quei tagli, antichissimi
orli contro cui sbattere le mani
come ali
dai filamenti rossi.
Dopo tempeste ridotte a
rughe in cui bruciano
i mesi e i messaggi non letti,
Ritorno come bottiglia di vetro
verdescuro, ma vuota.
Forse eri quei segni che dovevo portare
eppure
In tutto quel rumore
dopo che l’oceano si era spento,
finite le sue infruttuose peregrinazioni
senza più
voce che non fosse
sofferta, e con una certa
nostalgia di casa
mentre cercavo di sciogliermi
I polsi
come nodi malfermi
in mezzo a reti strette
e finestre sfondate, come nulla fosse come riferendoti a indecifrabili frasi precedenti,
pattugliando i litorali
le litanie i microscopici inferni
con gli occhi lividi
ed eterni:
sei stato tu a leggermi.

Lorenzo Moffa

Estasi

E vedere i tuoi occhi ghiacciare
Mentre le fiamme sono intorno alle tue labbra

A volte non so dove andremo a finire
In questo peccato divino
Che a volte accade solo
Solo nel buio
Una solitudine di coppia
Che a guardare un monumento d’amore scoppia

E viverti fino al fondo di quel liquore
Rosso di impavido livore

E di colpo, fermarsi

Perfino l’amore si inchina
Di fronte a quegli occhi profondi
Di nera china

Federico Morando

Quando un fulmine ci uccide
Raccogliamoci in un angolo di cielo
A mescolarci le stelle
A suon di baci;
Voglio giocare a far forme di nuvole
Con il tuo respiro,
Riscrivere i giorni della Terra
Con l’inchiostro delle tue pupille.

Scintille.

Questo resterà di noi, forse,
Un giorno,
E a San Lorenzo i bambini
Esprimeranno i loro desideri
Cercando con lo sguardo
Il nostro rincorrerci ancora
A due passi dalla Luna.

Quando un fulmine ci uccide
Ricorda che non c’è niente di più vivo
Dell’amore
Che semina luce;
E tu ed io, sai,
Siamo nati
Per coltivare il Sole,
Insieme.

Dante Bianchi e Loredana Zapparoli

LA LUCE SPEZZA LA CHIOMA

La luce fattasi folgore spezza la chioma

più esposta, la predestinata.

Un gesto innocente e goffo

un tentativo di illuminare il tuo volto

nella pece di una cecità densa.

Il bagliore cercandoti accende nella notte

sommità arboree per svelare i tuoi occhi,

i tuoi capelli… con ingordigia cerca le labbra.

Giunge fulmineo con impeto lo scoppio maldestro!

Rami spezzati giacciono sul suolo,

corpi sacrificati a un amore famelico.

Vite date al disordine di una bomba ma

che per un istante ti ha trovata nel buio

E per un attimo ti ha fasciata di luce,

riconosciuta e amata

per lasciarti nuovamente nell’oscurità

perché per quel solo attimo ne valeva la pena.

Marco Zanni

Ci siamo lasciati prendere di sorpresa e uccidere
Dalla raffica di invidie e di rancori
Che spezza le radici di ogni amore destinato a naufragare.
Eravamo finalmente noi stessi
Quando l’amore è morto ridendo
E ridendo tu mi hai confessato
Che sarebbe rinato come tutte le cose,
Come te e come noi, eternamente rissosi a
Baciarci tra le stanze di un mondo in frantumi.
Io ero disposto a perdere tutto,
Come le ombre a vegliare la luce,
Avrei potuto distruggere il mondo.
Ma non ero pronto a perdere te.

Norman Sgró

Siamo feriti e scomposti,
Invero sconvolti da questo naufragio nel cosmo.
Ci trasciniamo avvinti,
Al confine siderale di un’arcadia infranta,
Brulicante di stelle impazzite.
Stendersi nell’infinito sarebbe allettante,
Potremmo farlo qui e ora.
Abbandonarci al delirio dell’universo,
Contare gli anni che restano in senso inverso e
Recidere il filamento del Sole,
Ogni traccia di luce che ci reclama a gran voce.
Spegnere tutto, spargere ceneri
Di fenici infelici e rottami astrali,
Astrandone gocce di piogge di meteoriti,
Pezzi di mondi che rendono pazzi,
Sotto coperte di costellazioni
Tra nubi di amplessi e costernazioni,
Tra morsi e tra pianti,
Tramonti e trapianti di cieli in cianosi,
Molecole esplose e passione in necrosi.
Ma non è questo il tempo. Né il momento.
Con gli occhi sento,
Poiché sordo,
E al Cosmo strappo un memento:
“Ci rivedremo. Senza rimpianto.”

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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.